Il Ritratto del cardinale Bernardino Spada è un dipinto a olio su tela (96,8 x 87,5 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, intorno al 1630-31 e conservato presso la Galleria Spada a Roma.
Storia La prima menzione di questo dipinto si trova nella Felsina Pittrice del conte Carlo Cesare Malvasia sotto l'anno 1631, con le seguenti parole: «L'Eminentissimo Card. Spada Legato di Bologna lo mandò à levare per duoi Gentiluomini, perché facesse il suo ritratto, come fece, & anco un San Luca Evangelista.» Le notizie del Malvasia sono confermate dal Libro dei conti, che alla data 8 luglio 1631 registra il pagamento: «Dal Em.mo Sig. Card.le per il suo ritratto fatto a Bologna, mezza figura, et per il San Luca è riceuto in tutto schudi 80.» Dell'ammontare totale del pagamento, probabilmente 50 scudi devono essere stati per il ritratto del cardinale e 30 per il San Luca.
Il ritratto rimase sempre a Palazzo Spada, già Palazzo Capodiferro, di proprietà della famiglia Spada fino al 1927, quando fu venduto allo Stato italiano.
Descrizione e stile
Il cardinale Bernardino Spada è rappresentato a mezzobusto, su un fondo scuro privo di elementi ambientali. L’espressione, aperta e quasi affabile, rispecchia il carattere umano che il prelato desiderava affidare a questo ritratto: un’immagine complementare a quella più ufficiale, in figura intera, che Guido Reni stava realizzando negli stessi anni. Nelle intenzioni del cardinale, i due dipinti dovevano costituire un dittico ideale: al Reni spettava il compito di fissare la sua identità pubblica di diplomatico e uomo di governo, mentre al Guercino era affidata una rappresentazione più intima e misurata.
Una testimonianza grafica oggi nota rivela che Guercino aveva inizialmente progettato anche un ritratto a figura intera, in piedi e di profilo, con grande risalto dato alle vesti cardinalizie. Pur avvicinandosi alla monumentalità verticale dell’effigie reniana, la concezione originaria del pittore mostrava un atteggiamento più sciolto e naturale, come colto nel corso di una conversazione: un’impostazione diversa dalla severa ufficialità che Spada aveva richiesto al Reni, desideroso di competere con il celebre Ritratto di Roberto Ubaldini.
Nel dipinto, il cardinale tiene tra le mani il progetto della Fortezza Urbana di Castelfranco Emilia, opera a cui teneva particolarmente e della quale pose egli stesso la prima pietra. L’inserimento del foglio architettonico allude dunque a una delle imprese più significative della sua attività.
Il dipinto appartiene a una fase in cui Guercino, pur guardando alla poetica più disciplinata di Guido Reni, conserva una voce autonoma e riconoscibile. La struttura a mezzobusto, allora relativamente nuova nel ritratto ecclesiastico romano, è interpretata dall’artista come occasione per un dialogo più diretto con la fisionomia e il carattere del soggetto, evitando la monumentalità cerimoniale dei ritratti ufficiali.
La luce modella il volto con delicatezza, creando una presenza dignitosa ma non severa, in sintonia con il rapporto di stima reciproca documentato tra il cardinale e l’artista. Il gesto controllato, la cromia calda della veste e la semplicità dell’impianto compositivo concorrono a delineare un equilibrio tra decoro e naturalezza, che diverrà una delle cifre del ritratto guercinesco di quegli anni.
Accanto a questo registro più umano, resta comunque percepibile l’ambiente culturale romano del tempo, nel quale si stava consolidando un ideale classicista condiviso: il ritratto mostra come Guercino recepisca tale orientamento senza rinunciare alla propria versatilità espressiva, distinguendosi per una sensibilità luminosa e fisiognomica che molti ritratti successivi non riusciranno a eguagliare.
Il cardinale Bernardino Spada fu ritratto quasi contemporaneamente anche da Guido Reni. «Il piccolo ritratto del Guercino, naturalmente con quel superbo capolavoro», tuttavia:
Note
Bibliografia
Categoria:Ritratti pittorici di cardinali Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nella Galleria Spada