Graptopetalum paraguayense (N.E.Br.) E.Walther, 1938 è una pianta succulenta appartenente alla famiglia delle Crassulacee, endemica del Messico, ma introdotta anche nel bacino del Mediterraneo e in Australia.
Etimologia
L'epiteto Graptopetalum è un nome composto da due termini derivanti , che vuole evidenziare la caratteristica di avere petali segnati o macchiati di rosso, comune alle specie che appartengono al genere.
L'epiteto paraguayense intendeva riferirsi alla presunta regione di provenienza della specie, il Paraguay; nonostante questa informazione si sia rivelata errata, non è previsto che l'epiteto possa essere cambiato dalle regole di nomenclatura botanica., 1938.
Gli epiteti proposti da Joseph Rose, Byrnesia weinbergii, formalizzati nel 1922, erano invece due eponimici che intendevano omaggiare Edward M. Byrnes, che probabilmente curava la serra delle Cactacee del giardino botanico di New York, e il vivaista Frank Weinberg, che per primo venne in possesso della pianta ad inizio Novecento.
Descrizione
Pianta succulenta perenne, di tipo arbustivo, con portamento pendente o strisciante. Ramifica principalmente in corrispondenza della base. Ha steli carnosi, che possono raggiungere lunghezze di alcuni decimetri e che producono nuove foglie in posizione apicale. Le foglie sono carnose, glabre, di forma obovata e leggermente appuntite. Possono raggiungere una lunghezza di 8 cm e una larghezza di 2-3 cm. La loro colorazione varia nel corso dell'anno e passa dal grigio al violaceo, ad un verde chiaro. Si formano direttamente sugli steli, che ne rimangono sprovvisti nelle porzioni in cui seccano. Si vengono così a formare delle rosette apicali., 2025.
Gli steli fioriferi, anch'essi carnosi, si sviluppano direttamente dallo stelo, alcuni centimetri al di sotto della sommità di una rosetta, in numero di uno o due per rosetta. Le inflorescenze sono pannocchie rade e ramificate (dette anche tirsi), che possono raggiungere i 20 cm di lunghezza. I fiori hanno cinque petali di colore bianco, con screziature e macchie di colore rosso, che possono raggiungere gli 8 mm. I sepali hanno forma triangolare, di circa 3 mm di lunghezza. Gli stami sono dieci, eretti alla base e leggermente incurvati all'apice, con filamento bianco e antere rosse. Il gineceo è composto da cinque carpelli, di colore giallo-verde e misura sui 9 mm.
Graptopetalum bernalense e G. paraguayense sono molto simili e inizialmente la prima è stata ritenuta una sottospecie dell'altra. Una terza specie a loro prossima è stata individuata mediante la conta cromosomica. Nonostante le differenze morfologiche, è stato determinato infatti che G. paraguayense e G. bernalense posseggono il doppio dei cromosomi di Graptopetalum amethystinum, 68 le prime, 34 la terza. Le altre specie del genere Graptopetalum, invece, hanno un numero di cromosomi pari a 30-33 e loro multipli.
Distribuzione Si ritiene che la specie sia endemica del Messico nordorientale, ma non è mai stata osservata in natura. Esemplari di G. bernalense sono invece stati rinvenuti sul Cerro del Bernal di Horcasitas e nella Sierra di Tamaulipas, nello stato di Tamaulipas, ad un'altitudine di 700-800 m nel primo sito e di nel secondo, su strati rocciosi ignei esposti a Nord., 2013.
G. paraguayense è stata ampiamente commercializzata e risulta naturalizzata nella penisola iberica, in Italia e in Australia.
Sottospecie e varietà Sono state descritte due sottospecie, che presentano differenze soprattutto nelle dimensioni e nel colore delle foglie, e quindi delle rosette: Graptopetalum paraguayense paraguayense, ha foglie che possono raggiungere gli 8 cm di lunghezza e una larghezza massima di 2-3 cm; inoltre, sono di colore grigio-violaceo; corrisponde alla cultivar comunemente commercializzata. Graptopetalum paraguayense bernalense, ha foglie che possono raggiungere 3,5 cm di lunghezza e una larghezza massima di 1,5 cm; inoltre, sono di colore verde o giallognolo; corrisponde alla varietà trovata sul Cerro del Bernal.
Graptopetalum paraguayense bernalense è stata elevata a specie come Graptopetalum bernalense.
Tassonomia
Nel 1904 Frank Weinberg - un vivaista di New York, che coltivava Cactaceae e altre piante succulente a Woodside - importò negli Stati Uniti alcuni semi di G. paraguayense inconsapevolmente, insieme ad alcuni cactus dal Messico. La pianta germogliò spontaneamente in serra e Weinberg ne diede alcuni campioni a Joseph Rose per il giardino botanico di New York nel 1905, nelle memorie di Weinberg scritte trent'anni dopo i fatti, o nel 1907, nelle annotazioni di Rose. Qualcosa di analogo era già accaduto nel 1904, quando Weinberg aveva ricevuto dal Messico e consegnato anche a Rose degli esemplari di Lenophyllum weinbergii. Rose coltivò la pianta e realizzò dei campioni d'erbario, sui quali annotò varie denominazioni alternative, Echeveria weinbergii e Byrnesia weinbergii, e varie provenienze, tra le quali un riferimento al Paraguay. Non descrisse però la specie botanica, insistendo a chiedere tra il 1908 e il 1911 più volte a Weinberg di informarsi sul dove la pianta fosse stata raccolta. Nel frattempo entrambi iniziarono a diffonderla negli Stati Uniti e in Europa: Weinberg iniziò a commercializzarla, Rose la inviò a vivai (che a loro volta ne avviarono il commercio) e istituti botanici nel tentativo di ottenere le informazioni sulla provenienza che gli mancavano., 1986.
Nel 1912, Rose inviò un esemplare d'erbario al direttore dei giardini botanici reali di Kew in Inghilterra; sul campione, il Paraguay era indicato come luogo d'origine della pianta. Fu così che Nicholas Edward Brown, esperto di piante africane, nel descrivere la specie nel 1914, la denominò Cotyledon paraguayensis, attribuendola al genere Cotyledon, presente nell'Africa meridionale. Nel 1922, Rose fornì una nuova descrizione della specie, stabilendo per essa un nuovo genere, Byrnesia, e indicandola Byrnesia weinbergii - riprendendo cioè il nome con la quale l'aveva precedentemente trasmessa ad alcuni istituti. Tuttavia, le regole di nomenclatura delle specie botaniche richiedono che l'epiteto segua il nome con la quale la pianta sia stata inizialmente descritta e l'uso del termine paraguayensis si è progressivamente attestato rispetto a weinbergii. In particolare, nel 1930 Alwin Berger collocò la specie nel genere Sedum, come S. weinbergii, dopo aver indicato Byrnesia sinonimo di Graptopetalum ed entrambi parte del genere Sedum. Nell stesso anno Eric Walther, nel distinguere nuovamente Graptopetalum da Sedum, indicò la specie come Graptopetalum weinbergii. Nel 1937, Arthur Bullock segnalò l'errore nell'epiteto e la indicò come Sedum paraguayense. Infine, nel 1938 Eric Walther completò la riclassificazione della specie nel genere Graptopetalum, che da allora è indicata come Graptopetalum paraguayense.
C'è da sottolineare il fatto che la descrizione della specie occorsa tra il 1904 e il 1938 è avvenuta analizzando esemplari derivati dalle prime piante germogliate a New York e senza che fossero rivenuti esemplari nel loro habitat naturale. Si è a lungo ritenuto che questa situazione sia stata superata nel 1979 quando Alfred Lau scoprì sul Cerro del Bernal di Horcasitas, ad un'altitudine di 700-800 m, delle piante simili, che furono poi descritte da Myron Kimnach e Reid Moran nel 1986. Tuttavia, le piante raccolte da Lau presentavano delle leggere differenze rispetto a quelle comunemente attribuite alla specie G. paraguayense . Ciò condusse Kimnach e Moran, che sono anche gli autori della ricostruzione storica qui presentata, a ipotizzare l'esistenza di due sottospecie, G. p. paraguayense per la varietà diffusamente commercializzata e descritta nella prima metà del secolo, e G. p. bernalense per la varietà raccolta da Lau sul Cerro del Bernal.
Paul V. Heath nel 1994 e Vyacheslav Byalt nel 2012 hanno proposto di elevare la sottospecie G. p. bernalense al rango di specie, come Graptopetalum bernalense.
Usi
Graptopetalum paraguayense è stata ampiamente commercializzate e diffusa come pianta ornamentale, anche grazie al fatto che si propaga facilmente per talea fogliare. Tollera sia posizioni soleggiate, sia ombreggiate. Affinché fiorisca, tuttavia, è necessario che raggiunga temperature superiori ai 15°C.
Sfruttando una caratteristica della Crassulacee che le porta a formare ibridi, la pianta è stata impiegata per generare numerose cultivar di interesse commerciale, venendo spesso indicata come una delle specie protogenitrici delle cultivar incluse nei notogeneri × Graptosedum e × Graptoveria.
Note
Bibliografia
Voci correlate Graptopetalum bernalense Lista di piante succulente
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Crassulaceae Categoria:Piante ornamentali Categoria:Piante succulente Categoria:Flora endemica del Messico Categoria:Taxa classificati da Eric Walther Categoria:Taxa descritti nel 1938