Biografia Originario di Novara di Sicilia, Tindaro Calabrese è riconosciuto dai pentiti come uno dei maggiori esponenti del panorama mafioso di Barcellona Pozzo di Gotto e dintorni (cosiddetta famiglia barcellonese), più nello specifico è stato definito il "capo" dell'ala mafiosa definita clan dei Mazzarroti.

Secondo quanto riferito da Carmelo D'Amico in un interrogatorio, Calabrese sarebbe stato fatto uomo d'onore da Angelo Santapaola secondo il rituale del "battesimo". Sempre secondo D'Amico, il Calabrese pare si recasse numerose volte a Palermo, come ambasciatore della mafia della provincia di Messina per consultarsi con alcuni dei maggiori esponenti palermitani, ovvero Salvatore Lo Piccolo e Sandro Lo Piccolo che proprio nelle vicinanze di Barcellona sembra abbiano trascorso la latitanza. Calabrese è stato inoltre ritenuto un "protettore" della latitanza di Gaspare Pulizzi (boss di Carini) a Capo D'Orlando.

Secondo le deposizioni del pentito Carmelo D'Amico nel Maxiprocesso Nebrodi, Tindaro Calabrese nel 98 avrebbe fatto parte della "commissione" di mediatori tra i due clan tortoriciani dei Batanesi e dei Bontempo Scavo, insieme ad altri barcellonesi ed al boss mistrettese Sebastiano Rampulla.

Secondo i collaboratori D’Amico e Siracusa, avrebbe avuto nelle amministrative del 2007 a Furnari, Mazzarrà e Novara di Sicilia un ruolo manipolatorio. Tuttavia Calabrese pare abbia smentito per quanto riguarda il comune di Furnari, dichiarando di non avere avuto alcuna influenza.

Venne arrestato nel 2008 a seguito dell'operazione "Vivaio" e ristretto al regime di 41-bis.

Nel 2009 sono state poste sotto sequestro 2 aziende di allevamento e casearie, oltre 600 capi di bestiame, la casa, 3 auto, una jeep e tutti i conti correnti, intestati a lui e famiglia.

Note