Beatrice Cenci è un'opera teatrale di Alberto Moravia, pubblicata inizialmente sulla rivista Botteghe Oscure e andata in scena per la prima volta a Buenos Aires nel 1955, prodotta da Lucio Ardenzi e con Anna Proclemer e Tino Buazzelli tra gli interpreti. La tragedia è basata sulla vicenda storica riguardante la nobildonna romana Beatrice Cenci.

Dall'opera, nel 1974 fu ricavato l'omonimo sceneggiato Rai, con la regia di Marco Leto.

Trama Rocca della Petrella. Beatrice e sua madre Lucrezia sono state lì imprigionate dal padre e marito Francesco Cenci, un aristocratico romano, esiliato dal Papa dopo aver commesso molti crimini a Roma. I figli di Francesco vivono con lui nel terrore e ne subiscono gli abusi; in particolare Beatrice subisce le sue morbose attenzioni. Dopo aver tentato vanamente di far giungere un messaggio d'aiuto ad uno zio e al fratello Giacomo che vivono a Roma, la giovane incarica il castellano Olimpio, innamorato di lei, di assoldare dei sicari per uccidere il padre. I banditi, però, presi i soldi, scappano senza compiere l'assassinio, per cui sono Beatrice stessa e Olimpio a uccidere Francesco, facendolo cadere da un balcone e cercando di simulare un suicidio. Ma Marzio, scudiero di Francesco, non crede al suicidio ed inizia ad indagare. Dopo svariate torture inflitte a Olimpio, questi rivela la vera mandante, Beatrice, che si consegnerà al giudice confessando la sua colpa e dicendo di essere stata costretta ad uccidere il padre perché violentata spesso da lui. Il processo per l'omicidio si conclude con la condanna di tutti i Cenci superstiti, compresa Lucrezia.

Critica Anna Proclemer, reduce dal deludente debutto della tragedia nel 1955, ha scritto: Alberto Moravia era lo scrittore più famoso, anche all'estero, di quelli che presentavamo nella tournée in Sudamerica. Forse il pubblico si aspettava di più. Ma il testo non era del tutto riuscito; troppo verboso, privo di ritmo, di scarso impatto emotivo, malgrado il tema virulento. Nemmeno l'immensa bravura di Tino Buazzelli riuscì a salvarlo. Anch'io ce la misi tutta, e onestamente non ero male, ma non bastò.Anna Proclemer , Teatro e vita .

Secondo Lamberto Trezzini, che definisce il gioco scenico alquanto letterario, all'autore sta a cuore soprattutto il carattere, l'animo dei personaggi, più che la vicenda e la storia della Roma del tempo. Beatrice è una donna oltraggiata, desiderosa di vivere una vita felice. Ma ha anche una coscienza morale, per lei un delitto è un delitto e la vita non può tornare quella di primaL.Trezzini, in Sipario n. 137, ottobre 1957

Claudio Sarzotti, analogamente a quanto rilevato per il romanzo di Francesco Domenico Guerrazzi del 1854, pone delle riserve sulla prospettiva ambivalente con la quale è rappresentata la figura della vittima-carnefice Francesco Cenci: le narrazioni di questo personaggio, autentico antagonista della protagonista Beatrice, da un lato, lo presentano senza troppi approfondimenti, come individuo perverso e amorale, padre degenere che in qualche modo ha espiato le sue colpe attraverso la giusta vendetta della figlia e dei familiari; dall'altro, tuttavia, in alcune di esse la sua figura viene approfondita assumendo lo spessore dei personaggi tondi o aperti e i tratti di un vero e proprio rough hero con tutta la carica di seduzione che questo ruolo comporta''C. Sarzotti, L'ambivalenza della narrazione collettiva del crimine dalla Roma rinascimentale alla società delle immagini: il caso Beatrice Cenci, in Arte e penalità, anno XVII - 2022, n. 2.

Produzioni in Italia La prima italiana avvenne il 5 agosto 1957 a Senigallia, con la regia di Vito Pandolfi e con Gabriella Andreini e Filippo Scelzo tra gli interpretiSipario n. 137, del 1957.

Note

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