Nato nell'attuale Andhra Pradesh, si mosse contro i britannici in risposta al Madras Forest Act del 1882, che limitava le libertà degli Ādivāsī nella libera circolazione nelle loro foreste, impedendo loro di praticare la tradizionale forma di agricoltura nota come podu. Il fermento politico legato al malcontento nei confronti del dominio coloniale britannico sfociò, nel contesto del movimento di non cooperazione (1920-1922), nella ribellione di Rampa (1922-1924); in questo scenario Allūri Sītārāma Rāju assunse un ruolo di primo piano nella guida della ribellione. Attirando intorno a sé le forze di diverse tribù e di altri simpatizzanti della sua causa, si lanciò in campagne di guerriglia nelle regioni di confine degli odierni Stati dell'Andhra Pradesh e dell'Odisha. Per le sue gesta, la gente gli conferì il titolo di Manyaṁ vīruḍu ().
Nato da una famiglia telugu col nome di Allūri Rāma Rāju, antepose il nome «Sītā» al proprio in ricordo di una ragazza di cui s'invaghì durante la giovinezza e che, tuttavia, venne a mancare quand'ancora giovane. Raggiunti i 18 anni, accettò il saṃnyāsa, divenendo una guida carismatica delle popolazioni tribali oppresse nell'India coloniale del XX secolo. Come capo della ribellione di Manyaṁ o ribellione di Rampa del 1922, Allūri Sītārāma Rāju mosse contro i governanti coloniali britannici con l'intento di espellerli dalla regione dei Ghati orientali dell'allora presidenza di Madras. Nel corso della ribellione, egli condusse numerose incursioni nelle stazioni della polizia imperiale per sottrarre armi da fuoco e rifornire i suoi sodali, altrimenti mal equipaggiati. Dopo ogni retata, lasciava nella stazione saccheggiata una nota scritta e firmata in cui informava la polizia sui dettagli del saccheggio e sulle armi rubate, sfidando apertamente il potere costituito.
Le incursioni contro le stazioni di polizia nei pressi di Annavaram, Addateegala, Chintapalle, Dammanapalli, Krishna Devi Peta, Rampachodavaram, Rajavommangi e Narsipatnam cagionarono numerose vittime tra le forze di polizia locali. Nel tentativo di sedare la ribellione, le autorità coloniali britanniche intrapresero una caccia all'uomo contro Allūri Sītārāma Rāju che durò quasi due anni e i cui costi superarono i 4 milioni di ₹. Alla fine, nel 1924, il ribelle fu catturato nel villaggio di Koyyuru, nelle foreste di Chintapalle. Legato a un albero, fu sommariamente giustiziato da un plotone d'esecuzione. Nel villaggio di Krishnadevipeta nell'Andhra Pradesh fu eretto un mausoleo a custodia delle sue spoglie.
Primi anni di vita
Infanzia
Nacque in una famiglia telugu nell'odierno Andhra Pradesh, in India. Il padre Allūri Veṅkaṭa Rāma Rāju () era un fotografo professionista che si era stabilito a Rajahmundry per motivi di lavoro. La madre Sūrya Nārāyaṇam'ma () era una pia casalinga.
La data di nascita è controversa: alcune fonti attestano il 4 luglio 1897 mentre altre il 4 luglio 1898. Anche sul luogo di nascita vi sono fonti discordanti; un rapporto ufficiale suggerisce sia nato a Bhimavaram, ma altre fonti parlano del villaggio di Mogallu nel distretto di Godavari occidentale. Inchieste più recenti rivelerebbero che il luogo di nascita sarebbe il villaggio di Pandrangi a Bheemunipatnam.
Veṅkaṭa Rāma Rāju è descritto come un uomo dallo spirito libero, con un immenso rispetto di sé e un grande amore per la libertà. Si dice che, in un'occasione, rimproverò l'ancora giovane Rāma Rāju per aver praticato l'allora diffusa usanza indiana di salutare gli europei in segno di riconoscimento della loro superiorità. Veṅkaṭa Rāma Rāju morì quando il figlio aveva 8 anni.
Istruzione e gioventù
Rāma Rāju conseguì gli studi elementari e s'iscrisse alla scuola superiore di Kakinada, dove divenne amico di Maddūri Annapūrṇayya (, 1899–1954), che pure divenne un importante rivoluzionario. D'indole riservata e meditativa, Rāma Rāju si risolse, nel corso dell'adolescenza, ad abbracciare il saṃnyāsa. All'età di 15 anni si trasferì nella città natale della madre, Visakhapatnam, per proseguire gli studi. Lì s'iscrisse al Mrs. AVN College per l'esame del quarto anno e sovente visitò aree remote nel distretto di Visakhapatnam, avendo così occasione di familiarizzare con le istanze delle popolazioni tribali di quella zona.
Fu in questo periodo che strinse un'amicizia con un uomo ricco e sviluppò un amore platonico per la sorella di quest'ultimo, Sītā, la cui prematura scomparsa gli spezzò il cuore. Per eternare il ricordo di lei, Rāma Rāju antepose il nome della ragazza al proprio, divenendo popolarmente noto come Sītā Rāma Rāju. Abbandonò gli studi prima di completarli. Fu poi lo zio Rama Krishnam Raju, un tehsildar a Narasapur, nel Distretto del Godavari Occidentale, sotto la cui tutela Rāma Rāju era cresciuto, a condurlo a Narasapur e ad ammetterlo alla Taylor High School locale. Cionnondimeno, Rājū abbandonò definitivamente l'istruzione formale, pur proseguendo privatamente gli studi di letteratura telugu, sanscrita, hindī e inglese. I resoconti contemporanei indicano che, malgrado un'istruzione mediocre, s'interessò particolarmente di astrologia, di medicina erboristica, di chiromanzia e di equitazione, prima di consacrarsi al saṃnyāsa (come asceta religioso) all'età di 18 anni.
La formazione come leader
Già durante i suoi anni d'istruzione scolastica, Rāma Rāju era spesso trovato in groppa ai cavalli dello zio in luoghi collinari lontani, circostanza che gli fornì l'occasione di familiarizzare coi varî problemi affrontati dalle diverse popolazioni tribali stanziate sotto il dominio coloniale. Fu particolarmente colpito nel riscontrare le difficoltà dei Koya, un popolo tribale di collina. Appassionato di pellegrinaggi, nel 1921 intraprese un viaggio a Gangotri e Nashik, luoghi di sorgente dei fiumi sacri Gange e Godavari. Durante i suoi pellegrinaggi nel Paese, si diede convegno con rivoluzionari a Chittagong. Apprendendo le condizioni socio-economiche del popolo indiano, in particolare quelle delle tribù, fu profondamente sconvolto e decise quindi di fondare un movimento per la loro emancipazione dal dominio britannico. A tale scopo, si stabilì sulle colline di Papi, vicino al distretto di Godavari, un'area ad alta densità di popolazioni tribali.
Dapprincipio si fece sādhu e praticò varie discipline spirituali per acquisire statura morale e poteri spirituali, divenendo un esperto guaritore con erbe curative. In questa fase, lo infastidirono in particolare gli sforzi proselitici dei missionari cristiani per convertire forzatamente le tribù delle colline, poiché vedeva la conversione come uno strumento per perpetuare l'imperialismo straniero. Continuò a condurre una vita austera, coi bisogni minimi, tra la popolazione tribale; ottenendo dalle tribù solo generi alimentari come frutta e miele, restituiva gran parte di ciò che gli veniva offerto tramite le sue benedizioni. Ben presto la sua natura carismatica gli fece guadagnare la reputazione, tra le tribù, di essere dotato di poteri sacri, acquisendo financo uno status messianico, una reputazione che fu rafforzata sia dai miti che creò su di sé sia dalla sua accettazione di quelli su di lui stabiliti da altri, ivi comprese narrazioni sulla sua presunta invincibilità.
Gli abitanti delle tribù delle colline erano un popolo innocente ma militante, costretto a pagare ingenti tasse per attività come il pascolo del bestiame, la raccolta di frutta e combustibile e il commercio con gli stranieri. Fu loro impedito di praticare la loro tecnica di coltivazione, detta podu o jungle, che era alla base del loro stile di vita tradizionale. Rāma Rāju, dopo aver constatato il loro sfruttamento, implorò, indarno, pietà presso i funzionari; comprese quindi che l'unica via fosse quella della ribellione.
Preso atto delle lamentele delle tribù, iniziò, nel tentativo di trovare soluzioni, a organizzarle e a istruirle sui loro diritti, preparandole a combattere l'oppressione e la tirannia dei funzionari forestali e fiscali, dei missionari e della polizia. Visitando i terreni forestali, acquisì una vasta conoscenza delle caratteristiche geografiche che in seguito lo aiutarono nel suo ruolo di stratega della guerriglia. In questo periodo, quando le autorità britanniche confiscarono le loro proprietà ancestrali, i fratelli tribali Koya, Gāmu Malludora () e Gēm Gaṇṭandora (), entrambi combattenti per la libertà, si unirono alle fila di Rāma Rāju e divennero suoi luogotenenti. Date le pratiche oppressive perpetrate dai britannici, la ribellione fu quindi reputata l'ultima opzione per conseguire la libertà e Rāma Rāju divenne il leader naturale di questa causa. Il governo tentò di convincerlo offrendo 60 acri di terra fertile per il suo āśrama, ma egli declinò l'offerta per rimanere al fianco del popolo.
Ribellione di Rampa (1922-1924)
Prodromi
Con l'approvazione del Madras Forest Act del 1882, i tentativi di sfruttamento economico delle aree boschive imposero restrizioni alla libera circolazione delle popolazioni tribali nelle foreste che impedirono loro d'impegnarsi nel loro tradizionale sistema agricolo podu, una forma di economia di sussistenza, che prevedeva il sistema di coltivazione itinerante. I cambiamenti imposti avrebbero costretto le popolazioni alla fame, con la sola alternativa percorribile d'impegnarsi nel sistema dei coolie, un lavoro umiliante, strenuante, estraneo alle tradizioni e sfruttatore impiegato dal governo e dai suoi appaltatori per opere come la costruzione di strade.
All'incirca nello stesso periodo dell'Atto, le autorità del Raj britannico avevano contestualmente svuotato di potere il ruolo ereditario tradizionale dei muttadar, fino ad allora governanti de facto nelle zone collinari ed esattori delle tasse per conto dei rājā delle pianure. Gli ex governanti erano ora confinati al ruolo di semplici funzionari pubblici, scevri di poteri sovraordinati, privati della possibilità d'imporre tasse a piacimento e senza il diritto di ereditare la loro posizione. I coltivatori e gli esattori delle tasse, che tempo addietro sarebbero stati in opposizione tra loro, erano pertanto ampiamente allineati nella comune disaffezione nei confronti del potere coloniale.
Rāma Rāju sfruttò il malcontento della popolazione tribale a sostegno del suo zelo anticoloniale, accogliendo al contempo le lamentele di quei muttadar che simpatizzavano per la sua causa e di quelli egoisti che anelavano a un rinnovato status per sé stessi. La maggior parte dei suoi seguaci proveniva dalle comunità tribali, ma vi erano anche personalità significative della classe muttadar che un tempo le avevano sfruttate, sebbene molti muttadar rimanessero ambivalenti nel combattere per ciò che Rāju percepiva come il bene superiore.
Per attrarre il sostegno del popolo, Rāma Rāju adottò aspetti del movimento di non cooperazione, come la promozione della temperanza, il khaddar, le campagne anti-alcol e il boicottaggio delle corti coloniali a favore delle corti panchayat. Il movimento si estinse già all'inizio del 1922, ma aveva ormai raggiunto le pianure; Rāma Rāju aveva, difatti, rivolto il proprio impegno alla diffusione di alcuni dei suoi metodi di lotta presso la popolazione delle colline, per accrescere la loro consapevolezza politica e il desiderio di cambiamento. Queste azioni lo posero sotto sorveglianza della polizia a decorrere da febbraio di quell'anno; cionnondimeno, usò abilmente la propria propaganda come camuffamento per fomentare una rivolta armata, la cui esistenza sembrò sfuggire sia al movimento sia alla leadership politica britannica.
Pur in alcune circostanze elogiando Gāndhī, Rāma Rāju incoraggiò attivamente gli Ādivāsī a dotarsi di armi e a essere esperti dei metodi della guerriglia. Nel corso di una conversazione con il vice del tehsildar di Malkanagiri, Rāma Rāju avrebbe asserito, dopo un elogio a Gāndhī, che la violenza è necessaria e che avrebbe continuato la sua campagna fin quando non fosse stato istituito lo svarāja.
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