Deorum iniuriae diis curae è un celebre brocardo latino, citato da Tacito negli Annales (I, 73), che si traduce "delle ingiurie agli dei si occupino gli dei". Sottolinea il principio secondo cui i reati religiosi, come la bestemmia, dovrebbero essere puniti dalle divinità stesse e non dalla giustizia umana.

La frase riflette la visione romana arcaica, secondo cui gli uomini non devono difendere la maestà degli dei, poiché questi ultimi sono in grado di farlo da soli. Tiberio utilizzò questa massima per smorzare l'accusa di parodia o empietà (pergiuro) contro Augusto, sostenendo che l'offesa alla divinità è questione divina.

Sebbene il diritto romano antico tendesse a separare le offese agli dei da quelle umane, la concezione cambiò con l'avvento del Cristianesimo come religione di Stato (Editto di Tessalonica, 380 d.C.), dove la bestemmia divenne un crimine grave.

Note

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