Il Tevere (chiamato anticamente prima Albula, poi Thybris ed infine TiberisPlinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 53.) è il principale fiume dell'Italia centrale e peninsulare; con 405 km di corso è il terzo fiume italiano per lunghezza (dopo il Po e l'Adige). Secondo solo al Po per ampiezza del bacino idrografico con /s di portata media annua alla foce è anche il terzo corso d'acqua nazionale (dopo il Po e il Ticino) per volume di trasporto. Inoltre è il primo fiume appenninico per lunghezza e portata. Bagna direttamente 4 regioni (Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Lazio), 8 province (Forlì-Cesena, Rimini, Arezzo, Perugia, Terni, Viterbo, Rieti e Roma) ed 82 comuni della Valle del Tevere, tra cui Perugia e Roma.

Il nome L'antico idronimo era Albula, per la tradizione in riferimento al colore chiaro delle sue acque biondeTito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 3.. Un altro antico nome del Tevere è stato RumonServio Mario Onorato, Comm. in Aen. VIII, 63, di origine etrusca, da molti collegato al nome di Roma.

Il nome attuale deriverebbe secondo la tradizione dal re latino Tiberino Silvio, che vi sarebbe annegato. Secondo Virgilio, invece, già gli Etruschi lo chiamavano Thybris. (Θύβρις in greco antico)

L'uso del nome Tebro è invece attestato in ambito poetico e musicale.

Descrizione Il corso

La sorgente del fiume Tevere si trova sulle pendici del Monte Fumaiolo a s.l.m., sul lato che volge verso la Toscana, vicino alle Balze, frazione del comune di Verghereto (in provincia di Forlì-Cesena), successivamente a carattere torrentizio lambisce il comune di Casteldelci (in provincia di Rimini).

Fu Mussolini che nel 1923 fece spostare i confini provinciali, includendo il monte Fumaiolo e la cosiddetta Romagna Toscana in quella che era la Provincia di Forlì a est dell'Appennino: ciò per assecondare il suo desiderio che le sorgenti del Tevere si trovassero nel Forlivese, sua provincia di origine. A quel tempo le Regioni non esistevano ancora, ma una volta istituite le Regioni questo ha comportato la collocazione della fonte nel territorio dell'Emilia-Romagna. Accanto alla sorgente nel 1934 è stata posta una colonna di travertino, dove appaiono tre teste di lupo e sovrastata da un'aquila rivolta verso Roma (simbolo imperiale riutilizzato in epoca fascista), con incisa la frase retorica Qui nasce il fiume sacro ai destini di RomaAlle sorgenti del Tevere.

Questo è lo schema dei 405 km di corso del suo percorso dall'Appennino al Tirreno: a pochi chilometri dalla sorgente, il Tevere lascia la Romagna (ossia le province di Forlì-Cesena e Rimini) ed entra in Toscana (nella provincia di Arezzo), attraversandola per un breve tratto con regime torrentizio. Tra Pieve Santo Stefano e Sansepolcro, assieme a tre affluenti minori, dà vita al lago di Montedoglio; attraversa poi l'Umbria scendendo da quota 300 a quota (alta valle tiberina). Alla fine del tratto collinare del percorso fu realizzata durante gli anni cinquanta una diga finalizzata alla generazione di energia elettrica, all'epoca destinata soprattutto alle Acciaierie di Terni, le cui acque alimentano due bacini artificiali: il lago di Corbara, direttamente a valle della diga, e il successivo piccolo lago di Alviano, 500 ettari di ambiente umido che ospitano un'oasi naturalistica.Questo tratto finale del corso del Tevere in Umbria di circa 50 km costituisce il Parco fluviale del Tevere.Da Città di Castello il fiume incrementa progressivamente nella portata, passando da 28 m³/s presso quest'ultimo centro a 56 dopo la confluenza con l'affluente Chiascio, a 70 dopo quella con il Nestore presso Marsciano, a 82 dopo la confluenza col Paglia, e a 271 dopo la confluenza con il Nera; Arrivato a Orte tra Umbria e Lazio, riceve le abbondanti acque del Nera, nel comune di Civita Castellana riceve le acque del fiume Treja quasi di fronte al torrente L'Aia tra le aree archeologiche di Foglia e Poggio Sommavilla, determinando una maggiore portata e i connotati fluviali. Le enormi anse si alternano a golene e aree ripariali: famoso è il fiasco che si può ammirare dai terrazzi alluvionali di Ponzano romano e Forano. Tra i comuni di Nazzano, Torrita Tiberina e Montopoli di Sabina riceve le acque del torrente Farfa, poco più a valle della confluenza nel Tevere, dopo la costruzione della diga Enel si è formato il Lago di Nazzano area umida tutelata dalla convenzione Ramsar per l'aviofauna migratoria internazionale gestita dell'Ente Regionale Riserva naturale Nazzano Tevere Farfa, per la preservazione delle biodiversità. Nel comune di Capena riceve le acque dell'antico fiume Capenas il torrente Scorano, a Labaro frazione di Roma quelle del fiume Cremera. Lento attraversa Roma, ricevendo l'Aniene che gli incrementa a quasi 320 m³/s la portata media e infine, dopo altri 30 km, sfocia nel mar Tirreno a Ostia, in un delta di due soli bracci: uno naturale, detto Fiumara grande, e uno artificiale (il Canale di Traiano), che delimitano l'Isola Sacra a Fiumicino. Nell'antichità i bracci erano tre, essendo la foce del Tevere nei pressi di Ostia Antica.

Come si vede nel diagramma, il bacino del Tevere è ricco di affluenti e subaffluenti, ma il fiume riceve la maggior parte delle sue acque dalla riva sinistra, dove ha come adduttori principali il sistema Chiascio - Topino, il Nera (che raccoglie le acque del Velino) e l'Aniene. I maggiori tributari della riva destra sono il Nestore, il Paglia, e il Treja, a cavallo tra le province di Roma e Viterbo, attorno al quale, in consorzio fra i comuni di Mazzano Romano e Calcata, è stato costituito dal 1982 il Parco regionale Valle del Treja.

Le principali località attraversate sono Pieve Santo Stefano, Sansepolcro, Città di Castello, Umbertide, Orte e Roma. Passa anche nelle immediate vicinanze di Perugia, Marsciano, Deruta e Todi. Il fiume fu utilizzato per molti secoli come via di comunicazione: in epoca romana il naviglio mercantile poteva risalire direttamente fino a Roma, all'Emporio che era situato ai piedi dell'Aventino, mentre barche più piccole e adatte alla navigazione fluviale trasportavano merci e prodotti agricoli dall'Umbria, attraverso un sistema navigabile capillare che penetrava nella regione anche attraverso gli affluenti, in particolare Chiascio e Topino.

Affluenti Gli affluenti maggiori del Tevere – su un totale di 29 tra fiumi e torrenti – sono: Nome fiumeLunghezzakmPortatam³/sPrincipali affluentiNera 116168Velino, CornoAniene9935nessuno rilevanteChiascio8219TopinoPaglia8611ChianiNestore4811Caina, FersinoneTreja374nessuno rilevanteL'Aia311,2nessuno rilevanteNaia301,6ArnataPuglia301,5nessuno rilevanteSovara291nessuno rilevanteFarfa251,2nessuno rilevanteFaena210,7nessuno rilevanteCremera35,82,9nessuno rilevante I fiumi in sinistra idrografica hanno un carattere carsico, con portate abbastanza costanti, in special modo il Nera, 7º corso d'acqua italiano per portata con 168 metri cubi d'acqua al secondo. Invece i fiumi in destra idrografica hanno un carattere stagionale, con piene invernali anche di 800 metri cubi d'acqua al secondo e magre estive: i maggiori sono Nestore e Paglia, tra i principali responsabili dello storico evento calamitoso del 12 novembre 2012.

Portata media mensile Media anno 2013:

Media totale: Dati portata fiume Tevere (Stagione 2013)

Il Tevere a Roma

L'antichità: leggende e usi del Tevere Il Tevere, fin dalla sua nascita, è stato l'anima di Roma, e il fatto che la città gli debba la propria stessa esistenza è descritto già dalla prima scena della leggenda di fondazione, con Romolo e Remo nella cesta che, arenati sotto il ficus ruminalis, succhiano il colare zuccherino dei frutti in attesa di una vera poppata.Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 1.2-3.

Tutti gli insediamenti preromani il cui convergere diede luogo alla Roma storica "vedevano" il Tevere, ma dall'alto e non da vicino (si pensi ad Antemnae, ad esempio), per evidenti ragioni di difesa e perché il Tevere è sempre stato un fiume soggetto a piene improvvise. Il punto in cui la pianura alluvionale era più sicuramente guadabile era l'Isola Tiberina, accanto alla quale (in quella zona che sarebbe poi divenuta il Foro romano a partire da un più modesto Foro boario) si localizzò in origine il punto di scambio tra le popolazioni etrusche che dominavano la riva destra (detta poi Ripa Veientana) e i villaggi del Latium vetus sulla riva sinistra (la Ripa Greca).

L'Isola era, inoltre, il punto fin dove le navi antiche, di basso pescaggio, potevano risalire direttamente dal mare. Poco a valle dell'Isola fu costruito (in legno, e tale rimase per diversi secoli) il primo ponte di Roma, il Pons Sublicius. Per le popolazioni arcaiche erano così importanti, questo ponte e la sua manutenzione, che in relazione a essi nacque il più antico e potente sacerdozio romano: il Pontifex.

Il fiume stesso era considerato una divinità, personificata nel Pater Tiberinus: la sua festa annuale (le Tiberinalia) veniva celebrata l'8 dicembre, anniversario della fondazione del tempio del dio sull'Isola Tiberina ed era un rito di purificazione e propiziatorio. Secondo Virgilio, durante la guerra fra troiani e italici Enea decapitò il giovane nemico Tarquito facendone poi rotolare testa e busto nella foce del Tevere.Virgilio, Eneide, X.

Porti e trasporti sul Tevere

Progredendo l'interramento del fiume, le navi non poterono più arrivare come in epoca classica fino all'emporio (sotto l'attuale rione di Testaccio), ma merci e passeggeri continuavano a giungere a Roma via fiume, col metodo dell'alaggio, cioè su chiatte o barconi che venivano rimorchiati dalla riva: la forza motrice per risalire il Tevere, che nei periodi di magra non offriva più di due metri e mezzo di pescaggio, era generalmente costituita da buoi ma anche, al bisogno, da uomini. Il sistema era ancora in uso a metà dell'Ottocento, quando i buoi vennero sostituiti da rimorchiatori a vapore, che trascinavano tre o quattro chiatte, come avveniva sulla Senna fino a non molti anni fa.

Il porto dell'Emporium era stato abbandonato già in epoca medioevale, e il nuovo attracco si consolidò sulla riva destra (che era detta "Ripa Romea": era in effetti molto più comodo, per i pellegrini, sbarcare sulla riva dove era posto il Vaticano). Questo approdo era detto, per antonomasia, Ripa. Modificando il percorso delle mura a porta Portese, il porto venne ricostruito nel 1642 un po' più a monte, all'interno della cinta daziaria, in corrispondenza dell'ospizio di San Michele, e divenne il porto di Ripa Grande, dedicato a merci e uomini in arrivo da Ostia. Sulla riva sinistra, a monte di Castel Sant'Angelo, venne costruito nel 1704 il porto di Ripetta, dedicato soprattutto al traffico con il retroterra umbro. Ebbe sede qui l'idrometro storico del Tevere, installato nel 1821, e che aveva come zero idrometrico il settimo gradino della scalinata del porto stesso.

Più a valle sulla riva destra, poco più giù di porta Santo Spirito c'era un altro porto. Era detto "porto dei travertini" perché era stato utilizzato per i marmi destinati alla costruzione della basilica di San Pietro. Fu poi fatto ricostruire all'inizio dell'Ottocento (1827) da Leone XII, come porto di servizio della città Leonina e da lui prese il nome. Il porto fu dotato in quell'occasione anche di una fontana che utilizzava il condotto dell'acqua lancisiana che era stato riattivato sotto Pio VII; il mascherone che l'adornava è quello che arricchisce oggi la fontana fuori dal giardino degli Aranci. Un secolo dopo, la costruzione dei muraglioni e l'abbandono del trasporto fluviale lo obliterarono completamente. Ne rimane la traccia nella doppia scala che scende alla banchina da piazza della Rovere, e nella lapide a memoria dei lavori, che è stata conservata.