La chiesa di Santa Maria d'Antico è un edificio di culto della frazione omonima di Maiolo, in provincia di Rimini, nell'Alta Valmarecchia. Dedicata alla Beata Vergine delle Grazie, è il principale complesso monumentale del territorio maiolese e conserva una statua invetriata attribuita alla bottega dei Della Robbia e un presbiterio rinascimentale decorato con 128 rosoni in pietra.

Storia Origini medievali La tradizione locale riconduce al IX secolo la presenza di un edificio cultuale ad Antico, in un periodo di capillare diffusione di pievi e cappelle rurali nel Montefeltro. Il contesto ecclesiastico è documentato dalla bolla Officii nostri di papa Onorio II del 1125, che confermò al vescovo Pietro le giurisdizioni della Chiesa di Montefeltro e costituisce il primo elenco noto delle pievi feretrane.

L'edificio conserva caratteri dell'architettura romanica appenninica (il portale a lunetta scolpita, il rosone in arenaria, l'impianto a navata unica) riferibili a una fase costruttiva non successiva all'XI-XII secolo.

I conti Oliva e il castello di Antico Le vicende della chiesa sono inscindibili da quelle del castello di Antico e dei conti Oliva. Una tradizione locale priva di riscontri coevi ricollega al 984 la prima concessione feudale del castello — allora detto «Bosco» — a un Oliva, che avrebbe ribattezzato il sito «Antico». Il racconto vuole un guerriero di nome Oliva, giunto in Italia al seguito di Ottone III, ricompensato con il castello. La ricerca storica vi riconosce un mito di fondazione: la ricostruzione prosopografica di Massimo Frenquellucci fa discendere i conti di Piagnano, come sono altresì noti gli Oliva, non da una stirpe germanica ma dal lignaggio romagnolo dei Ramberti-Berardini. I primi Oliva documentati come signori di Antico e Piagnano sono i fratelli Bisaccione II e Ugolino, attestati nel 1234; Girolamo Allegretti colloca l'origine della contea intorno al 1230.

Nei secoli successivi gli Oliva ampliarono i domini nell'Appennino montefeltrano, in rapporto con Malatesta, Montefeltro, Gonzaga e Medici, e ricoprirono cariche di podestà, capitani di giustizia e governatori nell'Italia centrale. Nel 1371, al tempo della Descriptio provinciæ Romandiolæ del cardinale Anglico de Grimoard, il castello di Antico contava trenta famiglie tassabili (fumantes).Testo latino in ; edizione critica in . Estintasi la casata nella seconda metà del Cinquecento, i domini furono devoluti alla Camera apostolica e aggregati non al Montefeltro, allora dei duchi di Urbino, ma alla Romagna, di cui divennero una enclave; Antico passò nel 1574 al Governo di Piandimeleto.

Commissioni artistiche Nel XV secolo la chiesa fu arricchita da un altorilievo nella lunetta del portale e, secondo una tradizione tramandata in copia manoscritta da Luigi Bartolini, dall'acquisto a Firenze di una statua invetriata della Madonna per iniziativa della confraternita locale, che la acquistò verso la metà del secolo. Il nome dell'artista e il prezzo restino privi di riscontro documentale.

La datazione del presbiterio è incerta: fonti locali la collocano al 1484, altre le posticipano al 1520.

Descrizione L'analisi architettonica dell'edificio rivela una sovrapposizione di fasi costruttive, in cui la sobrietà romanica delle origini dialoga con le successive aggiunte rinascimentali. Architettura esterna La facciata, in arenaria locale, è di impostazione romanica. Il rosone, nella parte alta, risale al XIII secolo. Il portale, rinascimentale, è sormontato da una lunetta con un altorilievo quattrocentesco raffigurante la Madonna misericordiosa nell'atto dell'abbraccio, secondo l'iconografia della Vergine delle Grazie. Il campanile, in corrispondenza della navata, ha richiesto nel XX secolo rilevanti interventi strutturali.

Interno L'interno è a navata unica, con una cantoria lignea sopra l'ingresso e affreschi votivi alle pareti. L'elemento di maggior rilievo è il presbiterio, nella zona absidale.

Il presbiterio Il presbiterio, attribuito per tradizione al conte Gian Francesco Oliva, presenta una decorazione ad arco con 128 rosoni in pietra arenaria, ciascuno di motivo diverso. Le fonti locali ne riferiscono lo stile all'ambiente brunelleschiano, intendendo un repertorio di ascendenza rinascimentale toscana e non un'attribuzione diretta a Filippo Brunelleschi.

Opere d'arte La Madonna con Bambino in terracotta invetriata L'opera di maggiore pregio è una statua in maiolica con pittura e doratura, catalogata con il soggetto Madonna con personaggi che implorano il suo aiuto, datata al secondo quarto del XV secolo e alta circa 105 cm. Scheda OA n. 1100073252, di livello inventariale, compilata nel 1994; datazione e attribuzione vi sono motivate da analisi stilistica. Le fonti locali la descrivono come una Madonna col Bambino in terracotta invetriata a smalto bianco e azzurro cobalto.

L'attribuzione è incerta. La scheda ICCD registra congiuntamente, su base stilistica, i nomi di Luca della Robbia (1400 ca.–1482) e del nipote Andrea della Robbia (1435–1525); le fonti divulgative oscillano fra l'uno, l'altro e la generica «Bottega dei Della Robbia». A favore di Andrea si espresse lo storico dell'arte Antonio Corbara in una lettera a Roberto Longhi del 12 novembre 1954, ipotizzando un modello di Desiderio da Settignano; il parere, incidentale, non ebbe sviluppi critici.. Corbara non nomina la chiesa: l'identificazione, proposta come probabile dal curatore, rinvia alla scheda di A. Bellandi in Lo splendore dei Malatesta, catalogo della mostra a cura di A. Donati, Milano, Electa, 2001, pp. 398-399, e a .

La tecnica fu messa a punto da Luca intorno al 1440 e trasmessa ad Andrea: la datazione ministeriale cade dunque nella fase iniziale della sperimentazione. L'ipotesi di un acquisto fiorentino non è anomala, poiché Luca e Andrea eseguirono a Firenze opere destinate alle Marche e alla Romagna, regioni che fuori dalla Toscana conservano il maggior numero di lavori robbiani. In assenza di perizia critica, l'opera va riferita alla bottega nel suo complesso.

Durante la seconda guerra mondiale, per sottrarla alle requisizioni, la comunità di Antico la nascose smontata nel sepolcro sotto l'altare. Al termine del conflitto fu riportata alla luce, ma le dorature subirono danni irreversibili per un lavaggio con acqua e soda.

L'organo L'organo a canne settecentesco, con 510 canne, è collocato sulla cantoria sopra l'ingresso; è stato restaurato nel 1993.

Gli affreschi Fra gli affreschi devozionali si segnala una raffigurazione di San Nicola e Santa Lucia, restaurata nel 1969-1970 dalla Soprintendenza ai Monumenti di Urbino.

Restauri del XX secolo Nel 1963 il Ministero della Pubblica Istruzione stanziò un milione di lire per il rifacimento del tetto. Completato l'intervento, emersero problemi di stabilità del campanile, che indussero il sindaco di Maiolo a sospendere nel giugno 1965 il suono delle campane.

Tra il 1965 e il 1967 si eseguirono il lavaggio delle murature, il consolidamento delle fondazioni, il parziale rifacimento del portale con sostituzione dell'architrave e la messa in sicurezza del campanile. Nel 1967 la chiesa fu riaperta al culto dopo circa quattro anni.

Note

Bibliografia

Voci correlate Della Robbia Terracotta invetriata Diocesi di San Marino-Montefeltro

Altri progetti

Collegamenti esterni

Categoria:Chiese della provincia di Rimini Categoria:Chiese romaniche dell'Emilia-Romagna Categoria:Maiolo Maria d'Antico