La casa della Dogana (o palazzo della Dogana) sorge in Rivera San Benedetto in via Euganea, nella zona ovest della città di Padova.

Attribuito a Leonardo Zise, detto il Bocaleca da Monselice, questo edificio pubblico è un esempio di architettura romanica risalente al XIII secolo. La sua posizione, nei pressi del Bacchiglione e di uno degli accessi principali alla città, ne evidenzia il ruolo strategico all'interno dei traffici e delle attività economiche dell'epoca.

Durante il corso dei secoli ha subito rimaneggiamenti che ne hanno modificato l'aspetto originario, pur conservando alcuni elementi riconducibili alla struttura medievale. Nato come edificio pubblico ad oggi la casa della Dogana è di proprietà privata, con uso commerciale e di residenza abitativa.

Storia Il palazzo venne costruito per commissione pubblica nel 1294 sotto il potestà Niccolò Morosini. Sorgeva nei pressi di Porta San Giovanni delle Navi, una delle principali porte della città. Il nome "Dogana" deriva dalla sua probabile funzione di barriera daziaria. In quest'area navi e chiatte, navigando sul fiume Bacchiglione, facevano scalo per i traffici con Monselice, Este e Abano; la Casa della Dogana svolgeva la funzione di punto di controllo per tali approdi e per le relative attività commerciali.

Non si hanno informazioni sicure e dettagliate sull'edificio fino al 1800. Alcune informazioni possono essere tratte da un disegno catastale del 1584 attribuito a Giovanni Antonio Petrarca e in un secondo momento da uno schizzo del 1735 di Lorenzo Mazi. Nel 1815 la casa della Dogana viene inserita nel Catasto Napoleonico con la particella catastale 39 nella zona IX della città, con la dicitura di “Casa con bottega d'Affitto”. Nel Catasto Austriaco del 1845, in quello Austro-Italiano del 1852 e in quello Italiano del 1873, viene identificata con la particella 3901 e la dicitura “Casa con bottega e portico ad suo pubblico”.

Secondo i dati di archivio tra la redazione del Catasto Napoleonico e quello Austriaco il palazzo era di proprietà alla famiglia Romano, influente nucleo familiare della comunità ebraica di Padova, in particolare ai tre fratelli Simone, Isach‐David e Salomone Romano. Non si hanno dati certi sui proprietari dell'edificio dopo gli anni 60 dell'800, quando la famiglia Romano si trasferì a Milano. Ad oggi l'edificio ha diversi proprietari a seguito del frazionamento della proprietà in diversi appartamenti durante l'ultima opera di restauro del 1967.

Attribuzione

L'edificio viene attribuito, seppur senza conferme documentarie certe, a Leonardo Zise, detto il Bocaleca da Monselice.

Allo stesso maestro è attribuita anche la costruzione di un altro edificio della città di Padova, il Palazzo del Consiglio, edificato nel 1285, dove è murato uno stemma con la dicitura: «I Magister Leonardus Bocaleca feci hoc opus».

Sulla base di confronti stilistici, al Bocaleca è stata inoltre attribuita la Tomba di Antenore, anche se questa ipotesi non è condivisa da tutti gli studiosi..

Per quanto riguarda il Palazzo della Dogana, non si conservano iscrizioni né documenti che ne attestino con certezza la paternità; tuttavia, sulla base di confronti stilistici, è stata ipotizzata una partecipazione del Bocaleca alla costruzione o alla progettazione dell'edificio. Tale attribuzione è stata inoltre ritenuta possibile in relazione ai rapporti dell'architetto con Monselice, città da cui proveniva e per la quale la casa della Dogana gestiva i traffici commerciali.

Descrizione L'edificio costituito da tre piani, presenta caratteristiche tipiche dell'architettura civile della fine del Duecento.Nonostante sia stata soggetta a successivi rimaneggiamenti, sono ancora riconoscibili elementi architettonici riscontrabili negli edifici pubblici databili a questo periodo.

Tipico è l'alto portico in laterizio combinato ad archi a tutto sesto, sorretti da snelli pilastri rettangolari, riflesso della nuova architettura degli edifici civili in quanto rendeva la struttura funzionale ad un uso pubblico, sostituendo il carattere difensivo dell'architettura precedente; questa tipologia di portico simile si trova anche in altri palazzi padovani tra cui il macellum di via Manin. Originariamente l'ammezzato presentava solai lignei, ma furono sostituiti dal laterizio.

Un primo rimaneggiamento è documentato da un'iscrizione presente su una delle finestre, che permette di datare l'intervento al 1611. Il restauro interessò il portico, il quale fu visibilmente abbassato, per includere il mezzanino, ovvero lo spazio che intercorre tra il pianterreno e il piano superiore, nel quale furono inserite delle finestre.Originariamente l'ammezzato presentava solai lignei, ma furono sostituiti dal laterizio. In un disegno del 1584 realizzato da Giovanni Antonio Petrarca, il Palazzo della Dogana viene illustrato esternamente una fascia rossa che correva a metà altezza dell'edificio, decorazione andata poi perduta.

Successivamente al 1735, il tetto venne modificato cambiando l'orientamento delle falde, le quali appaiono con orientamento opposto a quello attuale.

Gli ultimi due interventi del Novecento, sono i più importanti in quanto rispecchiano lo stato dell'edificio attuale. Il primo intervento è databile al 1938 di cui si ha traccia grazie a delle foto scattate prima e dopo il restauro. Prima dell'intervento i fronti dell'ammezzato presentavano dei mattoni a vista e successivamente furono sostituiti dal cemento. Furono inserite le semplici monofore dei piani superiori e fu aggiunta anche la bifora sul fronte orientale, la quale presenta una ghiera ornata da elementi romboidali in cotto. Alcune fonti ritengono la bifora come uno degli elementi architettonici superstiti duecenteschi, ma la stratigrafia muraria del 1936 dimostra che non vi è alcun elemento decorativo originario. Gli unici elementi duecenteschi sono i ganci ad "L" presenti alle falde del tetto.

L'ultimo restauro risale al 1967-1968 per mano dell'architetto Aldo Loro, i maggiori interventi interessarono l'interno dell'edificio, esternamente furono restaurate le parti inferiori dei pilastri a seguito della richiesta della Soprintendenza.

Il lato orientale, che si affaccia sulla riviera San Benedetto, presenta un timpano triangolare, chiuso da una cornice in laterizio aggettante, con una semplice monofora.

Note

Bibliografia

Voci correlate

Tomba di Antenore

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