È noto sia per la fase figurativa della sua prima maturità, caratterizzata da un disegno di straordinaria intensità psicologica, sia per la progressiva dissoluzione della figura umana nelle opere tarde, costruite su un linguaggio astratto che egli stesso contribuì a definire nel corso degli anni cinquanta.

Glasco occupa un posto singolare nella storia dell'arte americana per i legami profondi che lo unirono al Messico — dove studiò, incontrò Rufino Tamayo e tornò più volte nel corso della vita — e per la sua particolare capacità di mantenere una posizione indipendente rispetto alle correnti dominanti dell'arte del dopoguerra. Nei suoi anni newyorkesi fu introdotto da Alfonso Ossorio in un ambiente che comprendeva Jackson Pollock, Lee Krasner, Willem de Kooning e Jean Dubuffet; in seguito strinse amicizie decisive con artisti di generazioni più giovani, tra cui Julian Schnabel e George Condo.

Giovinezza e formazione Joseph Glasco nacque il 19 gennaio 1925 a Pauls Valley, Oklahoma, e crebbe a Tyler, Texas. I suoi genitori erano Lowell e Pauline Glasco. Ebbe tre fratelli — Gregory, Gordon e Michael — e due sorelle, Anne Brawley e Marion Chambers (sposata con l'industriale petrolifero C. Fred Chambers).

In un convitto di Saint Louis scoprì la propria vocazione artistica. Successivamente si iscrisse all'Università del Texas ad Austin, finché la chiamata alle armi, seguita all'entrata in guerra degli Stati Uniti, non interruppe i suoi studi.

La Seconda guerra mondiale e il primo incontro con l'Europa Arruolato nell'esercito americano, Glasco prestò servizio nel teatro europeo come soldato semplice nella Terza Armata del generale George S. Patton. Partecipò alla Battaglia delle Ardenne — una delle più sanguinose del fronte occidentale, combattuta nell'inverno del 1944–1945 — e per il proprio coraggio in combattimento fu decorato con la Stella di Bronzo.

Al termine della guerra, in attesa degli ordini di rimpatrio, fu assegnato alla Portsmouth School of Art di Bristol, in Inghilterra. Fu questa una circostanza fortunata: durante quel soggiorno ebbe i primi contatti diretti con la scena artistica europea, visitò i teatri londinesi e compì un breve viaggio a Roma, allora ancora in fase di ricostruzione postbellica, dove i musei erano in gran parte chiusi ma le chiese aperte. Quella prima immersione nell'arte italiana — affrescata nelle absidi, scolpita nelle navate — avrebbe lasciato un'impronta duratura.Raeburn, Michael (2015). Joseph Glasco: The Fifteenth American. London: Cacklegoose Press. .

Messico: San Miguel de Allende e Città del Messico (1948) Rientrato in Texas, Glasco lavorò brevemente a Dallas come illustratore pubblicitario. Compreso rapidamente che quella non era la sua strada, si trasferì a Los Angeles per studiare con Rico Lebrun al Jepson Art Institute. Nel Natale del 1947 lesse su Life un articolo intitolato «GI Paradise», che descriveva una scuola d'arte a San Miguel de Allende, in Messico, fondata dall'intellettuale peruviano Felipe Cossío del Pomar: l'articolo generò oltre seimila domande di ammissione da parte di veterani di guerra; Glasco fu tra i cento selezionati.

Arrivò in Messico nel febbraio del 1948. La scuola — che sarebbe diventata il precursore del celebre Instituto Allende — operava nell'antico convento delle monache dell'Immacolata Concezione. Glasco abbandonò San Miguel prima della fine dell'anno accademico e fu ammesso alla Scuola Nazionale di Pittura e Scultura «La Esmeralda» di Città del Messico.

Nella capitale visse quasi un anno, frequentando i circoli artistici della città. Lì conobbe Roberto Montenegro — pittore, muralista e illustratore, una delle figure più rispettate del Messico artistico del Novecento — e soprattutto Rufino Tamayo e sua moglie. Tamayo, nato a Oaxaca nel 1899 da ascendenza zapoteca, era allora già una figura centrale del modernismo messicano; per un periodo occupò l'appartamento e lo studio che Glasco aveva in città. Glasco avrebbe ricordato quell'incontro con affetto profondo: «Passai giù un anno intero. Me la spassai alla grande. Dipinsi un po'. Conobbi tanti artisti. Tamayo e sua moglie... Sono persone dolcissime, e imparai moltissimo da loro.»

L'influenza di Tamayo è riconoscibile nelle prime opere a olio di Glasco: la rappresentazione ieratica delle figure, le texture dense della materia pittorica, il colore inteso come tonalità generale che avvolge la composizione. Prima di lasciare il Messico, Glasco partecipò alla mostra «Veterans in Mexico» alla Scuola Nazionale di Arti Plastiche, ottenendo il secondo premio con il dipinto Pelvis Bone; Tamayo era tra i membri della giuria.

New York e il riconoscimento internazionale (1949–1960) Nel febbraio del 1949 Glasco si trasferì a New York. Poco dopo il suo arrivo conobbe Alfonso Ossorio, artista e mecenate di generosa ospitalità, che lo introdusse in un circolo comprendente Jackson Pollock, Lee Krasner, Willem de Kooning, Jean Dubuffet e Clyfford Still.

A venticinque anni tenne la sua prima personale alla Perls Gallery di New York. L'esito fu clamoroso: divenne l'artista più giovane la cui opera fosse entrata — in occasione di una collettiva di espressionisti astratti — nella collezione permanente del Museum of Modern Art di New York. La sua opera Big Sitting Cat (1949) fu acquisita dal MoMA, e il Metropolitan Museum of Art acquistò nello stesso anno un suo disegno.«Deaths: Joseph Glasco, Abstract Expressionist». Washington Post, 11 giugno 1996.

Alla chiusura della Perls Gallery, Glasco passò alla Catherine Viviano Gallery, che rappresentava anche il lascito di Max Beckmann e importanti artisti europei e americani. Lì conobbe Stanley J. Seeger, collezionista di Picasso, che divenne uno dei suoi mecenati più fedeli. Joseph Hirshhorn fu un altro raccoglitore significativo delle sue opere: nel 1966 la Smithsonian Institution creò a Washington l'Hirshhorn Museum and Sculpture Garden per ospitare la sua collezione, tra cui dipinti e sculture di Glasco.

Lo Studio Paul Facchetti e Parigi (1952) Nel 1952 Glasco fu tra gli artisti esposti allo Studio Paul Facchetti di Parigi — la galleria che aveva aperto l'espressionismo astratto americano al pubblico europeo. La sua opera Boy (1950) portava il numero 58 del catalogo dello Studio e fu riprodotta in Un Art Autre (Parigi, 1952) di Michel Tapié, il testo fondativo che definì e divulgò il concetto di «art informel».Villemur, Frédérique (2004). Paul Facchetti: The Studio. Informal Art and Lyrical Abstraction. Arles: Actes Sud. .

Questa partecipazione collocò Glasco accanto a Jackson Pollock — la cui prima personale europea Facchetti aveva organizzato nel marzo del 1952 — nonché ad Alfonso Ossorio, Jean Dubuffet, Sam Francis, Georges Mathieu e altri rappresentanti dell'astrazione lirica. La presenza di Glasco in questo momento cruciale dell'avanguardia parigina attesta il precoce riconoscimento della sua opera nei circoli artistici più esigenti d'Europa.

Italia: Roma, Venezia, Ischia (1952) Nella primavera del 1952, Glasco attraversò l'Atlantico sulla Île de France insieme al suo compagno, lo scrittore William Goyen. I due si fermarono prima a Parigi, dove visitarono una mostra di Jean Dubuffet al Cercle Volney e incontrarono il pittore nel suo studio. Da Parigi proseguirono verso Venezia, dove Glasco fece visita a Peggy Guggenheim nel suo palazzo al Canal Grande — Palazzo Venier dei Leoni — profondamente colpito dalla collezione che lei vi aveva raccolto.

Il 6 aprile si stabilirono a Roma, in un appartamento-studio al 53B di Via Margutta — lo stesso edificio dove Picasso aveva avuto uno studio nel 1917 — in affitto per sei mesi da un conte Borromeo. La sera prima, il 5 aprile, Glasco aveva inaugurato una mostra di ventiquattro disegni alla Viviano Gallery, accolta con favore dalla critica. A Roma frequentò artisti italiani come Afro e il fratello scultore Mirko, la clavicembalista Sylvia Marlowe e la pianista Elsie Rieti, moglie del compositore Vittorio Rieti. Assistette al festival della Musica del XX Secolo organizzato nell'ambito del Congresso per la Libertà della Cultura, dove si eseguivano lavori di Milhaud, Stravinskij e Poulenc.

Fu a Roma e ad Ostia — l'antica città portuale di Roma — che Glasco realizzò una serie di disegni, tra cui lo studio di una celebre statua acefala di senatore, che avrebbero alimentato direttamente il grande dipinto Salome (1955). L'intensità di Roma risultò però alla fine opprimente: Goyen attraversò una grave crisi psicologica, e verso la fine di maggio i due lasciarono la città per trasferirsi a Forio, nell'isola d'Ischia, dove affittarono una casa a due piani. Glasco usò come studio la vecchia cucina di mattonelle con i suoi antichi forni da pane. In quegli stessi mesi anche W. H. Auden risiedeva a Forio.

Dopo soggiorni a Napoli e Capri, Glasco raggiunse Zurigo verso il 19 giugno, dove lui e Goyen visitarono Ernst Robert Curtius — mentore di Goyen colpito da un ictus — e assistettero al Festival di Zurigo, durante il quale videro Richard Burton interpretare Amleto con la compagnia del London Old Vic. A luglio Glasco era di nuovo in Italia per la Biennale di Venezia, dove incontrò Catherine Viviano e i fratelli Basaldella; il padiglione americano era rappresentato da Willem de Kooning e Ben Shahn.

Di ritorno a Taos, Glasco scrisse alla Viviano: «Ho ottenuto così tanto da questo viaggio. Ora riesco a vederlo tutto con più chiarezza e so cosa ha significato per me. Mi sento molto arricchito.»

Cy Twombly e Mykonos Intorno al 1961, attraverso la comune frequentazione del pittore italiano Afro, Glasco conobbe Cy Twombly a Mykonos. Twombly — anch'egli americano, ma dal 1957 stabilmente residente a Roma — condivideva con Glasco una posizione appartata rispetto alle correnti dominanti dell'arte americana del dopoguerra, oltre a una profonda familiarità con la cultura mediterranea e classica che entrambi avevano assorbito attraverso l'Italia. I due artisti si ritrovavano ogni estate sull'isola per molti anni. Quarant'anni dopo, entrambi sarebbero stati inclusi nella Biennale del Whitney del 1991, insieme a Jasper Johns, Ellsworth Kelly, Joan Mitchell, Robert Rauschenberg e Julian Schnabel.«Whitney Biennial 1991». whitney.org.

Viaggi e maturità stilistica (1962–1975) Dopo lunghi soggiorni nella tenuta di Alfonso Ossorio a East Hampton, Glasco si stabilì con Goyen a Taos, Nuovo Messico, dove divenne una figura dei «Taos Moderns» e conobbe Frieda Lawrence, vedova di D. H. Lawrence, la cui influenza sulla sua vita e opera fu duratura.

In questi anni la sua opera si sviluppò progressivamente dalle figurazioni molto stilizzate verso forme complesse con una geometria quasi cubista. I viaggi lo portarono in Grecia, alle Isole Canarie, in Portogallo, in Marocco e più volte in Messico. Agli inizi degli anni settanta si stabilì in un ampio loft dell'Ottocento a Galveston, Texas, che sarebbe diventata la sua residenza definitiva.

L'opera tarda (1975–1996) A metà degli anni settanta Glasco abbandonò definitivamente gli stili figurativi, surrealisti e cubisti per dedicarsi alla pittura astratta di grande formato. Sotto l'influenza di Ossorio aveva già cominciato a sperimentare il collage astratto agli inizi degli anni sessanta; a metà degli anni settanta le sue tele erano ormai pienamente astratte. Creava opere di grande intensità cromatica che ricoprivano l'intera superficie della tela in uno stile a mosaico ritmico e omogeneo: stendeva prima uno strato gestuale di pittura, poi ritagliava e incollava frammenti di tele appositamente dipinte. Glasco considerava questo approccio la naturale evoluzione del dripping di Jackson Pollock.

Parlò delle sue ultime opere in un'intervista video condotta con il sostegno della Mellon Foundation, con Carol Mancusi-Ungaro della Menil Collection e Marti Mayo, allora direttrice del Contemporary Arts Museum Houston.«Joseph Glasco». adp.menil.org.