La Svezia rimase neutrale durante la seconda guerra mondiale e non fu direttamente coinvolta nelle dinamiche dell'Olocausto sui territori europei occupati dai tedeschi. Il governo svedese mantenne importanti rapporti economici con la Germania nazista; ma la nazione era consapevole della politica di persecuzione e, dal 1942, dello sterminio di massa degli ebrei. Prima della guerra l'antisemitismo non rappresentò un problema politico di massa e l'opinione pubblica svedese si schierò contro la violenza della politica nazista. Nonostante ciò, il Paese continuò a inasprire le leggi sull'immigrazione e fece entrare pochi ebrei in fuga dalle persecuzioni.
Nell'ambito della politica ufficiale di neutralità, la Svezia mantenne i legami con la Germania nazista per tutta la durata del conflitto. Sebbene i diplomatici svedesi fossero a conoscenza dello sterminio degli ebrei già dal gennaio 1942, inizialmente non intrapresero alcuna azione. Nei mesi successivi le notizie sullo sterminio furono riportate in dettaglio dai quotidiani nazionali. L'atteggiamento ufficiale svedese iniziò a mutare solo all'indomani dell'arresto e della deportazione degli ebrei nella Norvegia occupata. Negli ultimi anni della guerra la Svezia fornì un sostegno ufficiale ai tentativi di salvataggio in Danimarca e Ungheria, che contribuì a consolidare l'immagine della Svezia come "superpotenza umanitaria" nell'Europa del dopoguerra.
Contesto storico Ebrei e antisemitismo in Svezia La popolazione ebraica in Svezia era esigua, ma crebbe rapidamente all'indomani della prima guerra mondiale a causa dell'emigrazione dall'Europa orientale. Nel Paese operavano diversi piccoli gruppi e partiti politici antisemiti, tra cui il Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori (, NSAP), nato nel 1933. Lo storico John Gilmour scrive: "sotto il profilo dell'antisemitismo, la Svezia degli anni '30 rifletteva le tendenze della maggior parte delle democrazie europee dell'epoca". Sebbene la discriminazione e la violenza contro gli ebrei seguite alla presa del potere nazista nel 1933 fossero ampiamente note, Gilmour afferma che l'atteggiamento svedese era legato alle tradizioni e alla storia sociale del Paese:
La Svezia introdusse i primi controlli sull'immigrazione nel 1927 e li inasprì ulteriormente nel 1938, motivata dal timore di "grandi flussi incontrollati di rifugiati", in particolare ebrei e popolazioni dell'Europa orientale: il governo svedese chiese persino alla Germania di marcare i passaporti degli ebrei con il timbro "J" per facilitarne il respingimento alla frontiera. Nel 1939 dalla Germania arrivarono in Svezia circa rifugiati ebrei. Nello stesso anno gli studenti dell'Università di Uppsala protestarono contro l'ammissione di alcuni medici rifugiati ebrei. Ma il rifiuto ufficiale di accogliere più profughi fu criticato da una minoranza di svedesi, tra cui l'attivista Natanael Beskow e il quotidiano Göteborgs Handels- och Sjöfartstidning.
Neutralità e seconda guerra mondiale
La Svezia perseguì una politica di neutralità fin dal 1814. Durante il conflitto fu governata da una coalizione di tutti i principali partiti. Dopo lo scoppio della guerra nel 1939 cercò di preservare le relazioni economiche sia con la Germania nazista che con il Regno Unito. Le forze tedesche invasero e occuparono la Norvegia e la Danimarca nell'aprile 1940, mentre la Finlandia strinse un'alleanza de facto con la Germania nazista nel 1941. Durante il periodo bellico la Svezia esportò minerale di ferro, circa il 40% del suo fabbisogno, fondamentale per l'industria bellica tedesca e mantenne una politica commerciale favorevole all'Europa occupata dai nazisti. Lo storico Klas Åmark osserva che la Germania non considerò mai seriamente un'invasione poiché otteneva dalla Svezia ciò di cui aveva bisogno. In modo controverso, il governo concesse alla Wehrmacht l'uso della propria rete ferroviaria per il trasporto di truppe () e materiali tra la Norvegia occupata e la Finlandia, pratica interrotta solo nell'agosto 1943. Solo nel novembre 1944, sotto forte pressione alleata, la Svezia cessò gli scambi commerciali con la Germania.
Secondo Åmark, la neutralità era l'atteggiamento raccomandato anche ai singoli cittadini: uno svedese avrebbe dovuto mantenere un profilo basso e non impegnarsi in manifestazioni pubbliche a favore di uno dei contendenti. Per preservare tale posizione, il governo censurò la stampa e cercò di limitare la diffusione di informazioni sulla brutalità nazista e sull'Olocausto. Ciononostante, parte della popolazione nutriva simpatia per l'anticomunismo e le teorie razziali nordiche dei nazisti: diverse centinaia di cittadini svedesi si offrirono volontari nelle Waffen-SS e alcuni prestarono servizio come guardie nel campo di sterminio di Treblinka.
L'Olocausto L'Operazione Barbarossa nel giugno 1941 segnò un'intensificazione delle persecuzioni. Il Ministero degli affari esteri svedese ricevette informazioni dettagliate sulla politica di sterminio. Nell'agosto 1942 il diplomatico Göran von Otter seppe delle atrocità nel Campo di sterminio di Bełżec da un ufficiale delle SS incontrato in treno; riferì la notizia al Ministero sperando in una condanna pubblica, che però non ci fu. Ad ogni modo, Paul A. Levine scrive che i funzionari svedesi e l'opinione pubblica erano più informati sulla "soluzione finale" rispetto alle loro controparti in altri Paesi neutrali o alleati.
Sebbene la copertura mediatica non fosse uniforme, con i giornali conservatori di provincia meno inclini a trattare l'argomento, la stampa svedese iniziò a pubblicare resoconti dettagliati dello sterminio già nell'autunno del 1942. Periodici ebraici come Judisk Krönika e Judisk Tidskrif fornivano regolarmente rapporti sulla situazione. Nell'ottobre 1942, quando iniziarono i rastrellamenti degli ebrei nella Norvegia occupata, la resistenza norvegese riuscì a far passare segretamente circa persone oltre il confine svedese tramite il trasporto Carl Fredriksens.
Impegno nel salvataggio Danimarca, settembre-novembre 1943
A seguito della crisi politica dell'agosto 1943 nella Danimarca occupata, la resistenza danese fu informata dei piani tedeschi per la deportazione della popolazione ebraica. Con l'approvazione del governo svedese, tra ottobre e novembre del 1943 la resistenza evacuò con successo verso la Svezia circa ebrei danesi.
Ungheria, luglio-dicembre 1944
Nel marzo 1944 la Germania invase l'Ungheria e avviò piani di sterminio immediato. Su richiesta del War Refugee Board (WRB) statunitense, le potenze neutrali istaurarono le proprie legazioni a Budapest. Raoul Wallenberg fu inviato in missione nel giugno 1944 e, con l'aiuto di Per Anger, rilasciò migliaia di passaporti protettivi e visti.
Dopo che Budapest fu presa dalle forze sovietiche nel dicembre 1944, Wallenberg fu arrestato e scomparve; si ritiene sia morto durante la prigionia sovietica, probabilmente nel 1947. Sebbene stime iniziali parlassero di persone salvate, studi più recenti indicano un numero compreso tra e .
Autobus bianchi
All'inizio del 1945 il conte Folke Bernadotte, sfruttando il suo ruolo nella Croce Rossa svedese, negoziò un accordo con i vertici nazisti per trasportare in Svezia i detenuti dei campi di concentramento. L'iniziativa, nata con il diplomatico norvegese Niels Christian Ditleff, permise l'evacuazione di circa civili, prevalentemente prigionieri politici scandinavi, ma anche diverse centinaia di ebrei danesi internati nel ghetto di Theresienstadt.
Nel dopoguerra Nel secondo dopoguerra il governo svedese pose l'accento sulle proprie azioni umanitarie per mitigare le critiche riguardanti i legami economici con la Germania nazista. Secondo la storica Ingrid Lomfors, ciò favorì l'immagine della Svezia come "superpotenza umanitaria". Paul A. Levine fa notare che la memoria svedese della guerra è spesso intrisa di un senso di superiorità morale, sebbene talvolta offuscata dal senso di colpa per non aver partecipato attivamente alla lotta contro il nazismo.
Gli studi sull'Olocausto rimasero marginali in ambienti accademici svedesi fino alla fine degli anni Novanta. Dal 1990 il ruolo della Svezia durante la guerra è divenuto un tema di forte dibattito politico e sociale. Nel 1998 il primo ministro Göran Persson fondò l'Alleanza internazionale per la commemorazione dell'Olocausto. Il governo ha promosso la creazione di un Museo dell'Olocausto a Stoccolma, aperto nel 2023, che si concentra sulle testimonianze dei sopravvissuti svedesi.
Note
Bibliografia
Approfondimenti
Collegamenti esterni
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