Il negro di Pietro il Grande (Ара́п Петра́ Вели́кого, Arap Petra Velikogo) è un romanzo storico incompiuto di Aleksandr Sergeevič Puškin, scritto tra il 1827 e il 1828. Il testo fu il primo tentativo di Puškin di dedicarsi alla prosa.
Storia editoriale
Puškin iniziò a scrivere il romanzo nel luglio 1827 a Michajlovskoe e nella primavera successiva lesse una bozza del testo ad alcuni amici, incluso il poeta Pëtr Andreevič Vjazemskij. Due diversi frammenti del testo furono pubblicati negli anni successivi: il primo nell'almanacco Severnye Cvety nel 1829 e il secondo sul giornale Literaturnaja Gazeta nel marzo 1830. I due capitoli esistenti furono poi pubblicati postumi su Sovremennik nel 1837, con il titolo attuale; dato che Puškin non ne aveva scelto uno, fu un editore a battezzare l'opera Il negro di Pietro il Grande.
Il protagonista Ibrahim è ispirato al bisnonno materno di Puškin, Abram Petrovič Gannibal, un africano giunto in Russia durante il regno di Pietro il Grande. Unendo il suo interesse per la storia e la genealogia, Puškin cominciò a scrivere l'opera con l'intento di rappresentare la Russia in un periodo di profonda trasformazione all'inizio del XVIII secolo. Il critico Vissarion Grigor'evič Belinskij ha osservato che se il romanzo fosse stato completato, sarebbe diventato un capolavoro del genere.
Trama Pietro il Grande manda il suo figlioccio, Ibrahim, un moro di ventisette anni, a Parigi per formarsi all'Accademia di Artiglieria. Qui Ibrahim incontra e si innamora della Contessa D., una donna sposata. La nobildonna resta incinta e dà alla luce un bambino mulatto, che viene però scambiato nella culla con un neonato caucasico per non far insospettire il marito.
Di ritorno in patria, Ibrahim viene nominato dallo zar tenente comandante del Reggimento Preobraženskij. La Contessa D., però, scrive a Ibrahim chiedendogli di lasciare San Pietroburgo per tornare a Parigi da lei. Tuttavia, Ibrahim scopre che la donna ha un nuovo amante e, in ogni caso, lo zar ha altri piani per lui.
Lo zar invia il boiardo Gavrila Afanas'evič Rževskij a offrire a Ibrahim la mano della figlia diciassettenne, Natal'ja Gavrilovna. Il nonno della ragazza è orripilato all'idea, ma Gavrila spiega al padre che Ibrahim è il figlio di un sultano arabo venduto come schiavo a Costantinopoli e lì riscattato dall'ambasciatore russo. Ibrahim comincia quindi a frequentare assiduamente la casa di Gavrila, ma dopo due settimane non è ancora riuscito a vedere la sua promessa sposa. Natal'ja infatti non può tollerare l'idea di sposare un uomo di colore.
Stando a Aleksej Nikolaevič Vul'f, amico di Puškin, il romanzo si sarebbe concluso con Natal'ja che, costretta a sposarsi, fugge dal marito, dà alla luce un bambino caucasico e viene quindi rinchiusa in un convento per punizione.
Adattamento cinematografico
Aleksandr Naumovič Mitta ha diretto un adattamento cinematografico dell'opera di Puškin, intitolata Skaz pro to, kak car' Pëtr arapa ženil.
Edizioni
Note
Collegamenti esterni
Categoria:Romanzi di Aleksandr Puškin Categoria:Romanzi storici Categoria:Romanzi incompiuti di autori russi Categoria:Romanzi ambientati a Parigi Categoria:Pietro I di Russia