La Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari è un trattato internazionale che integra la Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche. Essa costituisce un quadro giuridico per le relazioni consolari tra Stati sovrani, formalizzando prassi consolari derivate sia da consuetudini nazionali sia da una molteplicità di accordi bilaterali internazionali.

La Convenzione definisce e delimita le funzioni, i diritti e le immunità riconosciuti ai funzionari consolari e ai loro uffici, nonché i diritti e i doveri dello "Stato ospitante" (in cui ha sede il consolato) e dello "Stato accreditante" (che il consolato rappresenta).

Storia La Convenzione è stata adottata il 24 aprile 1963 al termine della Conferenza delle Nazioni Unite sulle relazioni consolari, svoltasi a Vienna, in Austria, dal 4 marzo al 22 aprile dello stesso anno. I testi ufficiali della Convenzione sono redatti in inglese, francese, cinese, russo e spagnolo, e la normativa stabilisce che tutte e cinque le versioni godono di pari autenticità.

Nel marzo 2005, gli Stati Uniti d'America si ritirarono dal Protocollo facoltativo alla Convenzione di Vienna del 1963, il quale consente alla Corte internazionale di giustizia di intervenire nei casi riguardanti detenuti stranieri sul territorio statunitense. Gli stessi Stati Uniti avevano proposto il protocollo nel 1963 e furono il primo Paese a invocarlo durante la crisi degli ostaggi di Teheran nel 1979.

Contenuto Il trattato contiene 79 articoli. Il preambolo della Convenzione stabilisce che il diritto internazionale consuetudinario continua ad applicarsi alle questioni non trattate nella Convenzione stessa.

L'articolo 43 della Convenzione disciplina, in particolare, l'immunità consolare, una forma limitata di immunità diplomatica. Alcune, ma non tutte, le disposizioni della Convenzione relative a tale immunità riflettono il diritto internazionale consuetudinario. I funzionari e i dipendenti consolari godono di un'"immunità funzionale" — ossia, sono esenti dalla giurisdizione dello Stato ospitante per gli atti compiuti nell'esercizio delle loro funzioni consolari —, ma non beneficiano di un'"immunità personale", riservata ai diplomatici e caratterizzata da un più ampio margine di tutela.

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