Il trapassato prossimo (più raramente piuccheperfetto) è una forma verbale che indica la compiutezza oppure l'anteriorità temporale di un evento rispetto ad un momento passato: Ieri ho ricevuto quello che avevo chiesto il giorno prima.
Coniugazione del trapassato prossimo Questa forma verbale si coniuga combinando le forme dell'imperfetto indicativo degli ausiliari avere (a) o essere (b) con il participio passato del verbo in questione: 1ª persona singolare io 2ª persona singolare tu 3ª persona singolare egli, ella 1ª persona plurale noi 2ª persona plurale voi 3ª persona plurale essi, esse (a) Verbi coniugati conil verbo ausiliare avereEs.: parlare Avevo parlato avevi parlato aveva parlato avevamo parlato avevate parlato avevano parlato (b) Verbi coniugati conil verbo ausiliare essereEs.: andare Ero andato/a eri andato/a era andato/a eravamo andati/e eravate andati/e erano andati/e
Per quanto riguarda il resto, la coniugazione segue le particolarità del passato prossimo; è possibile ricorrere alle tabelle di coniugazione.Nella letteratura specializzata o in verbix; italian-verbs.
Uso del trapassato prossimo Per l'uso del trapassato prossimo viene definito un momento passato a partire dal quale l'avvenimento viene osservato. Ogni costruzione si riferirà a questo momento:
Ieri all'una avevo già mangiato.
In questo caso, il momento viene specificato esattamente nella frase (ieri all'una). La funzione del trapassato nell'esempio è quella di indicare che, in quel momento, l'azione era compiuta (vedi aspetto).Per quanto riguarde le sue caratteristiche aspettuali, si ricorda brevemente che il trapassato prossimo è una forma con due funzioni base. Può infatti indicare sia il risultato di un'azione, sia l'azione stessa. Per il primo caso, si consideri l'esempio:
Sono tornato a casa alle due e Fido era sparito.
Nell'enunciato, il momento specificato (le due) ci permette di mettere in luce il risultato dell'azione, cioè la mancanza di Fido, che viene considerata come uno stato che alle due era già attuale.
Nel secondo caso, invece, con il trapassato si indica semplicemente l'azione stessa, la sparizione considerata in tutta la sua pienezza, come nell'esempio seguente:
Siccome Fido era sparito dalla circolazione verso le due, cominciai a cercarlo.
Per approfondire, vedi anche Comrie e Bertinetto (bibliografia).
Il momento di osservazione può essere anche indicato da altre forme verbali del periodo, come il passato prossimo, il passato remoto o l'imperfetto: Non abbiamo voluto leggere il libro che la nonna ci aveva regalato a Natale. Non volemmo leggere il libro che la nonna ci aveva regalato a Natale. Non volevamo leggere il libro che la nonna ci aveva regalato a Natale. Le forme del trapassato indicano in questo esempio una esplicita anteriorità temporale rispetto al momento indicato dalle altre forme verbali (spesso, esse si ritrovano nella frase principale).
L'uso del trapassato prossimo non è raro in concomitanza con quello del presente storico:
Nel 1616 Galileo riceve aspre critiche per il contenuto dei libri che aveva pubblicato.
Anche in questo caso, l'enunciato specifica il momento passato (Nel 1616), anche se non deve essere necessariamente così. Infatti, il momento al quale ci si riferisce è spesso del tutto implicito e deve essere recuperato nel contesto (in un altro enunciato oppure tramite un ragionamento, come accade anche nell'esempio seguente):
Guarda com'è sporca la tua maglietta, eppure ti avevo detto di fare attenzione!
In questo caso, l'azione indicata dal verbo dire sarà anteriore rispetto ad un momento non direttamente specificato. Nell'esempio, si tratta forse di quello in cui la raccomandazione (fare attenzione) è stata trascurata.
Altri usi del trapassato prossimo Similmente all'imperfetto, può indicare irrealtà (ma solo nella lingua parlata con sintassi non sorvegliata):
Ora stiamo qui bloccati in questo treno lentissimo, ed invece con l'aereo, a quest'ora, avevamo già finito il viaggio.
L'applicazione della grammatica normativa dell'italiano richiederebbe invece un'altra costruzione: a quest'ora saremmo già arrivati. Secondo questi usi tipici della lingua parlata, il trapassato prossimo può sostituire le forme modali del congiuntivo trapassato o del condizionale passato, soprattutto nel periodo ipotetico dell'irrealtà:
Se ero nato a Milano non parlavo mica romano.
Normalmente, questi usi non sono considerati come accettabili nella lingua standard.
Esiste inoltre anche un uso di cortesia del trapassato,Uso che Bertinetto chiama attenuativo, (vedi bibliografia) applicato soprattutto al verbo venire:
Ciao, come va? Ero venuto a vedere se stai bene.
In questo caso il trapassato sostituisce il passato prossimo (sono venuto), che descriverebbe con maggior precisione la costellazione temporale degli eventi. Per ragioni di cortesia, comunque, il locutore trasporta artificialmente le sue intenzioni nel mondo del passato (si tratta dell'uso corrispondente all'imperfetto di modestia): l'espediente serve dunque ad evitare un enunciato troppo invadente o comunque troppo diretto.
A differenza degli usi corrispondenti dell'imperfetto, anch'essi in un qualche modo collegati all'irrealtà, il trapassato indica dei processi verbali conclusi.
Il trapassato in latino e in altre lingue Il trapassato prossimo è abbastanza corrente nella maggior parte delle lingue indoeuropee. La sua complessità di significato si riflette nella ricchezza di forme che si ritrova nei vari idiomi, il che giustifica un confronto. La forma usata in latino, non ereditata dall'italiano, non prevedeva l'ausiliare presentando ununica forma verbale (detta forma sintetica):
Audiveram ('avevo sentito').
Le dinamiche che hanno portato alla formazione del trapassato prossimo nella lingua italiana di oggi sono le stesse che hanno causato la nascita delle altre forme composte (vedi passato prossimo).
La forma sintetica è ancora in uso nella lingua romena e sopravvive nella lingua portoghese, ma solo come forma scritta e quindi di uso meno frequente (ouvira, avevo sentito). Più spesso si usa in portoghese il verbo ter come ausiliare, per poi aggiungere il participio ottenendo la forma tinha ouvido. È questa la cosiddetta forma analitica che conosciamo dall'italiano. Lo stesso meccanismo caratterizza il trapassato in inglese:
I had heard ('avevo sentito').
Si comportano similmente, oltre all'italiano, il tedesco e il francese (ich hatte gehört; j'avais entendu). D'altro canto, in alcune varietà meridionali sia del tedesco sia del francese esiste una forma ottenuta con il perfetto composto (passato prossimo) dell'ausiliare, cui viene poi ancora aggiunto il participio passato del verbo da coniugare: dalla combinazione risulterà il verbo coniugato, che includerà due forme del participio passato e sarà così composto da tre forme verbali in tutto:
J'ai eu entendu ('avevo sentito'); Ich habe gehört gehabt ('avevo sentito').
Tradotti letteralmente, gli enunciati andrebbero resi in un italiano agrammaticale (io ho avuto sentito al posto di io avevo' sentito). In francese, si parla di passé surcomposé, in tedesco di doppeltes Perfekt.Esistono anche altre forme passive con un doppio ausiliare. Erano considerate come corrette nella lingua letteraria di alcuni secoli fa, benché presenti soprattutto nei dialetti del sud e dell'est. Per quanto riguarda il doppeltes Perfekt, il suo uso è in parte spiegabile con il fatto che le varietà meridionali del tedesco tendono a preferire la forma del perfetto (ich habe gehabt) a quella del preterito (ich hatte) In sintesi, si avranno allo scritto le seguenti forme corrispondenti all'italiano sentire-udire. Le forme con il doppio participio nelle varietà di tedesco e francese sono riservate a contesti speciali (linguaggio poetico, dialettale o antiquato), sicché non vengono incluse nell'elenco.
Inglese Tedesco Latino Rumeno Portoghese Spagnolo Francese Italiano I had heard ich hatte gehört audiveram auzisem ouvira / tinha ouvido había oído j'avais entendu avevo sentito you had heard du hattest gehört audiverās auziseşi ouviras / tinhas ouvido habías oído tu avais entendu avevi sentito he/she had heard er/sie hatte gehört audiverat auzise ouvira / tinha ouvido había oído il/elle avait entendu aveva sentito we had heard wir hatten gehört audiverāmus auziserăm ouvíramos / tínhamos ouvido habíamos oído nous avions entendu avevamo sentito you had heard ihr hattet gehört audiverātis auziserăţi ouvíreis / tínheis ouvido habíais oído vous aviez entendu avevate sentito they had heard sie hatten gehört audiverant auziseră ouviram / tinham ouvido habían oído ils avaient entendu avevano sentito
Nelle lingue romanze come l'italiano, il trapassato prossimo è di solito affiancato da una seconda forma, il trapassato remoto. Con il passare dei secoli, quest'ultimo ha ceduto gran parte del suo ambito di uso al primo (per quanto riguarda l'Italia, soprattutto al nord).
Greco antico Il tempo greco antico che più si avvicina al trapassato prossimo è il piuccheperfetto. La differenza è che, mentre il trapassato prossimo indica un'azione precedente a un'altra nel passato, il piuccheperfetto greco indica lo stato o il risultato nel passato derivato da un'azione precedente; esso infatti si forma sul tema del perfetto, ma ne trasporta il valore aspettuale nel passato. Come l'imperfetto, ha solo il modo indicativo. Alcuni piuccheperfetti, derivati da perfetti con valore di presente, hanno valore di imperfetto. Il piuccheperfetto si divide in debole e forte, a seconda del perfetto da cui deriva, con l'aggiunta della diatesi passiva unica per tutti i verbi. Per entrambi i tipi di piuccheperfetto attivo sono utilizzate due forme, una antica (l'originale) e una recente apparsa nell'attico del IV sec. a.C., dallo stesso significato, in cui la terza singolare viene considerata come puro tema e quindi utilizzata per il resto della coniungazione aggiungendovi le terminazioni personali del passato.
Il piuccheperfetto si forma premettendo l'aumento (marca di tempo passato) al tema del perfetto (caratterizzato dal raddoppiamento), al quale vengono aggiunte le terminazioni dei tempi del passato.
Piuccheperfetto debole Il piuccheperfetto debole, derivando dal perfetto debole, ne mantiene il suffisso -κ- fra la radice e la terminazione.
Piuccheperfetto di λύω "sciogliere".
Forma antica AumentoRaddoppiamentoRadiceSuffissoTerminazioneἐ--λε--λύ--κ--η
Forma recente AumentoRaddoppiamentoRadiceSuffissoTerminazioneἐ--λε--λύ--κει--ν
Forma anticaForma recente1a s.ἐλελύκη avevo [già] scioltoἐλελύκειν avevo [già] sciolto2a s.ἐλελύκηςἐλελύκεις3a s.ἐλελύκειἐλελύκει1a p.ἐλελύκεμενἐλελύκειμεν2a p.ἐλελύκετεἐλελύκειτε3a p.ἐλελύκεσανἐλελύκεισαν2a du.ἐλελύκετονἐλελύκειτον3a du.ἐλελυκέτηνἐλελυκείτην
Piuccheperfetto forte Il piuccheperfetto forte, derivando dal perfetto forte, non ha suffissi fra la radice e la terminazione.
Piuccheperfetto di φαίνω "apparire, mostrare".
Forma antica AumentoRaddoppiamentoRadiceTerminazioneἐ--πε--φήν--η
Forma recente AumentoRaddoppiamentoRadiceTerminazioneἐ--πε--φήν--ειν
Forma anticaForma recente1a s.ἐπεφήνη avevo [già] mostratoἐπεφήνειν avevo [già] mostrato2a s.ἐπεφήνηςἐπεφήνεις3a s.ἐπεφήνειἐπεφήνει1a p.ἐπεφήνεμενἐπεφήνειμεν2a p.ἐλελύκετεἐπεφήνειτε3a p.ἐπεφήνεσανἐπεφήνεισαν2a du.ἐπεφήνετονἐπεφήνειτον3a du.ἐπεφηνέτηνἐπεφηνείτην
Piuccheperfetto mediopassivo Il piuccheperfetto mediopassivo, come il perfetto mediopassivo, forma perifrasticamente alcune voci utilizzando il participio perfetto mediopassivo con l'imperfetto di εἰμί a causa delle difficoltà dovute alle radici che escono in consonante davanti alle terminazioni che vengono unite senza vocale congiuntiva. Nel caso di forme alternative, quella sintetica è quella antica originaria, mentre quella analitica è invece un atticismo recente.
AumentoRaddoppiamentoRadiceTerminazioneἐ--λε--λύ--μην