È stato sindaco di Albenga dal 1945 al 1956 e dal 1965 al 1967.
Biografia Libero Emidio Viveri nacque a Pieve di Teco il 15 aprile 1907, figlio di un socialista massimalista, tanto da chiamare il figlio Libero e la figlia Fedenuova.
Fa il meccanico in un'officina di sua proprietà a Vadino, vicina all'attuale ponte Rosso. Sposa l'albenganese Ernesta Stalla, proprietaria terriera (1913-1998), dalla quale ha due figli, Angelo e Gianluigi. È tra i primi personaggi intenti a contrastare l'occupazione tedesca, diventando un leader partigiano durante il secondo conflitto bellico nella lotta di liberazione dalle truppe naziste. Nel 1940 entra nelle cellule clandestine del PCI. Da settembre del 1943 inizia a organizzare i primi gruppi armati in Valle Arroscia, tra Vendone, Onzo e Arnasco, dove viene organizzato anche il primo gruppo di staffette tra la città di Albenga e i paesi vicini per poter ricevere informazioni. Era il direttore del CLN di Albenga e della brigata SAP "G. Mazzini".
Mentre Libero si era dato alla clandestinità, il tristemente noto "Boia di Albenga", Luciano Luberti, cercò di estorcere informazioni alla moglie, Ernesta Stalla, tanto che prese il figlioletto di quindici mesi per una gamba e lo mise fuori dalla finestra di un palazzo dell'allora via Vecchia Morella (l'odierna via Mazzini al numero 33), ma la moglie non conosceva le posizioni e non disse nulla, fortunatamente il Luberti non portò a termine il suo sciagurato gesto.
Il bimbo era Angelo Viveri (1943-2003), anch'egli futuro sindaco di Albenga. Libero fu anche in contatto con altri famosi combattenti, tra i quali Felice Cascione, combattente della brigata dell'imperiese. Uno dei tanti incontri avvenne il 30 dicembre 1944 dove "U Megù", insieme a due compagni, Giacomo Sibilla (Ivan) e Emiliano Mercati (Taganò) si incontrano ad Alto con i capi della resistenza ingauna: Franco Salimbeni e Libero Emidio Viveri.
Qui venne deciso che le due bande dovevano riunirsi appunto ad Alto per sensibilizzare la popolazione locale alla causa della lotta per la resistenza. L'idea fu quella di cantare il 6 gennaio nella piazza del paese la canzone Fischia il vento, composta dallo stesso Cascione che morì 20 giorni dopo.
Per il ruolo che ricoprì aiutò il Tribunale di Savona a trovare i testimoni dell'eccidio della Foce del Centa, tra i quali Luigi Pesce, detto "Luassu", grazie alla sua testimonianza venne incriminato Luciano LubertiDa una testimonianza rilasciata dal partigiano Luigi Pesce il 14 marzo 1969..
Fu nominato sindaco di Albenga il 3 luglio del 1945 in qualità di capo del Comitato di Liberazione Nazionale, vinse le elezioni da sindaco il 31 marzo del 1946 e di nuovo nel 1951 sotto la bandiera del Partito Comunista Italiano, fino al 1956. Ritornò per un breve periodo, dal 1965 al 1967 al governo della città sempre sotto la bandiera del Partito Comunista. Tra le altre cose fu anche presidente della Croce Bianca di Albenga dal 1948 al 1953.
Libero morì il 18 marzo 1968. Agli imponenti funerali migliaia di persone si strinsero attorno alla famiglia.
Omaggi A Libero Emidio Viveri è stato intitolato il Ponte Rosso, sito ad Albenga sul fiume Centa.
Note Annotazioni
Fonti
Altri progetti
Collegamenti esterni