Apollo (; ) è, nella religione greca e romana, il dio della musica, delle arti mediche, delle scienze, dell'intelletto e della profezia, degli amori sfortunati e del Sole. Il suo simbolo principale è la lira. In quanto dio delle arti, Apollo è la guida delle Muse"Le Muse naturalmente sono per i greci le figlie di Zeus e Mnemosýne, "la Memoria", ma è Apollo la loro guida". Walter Burkert. Griechische Religion der archaischen und klassischen Epoche, Stuttgart 1977 in italiano La religione greca di epoca arcaica e classica, Milano, Jaca Book, 2003, p. 295.

È anche descritto come un provetto arciere in grado di infliggere, con la sua arma, terribili pestilenze ai popoli che lo osteggiavano, e dava una morte leggera a chi lo meritava. In quanto protettore della città e del tempio di Delfi, Apollo è anche venerato come dio oracolare capace di svelare, tramite la sacerdotessa, detta Pizia, il futuro agli esseri umani; anche per questo era adorato nell'antichità come uno dei più importanti Olimpi.

Culto di Apollo Apollo in Grecia

Apollo era uno degli dei più celebri e influenti nell'antica Grecia.; ed erano due le città che si contendevano il titolo di luoghi di culto principali del dio: Delfi, sede del già citato oracolo, e Delo, dove è nato con la gemella Artemide. L'importanza attribuita al dio è testimoniata anche da nomi teoforici come Apollonio o Apollodoro, comuni nell'antica Grecia, dalle molte città che portavano il nome di Apollonia, dall'ideale del koûros (κόρος, "giovane"), che gli appartiene e dà il "suo carattere peculiare alla cultura greca nel suo complesso".. Il dio delle arti veniva inoltre adorato in numerosi siti di culto sparsi, oltre che sul territorio greco, anche nelle colonie disseminate sulle rive africane del Mediterraneo, nell'esapoli dorica in Caria, in Sicilia e in Magna Grecia.

Come divinità greca, Apollo è figlio di Zeus e di Leto (Latona per i Romani) e fratello gemello di Artemide (per i Romani Diana), dea della caccia e più tardi una delle tre personificazioni della Luna (Luna crescente), insieme con Selene (Luna piena) ed Ecate (Luna calante).

Nell'antichità greca Apollo venne anche identificato come dio del Sole e messo in relazione con Elio, quale portatore di luce e auriga del cocchio solareHerbert Jennings Rose, Elio in "Oxford Classical Dictionary" 1970; trad. it. Dizionario di antichità classiche. Cinisello Balsamo (Milano), San Paolo, 1995, p. 1084-5. Nella Religione romana, non aveva nessuna controparte, e il suo culto venne introdotto a Roma circa nel 421 a.C. In ogni caso, presso i Greci Apollo ed Elio rimasero entità separate e distinte nei testi letterari e mitologici dell'epoca, ma non nel culto, dove Apollo era ormai stato assimilato con ElioCuriosa è la vicenda del figlio Fetonte, il quale fu fulminato da Zeus poiché aveva rubato di nascosto il cocchio del sole del padre che glielo aveva negato. H. Hoffmann, 1963. "Elio," nel Journal of the American Research Center in Egypt 2, pp. 117-23; cf. Yalouris, no. 42.. In Grecia e nel mondo ellenistico il culto del dio è attestato dalla diffusione dei nomi Apollodoro (dono di Apollo) ed Eliodoro (dono di Helios).

Apollo a Roma

A differenza di altri dei, Apollo non aveva un equivalente romano diretto: il suo culto venne importato a Roma dal mondo greco, ma fu mediato anche dalla presenza nel pantheon etrusco di un dio analogo, Apulu. Nel 431 a.C. ad Apollo Medicus fu intitolato un tempio in una zona dove già sorgeva un sacello o un'area sacra di nome ApollinarTito Livio, Ab urbe condita III, 63, 7, in occasione di una pestilenza avvenuta nella città due anni prima. Durante la seconda guerra punica, invece, vennero istituiti i Ludi Apollinari, giochi in onore del dioCome ci dice lo storico Livio vennero istituiti sotto il consolato di Quinto Fulvio Flacco e Appio Claudio Pulcro (212 a.C. (Periochae 25.3), e organizzati da Publio Cornelio Silla (Ab Urbe condita XXV, 2, 3, 12, 15, 32, 41). Il culto venne incentivato poi, in epoca imperiale, dall'imperatore Augusto, che per consolidare la propria autorità asserì di essere un protetto del dio, che avrebbe anche lanciato un fulmine nell'atrio della sua casa come presagio fausto per la sua lotta contro Antonio; tramite la sua influenza Apollo divenne uno degli dei romani più importanti. Dopo la battaglia di Azio l'imperatore fece rinnovare e ingrandire l'antico tempio di Apollo Sosiano, istituì dei giochi quinquennali in suo onore e finanziò anche la costruzione del tempio di Apollo Palatino sull'omonimo colle dove fu conservata la raccolta di oracoli detta Libri sibilliniAugusto "radunò tutte le profezie greche e latine che [...] erano tramandate tra il popolo, circa duemila, e le fece bruciare. Conservò solo i libri sibillini e, dopo un'attenta selezione, li pose in due armadi dorati ai piedi della statua di Apollo Palatino" Svetonio, Augustus, 31. In onore del dio, e per compiacere il suo imperatore, il poeta romano Orazio compose inoltre il celebre carmen saeculare.

Con il tempo il culto di Apollo si fuse con quello di Elio o Sole"[...] le diverse proprietà del Sole diedero origine a nomi degli dèi. Di qui i primi sapienti proclamarono il principio hèn tò pan (il tutto è unico). Dunque chiamarono Apollo la proprietà divinatrice e curatrice del Sole" (Macrobio. Saturnali I, 17, 4-5. Traduzione di Nino Marinone; Torino, Utet, 1987), per poi essere associato al Sol Invictus, appellativo religioso usato per diverse divinità che finirono per essere fra loro assimilate all'interno di un monoteismo "solare"Cfr. a titolo esemplificativo Giovanni Filoramo, Che cos'è la religione, Torino, Einaudi, 2004, p.190.Per una disamina più approfondita sul "monoteismo solare" cfr., ad esempio, il capitolo VIII, Monoteismo solare, in Storia della religiosità greca di Wilhelm Nestle tradotto in lingua italiana dalla Nuova Italia di Firenze nel 1973..

Apollo presso gli Etruschi

Nella religione etrusca è possibile trovare un corrispettivo di Apollo nel dio dei tuoni Aplu o Apulu. Tuttavia non è ancora chiaro se l'immagine del dio etrusco sia derivata dal dio grecoIl nome di Aplu o Apulu non arrivò direttamente dalla Grecia ma attraverso la mediazione di un centro latino, probabilmente Preneste. Cfr. . Quale dio della profezia presso gli Etruschi però trovava un corrispettivo anche in Suri.

Attributi ed epiteti

Apollo è normalmente raffigurato coronato di alloro, pianta simbolo di vittoria, sotto la quale alcune leggende volevano che il dio fosse nato e anche in virtù dell'epilogo del suo infatuamento per Dafne (che in greco significa lauro, alloro)Robert Graves, The Greek Myths. Part 1. Penguin Books, 1955. pp. 21.K – 21.L.. Suoi attributi tipici sono l'arco, con le sue portentose frecce, e la cetra. Altro suo emblema caratteristico è il tripode sacrificale, simbolo dei suoi poteri profetici. Animali sacri al dio sono i cigni (simbolo di bellezza), le cicale (a simboleggiare la musica e il canto), e ancora i falchi, i corvi, i delfini, in cui spesso il dio amava trasformarsi. Altro simbolo di Apollo è il grifone, animale mitologico di lontana origine orientaleJohn Henry Freese, "Apollo". In Chisholm, Hugh (ed.). Encyclopædia Britannica. Vol. 2 (11. ed.). Cambridge University Press, 1911 p. 185.

Come molti altri dei greci, Apollo ha numerosi epiteti, atti a riflettere i diversi ruoli, poteri e aspetti della personalità del dio stesso. Il titolo di gran lunga maggiormente attribuito ad Apollo (e spesso condiviso dalla sorella Artemide) era quello di Febo, letteralmente "splendente" o "lucente", riferito sia alla sua bellezza sia al suo legame con il sole (o con la luna nel caso di Artemide). Quest'appellativo venne mutuato e utilizzato anche dai Romani.

Altri epiteti del dio sono: Akesios o Akestor, dal comune significato di guaritore, simile a Alexikakos ("colui che scaccia - o tiene lontano - il male")Leonhard Schmitz, sub voce in William Smith, Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, Boston 1867. Argurotoxos (dall'arco d'argento)Omero, Iliade I 37 Boedromios, "colui che viene in aiuto", festeggiato in Atene durante le Boedromie nel mese di Boedromione in ringraziamento al dio per l'aiuto nelle imprese militari. Carneio, antica divinità dorica in seguito associata a lui. Lykeios e Lykegenes (nativo della Licia)Robert Graves, The Greek Myths 1955, p. 36. Musagete (guida delle Muse). Thargelios in quanto apportatore del fecondo calore che matura i prodotti della terra. Il settimo giorno dell'undicesimo mese (Targelione) era festeggiato nelle Targelie e consacrato al dio.

Mito Nascita

Apollo nacque, come sua sorella gemella Artemide, dall'unione extraconiugale di Zeus con LetoLuke e Monica Roman, Encyclopedia of Greek and Roman Mythology. Infobase Publishing, 2010, p. 85. ISBN 9781438126395. Quando Era seppe di questa relazione, desiderosa di vendetta, proibì alla partoriente di dare alla luce suo figlio su qualsiasi terra, fosse essa un continente o un'isola. Disperata, Leto vagò fino a giungere sull'isola di Delo, appena sorta dalle acque e, stando al mito, ancora galleggiante sulle onde e non ancorata al suolo. Essendo, perciò, Delo non ancora una vera isola, Leto poté darvi alla luce Apollo e Artemide, precisamente ai piedi del Monte CintoIgino, Fabulae, 140.

Secondo l'Inno omerico ad Apollo Delio la vendicativa Era, pur di impedirne la nascita, giunse a rapire Ilizia, la dea del parto. Solo l'intervento degli altri dei, che offrirono alla regina dell'Olimpo una collana di ambra lunga nove metri, riuscì a convincere Era a desistere dal suo intento. I miti riportano che Artemide fu la prima dei gemelli a nascere, e che abbia in seguito aiutato la madre nel parto di Apollo. Questi nacque in una notte di plenilunio, che fu da allora il giorno del mese a lui consacrato: nel momento in cui nacque il dio, cigni sacri vennero a volare sopra l'isola, facendone sette volte il giroCallimaco, Inno a Delo.

Sempre secondo Igino Era aveva inviato il serpente Pitone a inseguire Leto tutta la vita, impedendo, così, a chiunque di ospitarla e darle un rifugio.

Genealogia (Esiodo)

Giovinezza: l'uccisione di Pitone e istituzione dell'Oracolo di Delfi

Poco più che bambino, Apollo si cimentò nell'impresa di uccidere il serpente gigante Pitone, colpevole di aver tentato di stuprare Leto mentre questa era incinta del dio. Partito da Delo, Apollo subito si diresse verso il monte Parnaso, dove si celava il serpente Pitone, nemico di sua madre, e lo ferì gravemente con le sue frecce forgiate da Efesto. Pitone si rifugiò presso l'oracolo della Madre Terra a Delfi, città così chiamata in onore del mostro Delfine, compagna di Pitone; ma Apollo osò inseguirlo anche nel tempio e lo finì dinanzi al sacro crepaccio. La Madre Terra, oltraggiata, ricorse a Zeus che non soltanto ordinò ad Apollo di farsi purificare a Tempe, ma istituì i giochi pitici in onore di Pitone, e costrinse Apollo a presiederli per penitenza. Apollo, invece di recarsi a Tempe, andò a Egialia in compagnia della sorella Artemide, per purificarsi; e poiché il luogo non gli piacque, salpò per Tarra a Creta, dove re Carmanore eseguì la cerimonia di purificazione. Al suo ritorno in Grecia, Apollo andò a cercare Pan, il dio arcade dalle gambe di capra e dalla dubbia reputazione, e dopo avergli strappato con blandizie i segreti dell'arte divinatoria, si impadronì dell'oracolo delfico e ne costrinse la sacerdotessa, detta pitonessa o la Pizia, a servirlo.

Apollo e Tizio