Storia Origini alessandrine e prime attestazioni

La famiglia Sandri Trotti non ebbe origine fossanese. Intorno al X secolo essa faceva parte di consorterie signorili in fase di formazione nel comitato di Asti e compare inizialmente come ramo dei Canelli, signori di Montabone. Alla fondazione di Alessandria prese parte un nucleo dei Trotti, tra i quali si distingue Guglielmo, visdomino in Gamondio; nel 1119 un Manfredo è attestato in un atto del noto monastero di Pontida. Un altro Guglielmo, nel 1208, ricopriva ad Alessandria l’ufficio di custode di una delle otto chiavi dell’arca delle reliquie della cattedrale, mentre Rinaldo fu inviato come diplomatico di papa Onorio III. In epoche successive si segnalano figure di pari rilievo: Giacomo, ricordato come "padre della patria" nel 1398; Antonio, che nel 1478 inquartò le proprie armi con quelle dei Bentivoglio; due membri dei Trotti di Alessandria insigniti del Toson d’oro tra il 1650 e il 1675.

Trasferimento a Fossano Un Giovanni Trotti, probabilmente nel periodo della breve dominazione astigiana sulla nascente Fossano, si trasferì in quella città, dove è indicato con il soprannome "de Alexandria" nel 1250. Qui acquistò una casa, identificabile con l’attuale casa Bessè, tra via Garibaldi e via Bava, e diede origine a una delle casate più cospicue della città, pur senza rientrare nel novero delle dodici famiglie cosiddette "de Platea".

Il soprannome "de Alexandria", per progressiva contrazione, si trasformò in Sandri, Sandro o Sandrio e per un certo periodo fu utilizzato quasi esclusivamente, fino a quando, verso la fine del Quattrocento, la famiglia riprese il cognome originario Trotti, affiancandolo a quello derivato dalla memoria delle origini. Questa riassunzione avvenne sulla base delle prove ritenute necessarie a ristabilire l’identità del casato fossanese con quello dei Trotti di Alessandria, con i quali, peraltro, i rapporti non si erano mai interrotti.

Ruoli politici, istituzionali ed ecclesiastici Il ramo dei Sandri Trotti, ormai stabilmente fossanese, produsse numerose figure di rilievo. Si ricordano Emanuele Sandri Trotti, inviato da Fossano in missione diplomatica presso il re di Napoli nel 1309; Alberto Sandri, legato a Filippo I di Savoia-Acaia per la convenzione tra il principe sabaudo e Fossano nel 1314; Giuseppe, governatore della Bressa nel 1591; Ascanio, aio dei principi sabaudi, morto a Madrid nel 1615 al seguito della corte; Oddino, governatore di Fossano nel 1607; Giuseppe, consigliere di Stato nel 1647; Federico, vescovo di Fossano nel 1642; e Clemente Ascanio, anch’egli vescovo di Fossano nel 1658; Gian Battista, vicario di Cuneo nel 1700; Giuseppe Amedeo, letterato e membro dell’Arcadia; Filiberto, dottore collegiato, docente all’Università di Torino e successivamente senatore. Numerosi esponenti della famiglia furono insigniti del cordone mauriziano; diversi entrarono nell’Ordine di Malta, tra i quali si distinse in modo particolare fra Ascanio, capitano sulla Croce Bianca nel 1688.

La famiglia possedette numerosi feudi: Albaretto, Beinasco, Bossolasco, Boves, Castelletto Stura, Cervere, Ceva, Coazze, Chiusanico, Chiusavecchia, Costa, Garessio, Gazzelli, Margarita, Maurienna, Monbasiglio, Montanera, Ponte d’Assio, Rocca de Baldi.

Per varie vicende, l’archivio della famiglia fu trasferito alla villa di Santa Brigida, insieme a ritratti e ad altri oggetti di notevole valore. Con l’estinzione dei Sandri Trotti nei Falletti, è verosimile che questi ultimi alienassero il palazzo fossanese, trasferendo nella villa suburbana i principali documenti di memoria familiare; in alternativa, considerati gli interessi dei Trotti nel Coazzese, dove possedevano beni e un castello, venduto solo nel 1929, essi preferirono conservare le carte della signoria in un luogo più prossimo a tali proprietà. Nella villa di Santa Brigida, all’interno di un grande armadio fisso a parete, accuratamente scolpito, le carte rimasero per anni raccolte, ma non più consultate né esplorate. Esse costituivano un complesso documentario di discreta consistenza, che in seguito è stato accolto nell’archivio di Margarita, unitamente all’archivio completo dei Solaro della Margarita. A tale nucleo documentario si affiancano inoltre alcuni fondi, non completi, relativi alle famiglie De Morri di Castelmango, Bruno di Samone, Falletti di Coazze, Lamberti di Castelletto e ai Lovera, ramo di Savigliano..

Estinzione del ramo e trasmissioni ereditarie Alla fine del XVIII secolo la famiglia Sandri Trotti, attestata a Fossano da oltre cinque secoli e stabilmente inserita nel tessuto dirigente locale, si estinse nel ramo principale, confluendo in un cadetto della famiglia Falletti di Barolo. A tale passaggio successorio si accompagnò il trasferimento di un patrimonio di rilevante consistenza, comprendente anche il feudo di Coazze, circostanza che determinò l’assunzione della denominazione di "Falletti di Coazze" da parte di quel ramo.

L’ultima esponente dei Falletti di Coazze, scomparsa nel 1906, aveva contratto matrimonio con il conte Ressico di Palazzolo, appartenente a una famiglia di origine casalese, nobilitata dagli ultimi marchesi del Monferrato e rimasta in posizione eminente sia sotto i loro successori, duchi del Monferrato, sia in età imperiale, fino all’annessione di quei territori alla Corona di Savoia.

Per linea materna, l’ultima Falletti di Coazze discendeva dalla famiglia Della Chiesa di Cervignasco, casato saluzzese di riconosciuta notorietà. Quanto alla casata del conte Ressico, i cui interessi patrimoniali erano concentrati soprattutto a Palazzolo nel Monferrato, essa, a partire dal 1808, divenne di fatto parte integrante dell’ambiente fossanese, anche in conseguenza dell’estinzione, al suo interno, di un ramo dei Lovera, detto di Savigliano, così denominato per l’insediamento in quella città risalente all’epoca di Emanuele Filiberto "testa di ferro". I Lovera detenevano il titolo di conti di Utelle.

Questo ramo, separatosi dai Lovera di Cuneo, noti anche come de Luperiis, ebbe origini controverse ma diede vita a una discendenza ricca di figure di rilievo culturale. Capostipite eminente fu Giovanni Francesco Lovera, amico del Belli, legato personalmente a Emanuele Filiberto e suo ambasciatore nelle Fiandre, uomo di vita disordinata e di costumi licenziosi. Assassinato a Bruxelles per motivi legati a vicende private, lasciò due figli naturali, successivamente legittimati dal duca di Savoia.

I figli di Giovanni Francesco Lovera, una volta legittimati dal duca di Savoia, entrarono in rapporto con l’altro ramo dei Lovera, già affermato a corte e nella città di Cuneo. Essi si stabilirono a Savigliano, dove acquisirono terreni nella zona di Levaldigi e vi impiantarono una residenza civile di un certo decoro, dotata di arredi pregiati e di apparati in stucco di buona qualità. Nei pressi delle cosiddette Torrette, denominazione del possedimento, il primo proprietario, Achille Lovera, fu ucciso in circostanze oscure, con ogni probabilità legate a vicende di natura privata.

Nonostante questi esordi problematici, il ramo saviglianese dei Lovera conobbe una rapida ripresa e una fase di consolidamento. Numerosi membri si distinsero in ambito universitario, letterario ed ecclesiastico, fino al 1808, anno in cui la famiglia si estinse nella persona di Giacinto, canonico di Sant’Andrea di Savigliano. Alla sua morte, il patrimonio fu lasciato al figlio della sorella, appartenente alla famiglia dei conti Ressico di Palazzolo.

Con la scomparsa dell’ultimo di questi, Giuseppe, nel 1933, una parte dei beni tornò ai Lovera del ramo primogenito, esito inatteso reso possibile dalla linea di ascendenza Falletti–Della Chiesa. L’asse ereditario di questa famiglia risultava particolarmente rilevante anche sotto il profilo artistico: presso la residenza delle Torrette si conservavano cuoi arabescati, ceramiche di buona fattura, alcune opere di rilievo attribuite ai Crivelli, una consistente raccolta di stampe e numerosi ritratti di esponenti della famiglia Lovera e di casate a essa imparentate, in particolare degli Arcatori (Arcour). Di notevole interesse erano anche alcuni originali raffiguranti le cacce di Stupinigi con le fastose corti regali del tempo, probabilmente acquisiti in seguito dal principe Umberto per il castello di Racconigi.

Erano inoltre presenti numerose carte relative al ramo dei Lovera, ma non tali da richiedere una trattazione analitica. Nell’asse ereditario dei Ressico rientrava anche una villa situata nel territorio di Moncalieri, detta di Santa Brigida, nella quale confluirono, per vie non chiaramente documentate, diversi arredi provenienti dai Sandri Trotti, fra cui alcuni pezzi di particolare pregio e i ritratti dei due vescovi Sandri Trotti, incorniciati in modo sontuoso.

Nella medesima sede erano conservate, seppure trascurate ma ordinate, le carte di questi casati e una serie dei loro ritratti, rimasti in larga parte all’interno della famiglia.

Archivio familiare La famiglia Sandri Trotti disponeva di un archivio familiare di notevole consistenza, formato nel corso dei secoli e comprendente documentazione genealogica, feudale, patrimoniale e istituzionale. Il nucleo principale dell’archivio copriva un arco cronologico esteso dal XIII secolo alla prima età contemporanea e rifletteva l’evoluzione del casato, i suoi rapporti con la Casa Savoia e le numerose acquisizioni feudali e onorifiche..

La documentazione comprendeva pergamene originali munite di sigilli, copie autenticate di atti medievali e moderni, investiture feudali, convenzioni con comunità locali, atti di lite, testamenti, inventari patrimoniali e prove di nobiltà. Un ruolo rilevante era svolto anche da volumi manoscritti e a stampa contenenti genealogie, alberi di discendenza e raccolte documentarie predisposte tra il XVII e il XVIII secolo a fini di legittimazione nobiliare e amministrativa. Particolare rilievo assumevano le carte relative ai feudi di Mombasiglio e di Coazze, per i quali la documentazione risulta pressoché continua dalla piena età medievale fino alla fine dell’Ancien Régime..

Per vicende successorie, una parte significativa dell’archivio fu trasferita presso la villa di Santa Brigida, nel territorio di Moncalieri, insieme a ritratti di famiglia e ad altri beni di pregio. Dopo l’estinzione del ramo principale dei Sandri Trotti e il passaggio ereditario ai Falletti di Coazze, le carte rimasero a lungo conservate nella stessa sede, senza essere oggetto di sistematica consultazione. In epoca successiva, il complesso documentario confluì nell’archivio di Margarita, dove fu riunito con l’archivio dei Solaro della Margarita.

Accanto al nucleo principale, risultano attestati fondi documentari parziali relativi a famiglie imparentate o collegate ai Sandri Trotti, tra cui i De Morri di Castelmango, i Bruno di Samone, i Falletti di Coazze, i Lamberti di Castelletto e il ramo dei Lovera di Savigliano. Nel loro insieme, queste carte costituiscono una fonte di primaria importanza per lo studio della storia feudale, genealogica e istituzionale dell’area subalpina tra Medioevo ed età moderna.

Armoriale Accanto allo stemma proprio dei Trotti, nel ramo dei Sandri Trotti si sviluppò uno stemma composto,. generatosi per via matrimoniale dalle casate confluite nella famiglia.

StemmaTitoliBlasonaturaPeriodoArma anticaTroncato d'oro e d'azzurro.–Conti di MombasiglioScudo inquartato: nel primo e nel quarto bandato d’oro e di rosso; nel secondo e nel terzo fasciato d’oro e di nero; sul tutto uno scudetto troncato d’oro e d’azzurro.1602 – 1759Conti di CoazzeScudo inquartato: nel primo e nel quarto bandato d’oro e di rosso; nel secondo e nel terzo fasciato d’oro e di nero.1605 – 1828