Il referendum costituzionale in Italia del 2026 si è tenuto nei giorni domenica 22 marzo e lunedì 23 marzo. Ha avuto ad oggetto la revisione del Titolo II e del Titolo IV della Parte II della Costituzione della Repubblica Italiana ed è stato il quinto referendum costituzionale nella storia della Repubblica Italiana.
La legge costituzionale di iniziativa governativa, nota come "Riforma costituzionale Meloni-Nordio", è stata approvata in via definitiva dal Senato della Repubblica il 30 ottobre 2025 e pubblicata lo stesso giorno in Gazzetta Ufficiale. La legge non è subito entrata in vigore, dato che non ha raggiunto la maggioranza dei due terzi in ciascuna camera del Parlamento. Ai sensi dell'art. 138 della Costituzione, entro tre mesi dalla pubblicazione, un quinto dei membri di una Camera, cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali poteva chiedere un referendum costituzionale. La richiesta di referendum è stata presentata da parlamentari e da una raccolta firme.
Per la validità del referendum non era richiesto un quorum di votanti e la legge sottoposta a quest'ultimo sarebbe stata promulgata semplicemente se fosse stata confermata dalla maggioranza dei voti validi. L'esito finale ha visto tuttavia prevalere il "No" alla legge costituzionale.
Il contenuto della riforma
La legge costituzionale, pubblicata il 30 ottobre 2025 nella Serie Generale n. 253 della Gazzetta Ufficiale, sottoposta ai sensi dell'art. 138 della Costituzione a referendum, prevedeva una serie di importanti disposizioni. I punti essenziali della riforma costituzionale di iniziativa governativa, che effettuava modifiche strutturali agli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione della Repubblica Italiana, con sostituzione integrale degli articoli 104 e 105, erano: La divisione sul piano costituzionale delle carriere dei magistrati giudicanti e dei magistrati requirenti; La scissione del Consiglio Superiore della Magistratura, organo di autogoverno della magistratura italiana, in CSM giudicante e CSM requirente, competenti rispettivamente per la carriera dei magistrati giudicanti e dei magistrati requirenti; La sostituzione del criterio elettivo per la selezione dei membri del CSM con l'estrazione a sorte dei componenti dei due CSM secondo due differenti modalità: i membri cosiddetti "laici" (un terzo dei componenti) sarebbero stati estratti a sorte da un elenco di professori ordinari di università in materie giuridiche e di avvocati con almeno quindici anni di esercizio compilato dal Parlamento in seduta comune mediante elezione; i membri cosiddetti "togati" (due terzi dei componenti) sarebbero stati estratti a sorte tra i magistrati giudicanti e i magistrati requirenti. Ad una successiva legge ordinaria si attribuiva il compito di determinare il numero dei componenti dei due Consigli e le procedure di sorteggio; L'istituzione dell'Alta Corte disciplinare, a cui veniva attribuita la giurisdizione disciplinare nei riguardi dei magistrati ordinari, sottraendola alla sezione disciplinare del CSM, che attualmente ha questa funzione. L'Alta Corte disciplinare sarebbe stata composta da quindici membri: tre nominati dal Presidente della Repubblica tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio, tre estratti a sorte da un elenco di soggetti in possesso dei medesimi requisiti compilato dal Parlamento in seduta comune mediante elezione, sei magistrati giudicanti e tre requirenti estratti a sorte tra gli appartenenti alle rispettive categorie con almeno venti anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità. L'Alta Corte avrebbe eletto il presidente tra i giudici nominati dal Presidente della Repubblica o estratti dall'elenco compilato dal Parlamento. Contro le sentenze emesse dall'Alta Corte era ammessa impugnazione, anche per motivi di merito, soltanto dinanzi alla stessa Alta Corte. Si attribuiva ad una successiva legge ordinaria il compito di determinare gli illeciti disciplinari e le relative sanzioni, indicare la composizione dei collegi, stabilire le forme del procedimento disciplinare e le norme necessarie per il funzionamento dell'Alta Corte.
Le richieste di referendum Le richieste referendarie da parte dei parlamentari e la prima formulazione del quesito Nei mesi successivi alla pubblicazione della legge costituzionale, la richiesta di referendum è stata presentata — come previsto dall'art. 138 — da parlamentari dell'opposizione tra i quali Simona Bonafè, Carmela Auriemma e Marco Grimaldi mentre alcuni parlamentari della maggioranza tra cui Galeazzo Bignami, Riccardo Molinari, Paolo Barelli e Maurizio Lupi avevano già presentato la richiesta qualche giorno prima ovvero il 31 ottobre 2025.
Il 18 novembre 2025, l'Ufficio centrale per il referendum della Corte di cassazione italiana ha ammesso, con ordinanza notificata il 19 novembre, quattro richieste di referendum costituzionale, stabilendo come quesito referendario il seguente:
La formulazione sintetica che fu stabilita era analoga a quella dei precedenti quesiti, secondo dottrina e prassi, a partire dal Referendum costituzionale in Italia del 2001, che fu il primo referendum costituzionale. La Legge 25 maggio 1970, n. 352 che regola i referendum permette infatti sia una formulazione sintetica, sia una formulazione analitica che elenchi tutti gli articoli oggetto del quesito.
Il 12 gennaio 2026 il Consiglio dei Ministri ha fissato la data del referendum per il 22 e il 23 marzo, il decreto è stato firmato dal presidente Mattarella due giorni dopo.
La richiesta referendaria da parte del comitato e la formulazione definitiva
Il 22 dicembre 2025, un Comitato di attivisti, detto "Comitato dei 15 cittadini", rappresentato dall'avvocato Carlo Guglielmi, specializzato in diritto del lavoro e affiliato all'USB, si è fatto promotore di una raccolta firme per chiedere di indire un referendum costituzionale sulla riforma, con un testo diverso da quello proposto su iniziativa parlamentare e approvato dal governo, che contenesse maggiori dettagli sugli articoli della Costituzione interessati dalla riforma oggetto del referendum.
Il 14 gennaio, il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di sospensiva cautelare presentata dal comitato contro il decreto del governo, pubblicato lo stesso giorno, col quale si fissava la data del referendum al 22 e 23 marzo. Il 15 gennaio il Comitato ha raggiunto le firme necessarie per il deposito ufficiale della richiesta in Corte di Cassazione. Il 28 gennaio il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di rinviare la data della votazione.
Il 6 febbraio 2026, la Corte di cassazione ha accolto la richiesta referendaria del Comitato dei 15. Successivamente, l'Ufficio centrale per il referendum della Corte di cassazione italiana con apposita ordinanza ha ammesso il nuovo testo del quesito referendario, poi autorizzato dal Consiglio dei ministri e dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sostituendo quello precedente:
Posizioni Partiti politici Nella tabella seguente sono elencate tutte le posizioni, se presenti, dei partiti politici presenti nel Parlamento italiano ed europeo. Partito Indicazione FonteFratelli d'Italia (FdI)Partito Democratico (PD)Lega per Salvini Premier (LSP)Movimento 5 Stelle (M5S)Forza Italia (FI)Italia Viva (IV)Libertà di votoAzione (Az)Europa Verde (EV)Noi Moderati (NM)Sinistra Italiana (SI)Südtiroler Volkspartei (SVP)Libertà di votoFuturo Nazionale (FN)+Europa (+E) Coraggio Italia (CI)Movimento Associativo Italiani all'Estero (MAIE)Unione di Centro (UdC)Campobase (Cb) Centristi per l'Europa (CpE)Centro Democratico (CD)Democrazia Cristiana (DC)Democrazia Cristiana con Rotondi (DCR)Democrazia Solidale (DemoS)Partito Liberaldemocratico (PLD)Partito Progressista (PP)Sud chiama Nord (ScN)Union Valdôtaine (UV) (con libertà di voto)Verdi del Sudtirolo/Alto Adige (VGV)
Sindacati confederali SindacatoI sindacati sono ordinati in base al numero di iscritti.Indicazione FonteCGILCISL Partecipazione al votoUIL
Organizzazioni civili +Per il Per il Per la partecipazione al voto Consiglio Nazionale Forense, OCF, Nessuno tocchi Caino, UCPI, UNCC, Associazione Nazionale Avvocati Italiani, Movimento Forense, Associazione Italiana Giovani Avvocati, Unione Italiana Forense, Fondazione Luigi Einaudi, Fondazione Enzo Tortora, Associazioni sportive sociali italiane, OPES, ENDAS, Compagnia delle OpereAssociazione nazionale magistrati, Libera, ANPI, ARCI, ACLI, ALI, Pax Christi, Legambiente, Articolo 21, Giuristi democratici, Libertà e Giustizia, Federconsumatori, Auser, Medicina Democratica, Rete degli studenti medi, Unione degli studenti, Unione degli universitari, Provincia Italiana dei Comboniani, Aggiornamenti sociali, ADIConferenza Episcopale Italiana, Comunità di Sant'Egidio, AGESCI, Azione Cattolica
Giuristi e società civile
Opinioni tra giuristi, magistrati e costituzionalisti Fra le figure che hanno invitato a votare No al referendum sono inclusi Gustavo Zagrebelsky, Nicola Gratteri, Nino Di Matteo, Gherardo Colombo, Nello Rossi, Armando Spataro, Ugo De Siervo, Gaetano Silvestri, Enzo Cheli, Paolo Maddalena, Massimo Villone, Margherita Cassano ed Enzo Balboni.
Le personalità schierate per Sì comprendono, tra gli altri: Antonio Di Pietro, Augusto Barbera, Nicolò Zanon, Sabino Cassese, Stefano Ceccanti, Giulio Prosperetti, Luigi Salvato, Cesare Salvi, Pietro Ichino e Anna Gallucci.
Campagna referendaria Comitati referendari
Per il Sì La riforma Nordio ha acceso un forte dibattito politico e sociale in Italia, coinvolgendo istituzioni, partiti, magistrati e società civile. Tutte le forze che sostenevano il governo Meloni, Fratelli d'Italia, Lega per Salvini Premier, Forza Italia e Noi Moderati avevano espresso un chiaro favore alla riforma, pur senza coordinare una campagna comune. A queste si sono aggiunti anche i partiti di opposizione Azione e +Europa. All'interno del fronte del Sì si colloca anche il Partito Liberaldemocratico, che ha promosso il "Comitato Giustizia Sì".
A sostegno del Sì al referendum è stato istituito il comitato "Sì Riforma", presieduto da Nicolò Zanon e con Alessandro Sallusti come portavoce, nel quale figuravano soggetti che appartenevano o avevano ricoperto incarichi in Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia. Un altro comitato è stato formato dalla fondazione Fondazione Luigi Einaudi di Roma che ha lanciato il comitato "Sì Separa", presieduto dall'avvocato Gian Domenico Caiazza e sostenuto da Matteo Hallissey, Antonio Di Pietro, Andrea Cangini e Ernesto Galli della Loggia. L'associazione Libertà Eguale ha costituito il comitato "La sinistra che vota Sì" con Augusto Barbera, Stefano Ceccanti, Enrico Morando e Cesare Salvi, favorevoli alla riforma e contrari alla decisione dei partiti del centrosinistra di sostenere il No. Il 16 luglio 2025, anche l'Unione delle Camere Penali ha dato vita a un proprio comitato a sostegno della riforma. Il 2 novembre Fabrizio Cicchitto e gli ex ministri socialisti Claudio Signorile e Salvo Andò hanno costituito il "Comitato Giuliano Vassalli per il SÌ". Il 15 novembre il Partito Radicale Transnazionale ha presentato il "Comitato Pannella-Sciascia-Tortora per il SÌ alla separazione delle carriere", presieduto da Giorgio Spangher. Il 21 gennaio 2026 si è costituito il Comitato "Popolari per il Sì", presieduto dal costituzionalista Giulio Prosperetti. Il 1º febbraio 2026 un gruppo di 50 magistrati, circa lo 0,5% dei magistrati in servizio in Italia, ha firmato un appello a favore del Sì. Si è costituito anche il “Fronte del SÌ dei corpi intermedi” composto da Associazioni sportive sociali italiane, Organizzazione per l'educazione allo sport, Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale e altre 23 associazioni.
Di seguito è riportato l'elenco dei comitati referendari per il Sì riconosciuti dall'AGCOM: Comitato Sì Riforma; Comitato Civico Nazionale per un Giusto Sì; Comitato Giustizia Sì;