Il found footage () è una tecnica e genere cinematografico in cui tutta o una parte sostanziale dell'opera viene presentata come se fosse composta da filmati registrati in modo amatoriale dai personaggi della storia, "rinvenuti" e infine presentati agli spettatori.
Descrizione Ricorrendo alla tecnica del found footage, le scene vengono filmate come se fossero state riprodotte in tempo reale e vengono pertanto mostrate in prima persona; in genere, tali spezzoni vengono accompagnati da commenti da parte di coloro che filmano il video. Per conferire maggiore realismo, essi possono essere eseguiti ricorrendo a inquadrature traballanti, una bassa qualità video e scene improvvisate. I film found footage vengono realizzati servendosi di una steadycam. La tecnica ha delle ovvie correlazioni con il found footage inteso come utilizzo di veri video archiviati.
Esempi di film found footage La ricerca di una nuova definizione del genere horror ha portato a progetti realizzati con la tecnica del falso found footage, che aspirano a creare un senso di tensione nello spettatore. Tra i primi di questi vi sono Cannibal Holocaust (1980), Ghostwatch (1992), Il cameraman e l'assassino (1992) e The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair (1999); il genere ha poi caratterizzato gli anni 2000, come confermano August Underground (2001), Slaughtered Vomit Dolls (2006), Redacted (2007), Rec (2007), Paranormal Activity (2007) e i relativi seguiti, Snuff 102 (2007), The Poughkeepsie Tapes (2007), Cloverfield (2008) e Lake Mungo (2008). La tecnica è stata sfruttata anche in pellicole più recenti come ESP - Fenomeni paranormali (2011), Ratter - Ossessione in rete (2015) e Backrooms (2026).
Note
Voci correlate Analog horror Falso documentario Mockumentary Mondo movie Video blog
Film found footage