Lumière des roses. Éloge de la photographie anonyme (Luci di rose. Elogio della fotografia anonima) è il catalogo della omonima mostra fotografica tenutasi nel 2025 ai Rencontres d'Arles presso il celebre chiostro Saint-Trophime della Cattedrale di Arles, contenente anche un saggio del filosofo Gilles A. Tiberghien.
I coniugi Jacquier, fondatori della galleria "Lumière des roses" a Montreuil, un sobborgo di Parigi, da vent'anni hanno scoperto la passione per le stampe "anonime", quelle che spesso capita di trovare sui mercatini, foto scattate nel XIX e XX secolo: dagherrotipi, stampe all'albume, carte salate, calotipie, foto a colori o colorate a mano, ambrotipie, aristotipie. Foto di incerta datazione e provenienza, talvolta amatoriale. In questo modo hanno messo insieme una vasta collezione di quasi stampe ai sali d'argento, calotipie ed altre a colori, che coprono oltre un secolo di fotografia.
Prima della galleria Marion e Philippe erano stati due produttori di cinema indipendente con i film di Christophe Honoré, di Anne Fontaine e del regista giapponese Yoshishige Yoshida, quest'ultimo che ebbe un ruolo importante nelle loro vite, prima che decidessero di abbandonare il cinema per aprire la galleria.
Dietro la ricerca dei Jacquier non c'è un metodo preciso nel senso che non sono collezionisti, non cercano immagini di una determinato periodo storico, ma si lasciano attrarre da ciò che le foto mostrano, dalle loro apparenti "stranezze", siano esse foto domestiche, erotiche, scientifiche, giudiziarie, di viaggio o che si riferiscano a fatti di cronaca. È stato il fascino per gli enigmi, gli interrogativi nascosti nelle foto che hanno affascinato Marion e Philippe: la bellezza di un tuffatore nudo da alcune rocce nel 1892 come fosse un lampo di luce, come una figura sfuocata che sta per entrare in acqua; un ritratto del 1860 di una donna fatto con ambrotipo che il tempo ha rovinato e che ha trasformato in una specie di ragnatela dove appena si intravede la figura femminile; autocromie che sembrano modernissime; il modello nudo nello studio di uno scultore che sta eseguendo statue per il cimitero di Père-Lachaise.
Uno degli elementi forse più significativi è stata quella di acquisire il lavoro di un anonimo farmacista che negli anni Cinquanta del Novecento fotografava la sua clientela senza che lo sapesse, nascondendo una macchina fotografica dietro il bancone. Non è affatto noto quali siano le ragioni di tale "ossessione" né si è mai scoperto chi fosse. In realtà offre uno spaccato della sua clientela, delle persone che abitarono in quel luogo che per un periodo più o meno lungo si servirono di lui e della sua farmacia.
Non è stato facile fare una selezione per la mostra di Rencontres d'Arles, per la quale hanno selezionato 222 immagini tra quelle che, secondo loro, avrebbero potuto esercitare una maggiore riflessione sul potere della fotografia anonima che André Kertész definiva "fotografia pura": sguardi, atteggiamenti, luoghi, aneddoti, sfide, persone, una intera umanità di cui non sapremo mai nulla, neppure di coloro che hanno guardato quelle immagini prima di noi e di coloro che avrebbero voluto conservare dei ricordi. In questo spaccato della mostra omonima non ci sono autori e scuole, tendenze e gerarchie artistiche.
La collezione di Marion e Philippe Jacquier è stata donata al Museo di Grenoble.
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