La Necropoli del Caolino è una necropoli protovillanoviana nel territorio del comune di Cerveteri.
Descrizione La necropoli villanoviana del Caolino, individuata nel 1951 in occasione di lavori per l’estrazione dell’argilla, da cui deriva la denominazione del sito, occupava la sommità di una modesta altura presso Monte Sughereto, nel comprensorio del Sasso di Furbara (Cerveteri). Il rinvenimento restituì 42 tombe, riferibili a un arco cronologico compreso tra circa il 750 e il 700 a.C., dunque a una fase avanzata della prima età del Ferro.
I ritrovamenti indicano come il sito, frequentato sin dal'età del Bronzo medio, abbia ospitato una comunità che raggiunse il suo apice nel Bronzo Finale, che abbandonò il sito durante l'età del primo Ferro, probabilmente a favore della vicina Caere.
Nel suo complesso, il sepolcreto documenta una comunità caratterizzata da una marcata coerenza rituale, leggibile soprattutto nella netta prevalenza di tombe a inumazione in fossa con deposizione singola. A tale quadro maggioritario si affiancano, tuttavia, alcune varianti significative, quali una sepoltura bisoma, alcune fosse prive di deposizione e tre cremazioni in pozzetti di grandi dimensioni: elementi che, pur non alterando l’impianto rituale dominante, segnalano la presenza di eccezioni funerarie.
Le fosse sono generalmente orientate est-ovest, profonde, riempite di sassi e segnalate in superficie da elementi lapidei. La deposizione del defunto segue uno schema ricorrente: posizione supina, supporto ligneo, pietre lungo il corpo e massi alle estremità, elementi che indicano un rituale condiviso e strutturato a livello comunitario. Anche i corredi mostrano una certa coerenza interna. Il sito ha restituito una quantità limitata di vasellame, mentre ricorrono più spesso oggetti personali e ornamentali, come fuseruole, vasetti, fibule, perle in pasta vitrea, anelli, distribuiti secondo associazioni abbastanza regolari sul corpo della sepoltura, altro elemento che suggerisce l’esistenza di un repertorio funerario codificato, non casuale.
Entro questa base rituale comune emergono tuttavia differenze di status, visibili soprattutto nelle tombe più ricche, dove compaiono materiali preziosi e oggetti di pregio, come oro, argento, ambra, faïence, avorio. La necropoli sembra quindi riflettere una comunità socialmente differenziata, ma rappresentata attraverso un linguaggio funerario sostanzialmente unitario.
In questo quadro si collocano anche elementi eccezionali, come la lente in cristallo di rocca della tomba 4, che il sito presenta come reperto di particolare rilievo tecnico e simbolico. Inoltre, i confronti con contesti di Tarquinia e Veio inseriscono la necropoli del Caolino in una rete più ampia di relazioni culturali dell’Etruria protostorica, coerente con la posizione strategica del Sasso di Furbara.
Reperti La tomba 42 ha restituito un’imbarcazione monossile, La barca cenotafio, ricavata da un unico tronco d’albero scavato all’interno, in quercia che è stata deposta in una fossa costruita come le altre tombe della necropoli, e per questo è interpretata come un cenotafio, cioè una sepoltura memoriale. L'analisi al radiocarbonio ha confermato la datazione all'VIII secolo a.c.
Il ritrovamento fu accidentato e danneggiò parte del legno, ma consentì di recuperare frammenti tessili di grande interesse, realizzati con la tecnica di tessitura a tavolette, tra i più antichi rinvenimenti di questo tipo in Italia. Il reperto, esposto al Museo delle Civiltà di Roma, è importante non solo per la sua rarità, ma perché aiuta a comprendere meglio pratiche funerarie e il livello tecnico della comunità del Caolino.
Note
Voci correlate Caere Cerveteri (sito archeologico) Museo nazionale cerite
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