Il processo (Der Process, Der Proceß, Der Prozeß, Der Prozess) è un romanzo incompiuto di Franz Kafka scritto in tedesco fra il 1914 e il 1915, pubblicato postumo per la prima volta nel 1925. Ritenuta una delle sue migliori opere, esso racconta la storia di Josef K., un uomo arrestato e perseguito dall'autorità senza che venga mai a sapere la natura del suo crimine. Nell'opera è indagata anche la passiva accettazione, da parte degli altri personaggi, dell’ineluttabilità di una giustizia che funziona come un fenomeno fisico, con sue logiche autoreferenziali e insondabili, contro cui a nulla servono la razionalità e la lucidità di Josef K., processato per motivi misteriosi. Chiara è l'influenza di Dostoevskij - che Kafka chiamava "parente di sangue" - in particolare dai suoi romanzi Delitto e castigo e I Fratelli Karamazov. Pur lasciandola incompiuta (alcuni capitoli intermedi non vennero ultimati e sopravvivono in forma frammentaria), Kafka scrisse il capitolo finale dell'opera.
Dal libro venne anche tratto un film omonimo nel 1962, diretto da Orson Welles e interpretato da Anthony Perkins e dallo stesso Welles.
Le Monde lo posiziona al 3º posto della classifica dei 100 migliori libri scritti nel ventesimo secolo.
Storia editoriale Il romanzo si compone di 10 capitoli, scritti principalmente fra l'agosto del 1914 e il gennaio del 1915, ma riveduti a più riprese da Kafka fino al 1917. Sebbene l'opera sia incompiuta, l'ordine dei capitoli rispecchia le indicazioni dell'autore, e sono presenti sia il capitolo iniziale sia quello finale.
Il manoscritto giunse nel 1920 nelle mani di Max Brod, amico di Kafka, che lo valutò come la più grande opera dello scrittore. Brod esaminò il manoscritto, eseguendo alcune piccole modifiche per compensarne le lacune, e contrariamente alla volontà dell'autore, che desiderava che l'opera fosse bruciata dopo la sua morte, pubblicò il romanzo nel 1925. Come scrisse Bruno Schulz nella prefazione dell'edizione del 1936La prefazione di Schulz viene riportata dall'edizione Feltrinelli come introduzione.:
Stile In questo romanzo più ancora che nelle altre sue opere, Kafka usa uno stile che serve lo scopo di rendere la narrazione spersonalizzante e angosciosa. I personaggi sono spesso indicati in modo parziale e criptico; dello stesso protagonista non viene mai chiaramente esplicitato il cognome (che rimarrà sempre 'K.'). La trama presenta diverse contraddizioni, che non sono però da attribuirsi all'incompiutezza dell'opera: in effetti, esse sono introdotte ad arte per mettere in dubbio qualsiasi punto di riferimento certo per il lettore e trascinarlo così in una condizione quasi onirica. Tutto ciò conferisce al romanzo un'aura spettrale e inquietante.
Trama Il protagonista del romanzo, Josef K., è impiegato come procuratore presso un istituto bancario. Una mattina, due uomini a lui sconosciuti si presentano presso la sua abitazione e lo dichiarano in arresto, senza tuttavia porlo in stato di detenzione. K. scopre così di essere imputato in un processo. Pensando ad un errore, decide di intervenire con tempestività per risolvere quello che ritiene essere uno spiacevole (ma temporaneo) malinteso.
Ben presto, K. si rende conto che il processo intentato nei suoi confronti è effettivamente in corso. K. tenta inizialmente di affrontare la macchina processuale con la logica e il pragmatismo che gli derivano dal suo lavoro presso la banca. Tuttavia né tempi e modalità di svolgimento del processo, né altri aspetti del suo funzionamento, vengono mai pienamente rivelati all'imputato, neppure nel corso della sua deposizione presso il tribunale. A K. non verrà mai comunicato il capo di imputazione che pende su di lui.
Dietro consiglio dello zio, K. affida a un avvocato il mandato di difenderlo. Pur rassicurando K. in merito all'impegno profuso per il suo caso, l'avvocato pare tuttavia procedere con la medesima opacità che è propria del tribunale, mettendo in atto iniziative la cui efficacia K. non è in grado di valutare appieno. K. decide infine di rimuovere il mandato all'avvocato, a dispetto del tentativo di dissuasione da parte dello stesso legale difensore. K. entrerà anche in contatto con un pittore, Titorelli, che sembrerà prodigarsi a suo vantaggio, anche in questo caso però senza effetti tangibili.
Questa rinuncia alla difesa prelude all'epilogo della vicenda. Josef K. viene infatti prelevato da due agenti del tribunale e condotto in una cava, dove viene giustiziato con una coltellata. K. muore in conseguenza di una condanna inflittagli da un tribunale che non lo ha mai informato in merito alla natura delle accuse a suo carico, e che non gli ha mai fornito alcun riferimento per attuare una vera difesa.
Arresto. Colloquio con la signora Grubach. Arriva la signorina Bürstner La mattina del suo trentesimo compleanno Josef K., procuratore finanziario in una delle più importanti banche cittadine, si risveglia con la sgradita sorpresa di trovarsi due uomini, a lui del tutto sconosciuti, ad attenderlo nella camera dove risiede in affitto; identificatisi molto laconicamente come agenti di polizia, chiamati rispettivamente Wilhelm e Franz, i due gli fanno chiaramente intendere che la loro intenzione è quella di arrestarlo, comunicandogli altresì che a suo carico sta già venendo imbastito un processo penale.
A Josef K. non viene fornita alcuna indicazione circa la colpa per cui sta per essere messo sotto processo ed i due agenti paiono voler eludere qualunque domanda dell'interessato. Questa situazione viene introdotta fin dal celebre incipit:
Benché sia da considerarsi dunque in stato d'arresto, gli agenti non tentano alcuna azione nei confronti di Josef ma anzi viene lasciato libero di continuare indisturbato con la propria vita di tutti i giorni; può anche recarsi a lavorare in banca come al solito. Frastornato da quest'improvviso avvenimento, il protagonista, dicendosi sicuro che tutta la faccenda sia soltanto un enorme e madornale malinteso, decide di intervenire il prima possibile per cercare di chiarire, pur nell'estrema opacità della situazione, la sua assoluta estraneità a qualunque crimine che gli si contesti.
Quella sera stessa, al ritorno dal lavoro, parla della faccenda con la sua affittuaria, la signora Grubach, che quella mattina aveva fatto accomodare i due agenti in camera sua mentre era ancora addormentato. La padrona di casa, giustificatasi per averli fatti entrare senza avvisarlo, tende però a sminuire la cosa e lo rassicura infatti sulla gravità dell'arresto:
In cerca d'un po' di compagnia e sostegno morale, va quindi a far visita alla vicina, la signorina Bürstner; al termine della conversazione - in cui ha ricostruito per filo e per segno la scena dell'arresto - e dopo essersi ripetutamente scusato per l'intrusione in camera sua, Josef improvvisamente si lascia trasportare dai propri sentimenti e la bacia.
Capitolo 2 - Primo interrogatorio Ricevuta una telefonata che lo convoca espressamente davanti alla corte per la domenica seguente, Josef K. si reca - ancora abbastanza fiducioso nella sua perfetta estraneità davanti ad ogni fatto imputatogli - alla prima udienza del processo intentatogli. Seguendo l'indirizzo che gli è stato consegnato si ritrova in un quartiere della periferia, abitato da famiglie povere: gli edifici presentano lo stesso identico aspetto dismesso ed egli fatica un po' a trovare la sede del tribunale. Quando riesce infine ad individuarne il palazzo preposto, scopre che l'aula di tribunale è alloggiata nella squallida soffitta dell'ultimo piano; qui incontra il giudice istruttore, che lo sta attendendo nell'aula gremita fino all'inverosimile.
Josef, anche se non ha ancora la più pallida idea di che cosa sia stato accusato, si lancia prontamente in un'appassionata ed accalorata arringa difensiva, arrivando ad attaccare anche il malfunzionamento della burocrazia giudiziaria. Fa così un lungo discorso in cui arriva a denigrare l'intera validità processuale, inclusi gli agenti che lo hanno così arbitrariamente dichiarato in arresto, accusandoli oltretutto d'essersi strafogati la sua colazione e d'averlo derubato d'alcuni capi di biancheria intima. Durante la lunga autodifesa, la moglie dell'usciere si trova occupata in un angolo buio in un'impegnativa attività sessuale con uno sconosciuto, il tutto però nella più assoluta indifferenza generale. Conclusa l'arringa, Josef si ritira dall'aula senza che alcuno dica alcunché.
Nella sala delle udienze deserte. Lo studente. Le cancellerie La settimana dopo, Josef K. decide di tornare in tribunale, volendo avervi un altro colloquio con la corte pur non essendo stato riconvocato, ma al suo arrivo ritrova l'aula spoglia e deserta, oltreché sporca. Imbattendosi nella moglie dell'usciere, Josef attacca a parlarle, mostrandosi baldanzoso e sicuro di sé e confidandole di non prendere seriamente né il processo né tantomeno la minaccia di un'eventuale condanna.
La donna è molto affascinante e tenta di sedurlo mostrandogli le gambe ed un accenno di biancheria intima; in cambio della sua compagnia si offre d'aiutarlo, dandogli informazioni e notizie fresche sulla propria causa al processo, ma uno studente che ha improvvisamente fatto irruzione finisce per portarsela via.
K. incontra poi l'usciere, che comincia subito a lamentarsi di come tutti trattino e s'approfittino della moglie, invitando poi K. a ribellarsi al suo posto; lo trascina dunque a visitare la cancelleria distrettuale situata nel sottotetto senz'aria del grigio casamento. Qui il protagonista incontra un imputato il quale, non credendo sia anche lui un accusato, lo strattona fino a spingerlo via, pensando che Josef non voglia altro che rubargli il posto in fila che è suo di diritto. Una ragazza poi, accompagnata ad un uomo che lei gli presenta semplicemente come "Informatore", lo aiuta infine a ritrovare l'uscita.
L'amica della signorina Bürstner Tornato a casa s'intrattiene, dopo un veloce scambio di convenevoli, in una conversazione su questa sua traversia legale con la signorina Montag, altra giovane affittuaria che divide la stanza con la Bürstner, ma mentre le sta parlando accoratamente del proprio caso sente attraverso le sottili pareti qualcuno muoversi assieme alla vicina nella camera a fianco: Josef a questo punto sospetta che la Bürstner lo stia facendo apposta per impedirgli di raccontar fino alla fine la propria storia. Poco dopo anche un altro inquilino, Lanz, s'intromette facendogli così perdere il filo del discorso. Sembrano quasi che siano in combutta contro di lui.
Il bastonatore Durante una normale giornata di lavoro in banca, Josef K. sente dei lamenti provenire da uno dei ripostigli/magazzini dell'ufficio: aperta con decisione la porta scopre che un picchiatore sta per prendere a frustate i due ufficiali che gli avevano notificato l'arresto. Viene a sapere che questa è una punizione del tribunale per i piccoli crimini di cui li aveva accusati Josef nella sua arringa. Alla vista di quel triste spettacolo, Josef, mosso a compassione, ma anche preoccupato che la loro presenza sveli a tutti i suoi colleghi la sua spiacevole vicenda giudiziaria, cerca di dissuadere il picchiatore dal suo compito ma senza riuscirci. La stessa scena si ripete la sera successiva: aprendo la porta il protagonista si trova di fronte i tre uomini ma stavolta, richiudendo la porta, chiede disinvoltamente agli inservienti di dare una pulita nel magazzino imbrattato dal sangue dei due.
Lo zio. Leni Il giovane protagonista riceve poi la visita dello zio, che ha saputo del processo. Durante il lungo colloquio che ne segue, questi, afflitto e preoccupato per la difficile situazione in cui s'è venuto a trovare il nipote, lo invita a rivolgersi ad un noto ed apprezzato "avvocato dei poveri" suo amico, di nome Huld; nel contempo gli consiglia vivamente di non prendere troppo alla leggera, come sembra abbia fatto finora, l'accusa che gli è stata rivolta dal tribunale.