Biografia Appartenente ad una storica famiglia di commercianti e agricoltori di Cerignola con interessi economici a Napoli e in Campania, nacque a Portici il 5 agosto 1885, figlio di Nicola, uomo di finanza, e Giulia Monaco dei principi di Arianello. Il nonno paterno Giuseppe fu ministro dei lavori pubblici e fautore dell’Acquedotto pugliese. Completò gli studi superiori a Napoli laureandosi in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Napoli Federico II, frequentò corsi liberi presso la Scuola superiore di agricoltura di Portici dove entrò in contatto con importanti esponenti della tecnica agraria italiana (Emanuele de Cillis). Da questa esperienza derivò una particolare attenzione ai temi della modernizzazione agricola, della trasformazione del territorio e del rapporto tra ricerca scientifica e produzione.

Nel 1916 partecipò come volontario alla Prima Guerra Mondiale con il grado di tenente inquadrato nelle tappe d’armata, fu promosso a capitano nel luglio del 1918.

Dal 1919 assunse la guida delle proprietà familiare, distribuite tra la Capitanata meridionale e il basso Volturno comprensive di produzioni vitivinicole, olivicole e cerealicolo-pastorali. A differenza di molti grandi proprietari meridionali, sviluppò un profilo tecnico-politico attivo nel campo delle politiche agrarie nazionali, cercando di adattare le scelte pubbliche alla gestione delle proprie aziende che guidò nel passaggio dallo Stato liberale al Regime Fascista e successivamente alla Repubblica.

Nel corso degli anni avviò una riconversione produttiva delle aziende riducendo il peso della viticoltura a favore delle colture cerealicole e dell'olivicoltura. Introdusse inoltre nuove forme di conduzione agricola, tra cui la mezzadria. Nel dicembre 1925 concesse 50 ettari della masseria Pavoni per l’istituzione di una campo sperimentale 5 per l’incremento cerealicolo nell’ambito della Battaglia del grano.

Rapporti con Giuseppe Di Vittorio e Giuseppe Caradonna

Negli anni del Primo dopoguerra, segnati da forti tensioni sociali e politiche, Pavoncelli si trovò tra due figure influenti della Capitanata: Giuseppe Di Vittorio, dirigente delle Camere del Lavoro, e Giuseppe Caradonna, esponente dello Squadrismo fascista. Con Di Vittorio cercò in più occasioni forme di mediazione tra proprietari e lavoratori agricoli; con Caradonna mantenne invece rapporti distanti e conflittuali.

Nel novembre 1944, dopo un incontro riservato con Giuseppe Di Vittorio, sottoscrisse una delle prime applicazioni del decreto Gullo sulla ripartizione dei prodotti tra proprietari e mezzadri.

Attività politica e rapporto con Arrigo Serpieri Nel 1924 fu eletto deputato nella lista del Blocco Nazionale per la circoscrizione della Campania, in rappresentanza della componente liberalsalandrina. Fu rieletto nelle legislature XXVIII – XXIX e dal 1940 fu consigliere nazionale della Camera dei fasci e delle corporazioni, XXX legislatura. Il 5 marzo 1925 aderì al Partito Nazionale Fascista insieme a tutti i familiari.

Nel corso della sua attività politica e imprenditoriale valorizzò la rete di relazioni costruita dal padre, in particolare con Arrigo Serpieri, tra i principali ispiratori della politica agraria del fascismo. Tale rapporto fu importante per l’esperienza politica e per l’avvicinamento al regime.

Incarichi pubblici e associativi Ricoprì numerosi incarichi nelle organizzazioni agricole, negli enti corporativi e nei consorzi di bonifica. Fu tra i dirigenti della Confederazione Nazionale degli Agricoltori sin dalla sua costituzione nel 1920 e ne divenne vicepresidente dopo la trasformazione in Confederazione Nazionale Fascista degli Agricoltori. Nel 1925 promosse l'Associazione Meridionale degli Agricoltori Bonificatori.

Dal 1924 fu membro del Consiglio superiore dell'economia nazionale; dal 1927 del Consiglio nazionale delle corporazioni; dal 1928 socio della Accademia dei Georgofili. Dal 1929 fu vicepresidente della Associazione Nazionale dei Consorzi di Bonifica e di Irrigazione, collaborando strettamente con Arrigo Serpieri, sottosegretario di Stato alla bonifica. Nel 1932 fu eletto presidente della Società Bonifiche Maccarese e tra il 1937 e il 1938 presiedette i Consorzi Riuniti di Bonifica della Campania. Fece inoltre parte della commissione parlamentare per la conversione dei decreti-legge.

Nel settore olivicolo rappresentò gli olivicoltori nella Corporazione olearia e nell'Ente nazionale dell'olivicoltura, del quale fu commissario governativo. Fu inoltre presidente dell'Associazione Nazionale Olivicoltori, del Centro mediterraneo dell'olivo, della Federazione Nazionale fra i Consorzi di Olivicoltori e, dal 1934 al 1949, della Federazione Internazionale dell'Olivicoltura. Nel secondo dopoguerra promosse l'Associazione per la ricostruzione dell'agricoltura (ARA) e fu presidente dell'Associazione Agraria di Capitanata.

Note

Voci correlate Cerignola Credito Agricolo di Cerignola Mondragone Portici

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