Nota per essere stata la prima architetta italiana, il suo lavoro si è focalizzato principalmente sull'architettura, l'urbanistica e la progettazione di interni, ma ha anche spaziato nella grafica e nella pittura.

Laureatasi in Architettura nel 1938,Annuario del Regio Politecnico di Torino: Anno Accademico 1938-1939 - XVII (LXXX dalla fondazione), p. 243) entrò a far parte dell'Ordine degli Architetti di Torino nel 1940, divenendo la prima donna architetto a esserne membro.Annuario del Regio Politecnico di Torino: Anno Accademico 1938-1939 - XVII (LXXX dalla fondazione), p. 251)

Biografia Ada Bursi nacque a Verona nel 1906 ma si trasferì in giovane età con la famiglia a Torino. Dopo aver conseguito la Maturità artistica, negli anni venti del Novecento studiò alla scuola di Felice Casorati e in seguito intraprese un breve percorso come disegnatrice grafica, realizzando un manifesto pubblicitario per la Avigdor e uno per la Gancia Spumanti di Canelli.“Réclame della ditta Gancia-Spumanti Cannelli-pag. 18 del Numero Speciale dell’Illustrazione Italiana-XVII Biennale Internazionale d’Arte di Venezia 1930- VIII” citato b. 1, fasc. 6 Nel 1929 Ada Bursi vide pubblicare le sue illustrazioni a tempera per l'articolo Pavimenti moderni dell'architetto Giuseppe Pagano sulla rivista Casabella,Casabella, pp. 44-45-46 - Fascicolo 48, 1929 mentre nel 1932 curò l’allestimento di una mostra d’arte al femminile in collaborazione con Paola Levi-Montalcini e Paola Cometti.

Nel 1933 si iscrisse al Regio Politecnico di Torino e si laureò in Architettura il 27 ottobre 1938 come unica donna del suo corso di studi, con il quarto punteggio più alto (85/100) e nello stesso anno superò l’esame di Stato per l’abilitazione professionale.

Ada Bursi divenne anche la prima donna a iscriversi all'Ordine degli Architetti di Torino e la sua iniziale esperienza lavorativa maturò a partire dal 1940 come assistente di Giovanni Muzio, affermato architetto milanese, nonché Ordinario di Composizione Architettonica presso il Regio Politecnico di Torino, per il quale lavorò fino al 1948.Annuario del Regio Politecnico di Torino: Anno Accademico 1938-1939 - XVII (LXXX dalla fondazione), p. 84)

Parallelamente alla carriera accademica, nel maggio del 1941 Ada Bursi iniziò a lavorare presso l'Ufficio Tecnico del Comune di Torino, dove svolse ininterrottamente la sua professione di architetto fino al 1971. Ricoprendo questo ruolo, Ada Bursi si occupò inizialmente del ripristino di alcuni edifici pubblici ma in seguito, dopo la caduta del fascismo, si dedicò con slancio alla progettazione di luoghi simbolo a ricordo della Resistenza, come il Cimitero dei Partigiani di Torino e di Cavoretto, oltre alle diverse soluzioni progettuali proposte per il Sacrario del Martinetto.

Gli anni a seguire furono particolarmente proficui e caratterizzati da un'intensa partecipazione a mostre, concorsi e collaborazioni con redazioni di testate giornalistiche di settore. Già nominata membro della Delegazione piemontese della C.A.D.M.A., Ada Bursi nel 1945 fu tra i ventisei fondatori del Gruppo di Architetti Moderni Torinesi "Giuseppe Pagano", ovvero il collettivo modernista con sede a Torino. Sempre più attratta dall'architettura avanguardista, fu proprio a partire da questi anni che Ada Bursi iniziò a sviluppare la sua teoria progettuale di "architettura democratica" e a interessarsi anche alla progettazione di interni, fino ideare forme modulari di arredi nel 1946, nell'ambito di una fruttuosa collaborazione con Amedeo Albertini e Gino Becker.

A partire dagli anni cinquanta Ada Bursi contribuì attivamente alla prolifica stagione della ricostruzione postbellica specializzandosi in edilizia pubblica, ovvero alternando la progettazione di edilizia popolare a quella di nuovi plessi scolastici dei quartieri torinesi più periferici di Bertolla, Lucento, Mirafiori e Vallette, dato il crescente incremento demografico che ha interessato il capoluogo piemontese nella seconda metà del Novecento. Nei suoi tre decenni di attività presso l'Ufficio Tecnico del Comune di Torino, Ada Bursi firmò i progetti comunali delle Case Ina di via Cruto, via Petrella, via Del Prete, nonché quelli dei complessi di edilizia popolare in via Montevideo, via Madonna delle Rose e piazza Carrara, mentre l’ultima sua opera di edilizia scolastica risale al 1968 ed è stata il plesso "Gianni Rodari" di via Piacenza 16, nel quartiere Lingotto. Complessivamente, la sua visione innovativa appare ancora oggigiorno evidente specialmente nella progettazione di ambienti scolastici, basati sul benessere degli utenti.

Tuttavia l'opera di Ada Bursi si rivolse anche a mirati progetti di recupero come la ristrutturazione del Teatro Gobetti, il parziale recupero di un edificio storico in via Lagrange angolo via Giolitti, la realizzazione dell'asilo nido di piazza Cavour, nonché svariati interventi urbanistici, mentre risultò anche tra le prime socie dell'Associazione Italiana Donne Ingegnere e Architetto (AIDIA), una pioneristica associazione professionale a tutela delle prime donne italiane laureate in ingegneria o in architettura fondata e presieduta da Emma Strada.

Ada Bursi si ritirò dalla professione nel 1975 ma divenne un esempio di determinazione e talento, aprendo la strada per le donne nell’Architettura. Morì novantenne nel 1996 a Castiglione Torinese, dove le è stata dedicata la locale biblioteca civica.

Opere e dialettica progettuale Le sue opere torinesi più note sono gli edifici scolastici che ospitano la scuola elementare "Giulio Gianelli", la "Gianni Rodari", ma anche gli edifici residenziali di via Milazzo 5 e di via Boccaccio 10. Dai suoi progetti d’edilizia scolastica emerge un’attenzione incentrata sui bisogni del bambino, con rampe di scale basse e agevoli, grandi superfici vetrate e spazi molto luminosi che si susseguono in base a una precisa pianificazione dei percorsi e delle attività scolastiche, locali valorizzati da dettagli decorativi e dalle scelte oculate dei materiali impiegati.

Tuttavia la medesima sensibilità progettuale Ada Bursi la riservò anche all'edilizia residenziale. Anche per la realizzazione di complessi di edilizia popolare, Ada Bursi ha privilegiato la presenza di spazi verdi per le famiglie con bambini e l'utilizzo di terrazzi per tutte le unità abitative, elementi tipici di quella "architettura democratica" al servizio di tutti, fulcro della sua dialettica progettuale. Nell’edificio residenziale di via Milazzo 5 nel quartiere precollinare di Borgo Crimea, dove Ada Bursi abitò fino ai primi anni Novanta, si sublimano nuovamente le caratteristiche principali del suo operato. Secondo Ada Bursi l'edilizia residenziale risulta pregevole pur contenendo i costi, ovvero dosando con sapienza materiali di pregio con altri meno nobili e proponendo un "lusso democratico" non ostentato, senza tuttavia rinunciare a dettagli giocosi come specifici arredi su misura, pannelli curvi di mogano nell'ingresso condominiale, o le piastrelle a mosaico della facciata, che nel caso dell'edificio di via Milazzo, è caratterizzata da volumi sfalsati e scavata da profondi terrazzi loggiati affacciati sul verde.

Note

Bibliografia Annuario del Regio Politecnico di Torino: Anno Accademico 1938-1939 - XVII (LXXX dalla fondazione) Casabella, Fascicolo 48, 1929

Voci correlate Emma Strada Donne nella scienza Ingegneria civile Politecnico di Torino