Palazzo Villa di Villastellone, poi Palazzo Avogadro di Collobiano è un palazzo storico di Torino in stile barocco costruito tra il 1643 e il 1644 in Piazza San Carlo all'angolo con via Alfieri 2 dall'architetto Amedeo di Castellamonte nel quartiere Centro, per volere del Marchese Francesco dal Pozzo.
Residenza per alcuni anni di Vittorio Alfieri che qui compose alcune sue tragedie, è stato sede del Goethe-Institut.
Storia
Il palazzo fu costruito nel 1648, su terreni concessi dalla duchessa Maria Giovanna Battista di Savoia, da Francesco dal Pozzo, generale di artiglieria e marchese di Voghera. Verso la metà del Settecento passò per linea ereditaria a Carlo Giuseppe Maria Clemente Vittorio di Villastellonev. Francesco Galeazzo di Pamparato, Famiglie e palazzi. Dalle campagne piemontesi a Torino capitale barocca, Gribaudo Paravia, Torino 1997. Sposato con Maria Prospera Carroccio del Villar, dama di palazzo della duchessa di Savoia, morì venticinquenne e la sua casa fu data in gestione all'avo Ercole Tommaso Villa di Villastellone, generale di cavalleria e nel 1763 insignito del collare dell'Annunziata.
Il figlio di Carlo Vittorio, Ercole Ferdinando, battezzato dal cardinal Vittorio Amedeo delle Lanze nella cappella del Palazzo Reale di Torino nel 1749, con padrino e madrina i duchi di Savoia Vittorio Amedeo e Maria Antonietta, sposò Maria Giuseppina Gabriella San Martino della Motta e fu un potente massone. Membro della loggia torinese Saint Jean de la Mysterieuse, nel 1775 era tra i fratelli componenti il Gran priorato d’Italia, con il nome di Ferdinandus a Dracone e agli inizi dell'Ottocento favorì la nascita della loggia la Reunion che in città contava 60 adepti, prima di trasferirsi alla corte di Napoleone Bonaparte.
Nel palazzo risiedette per oltre tre anni, dal 1774 al 1777, affittando da Ercole Ferdinando, un giovane Vittorio Alfieri (una lapide all’angolo tra via e piazza lo ricorda) che visse le sue prime e famose "scappatelle" di gioventù, al punto da fondare una goliardica società conviviale (la "Societé des Sansguignon", ispirandosi agli scritti di Voltaire) i cui membri si riunivano nel palazzo, dove si narra che un cavallo vivesse libero scorrazzando su e giù per le scale. Qui scrisse anche le sue prime tre tragedie: Antonio e Cleopatra, che rivelò l'autentica vocazione all'autore, e le due tragedie in endecasillabi sciolti: Filippo e Virginiahttps://www.facebook.com/groups/2679614465761187/posts/3104963043226325/. Fu anche il luogo in cui si fece legare, dallo staffiere, al seggiolone per resistere, grazie alla sua proverbiale forza di volontà ("Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli"), alle tentazioni dell'amante, la marchesa Gabriella Falletti di Villafalletto, moglie di Giovanni Antonio Turinetti marchese di Priero che abitava nel palazzo di fronte.
La famiglia Villa di Villastellone si estingue nel 1866 con la morte dell'ultimo marchese, Carlo e il palazzo viene acquistato dalla famiglia Avogadro di Collobiano.
Nel 1921 il retro del palazzo fu acquistato dalla Banca Popolare di Novara, che fece demolire e ricostruire dall'architetto Michele Frapolli le parti di edificio verso via Aflieri e via XX Settembre. Nel 1941 la banca riuscì ad acquistare il confinante Palazzo Gianazzo di Pamparato e con esso l'affaccio sulla piazza.
L'edificio fu pesantemente colpito dai bombardamenti dell'incursione aerea del 20-21 novembre 1942 e del 13 Luglio 1943.
Dal 1954 e fino al 2024 il palazzo ha ospitato la sede del Goethe-Institut.
Descrizione
Il fabbricato è composto da due piani interrati più cinque piani fuori terra: piano terra, porticato con utilizzo commerciale, un ammezzato, il piano nobile, secondo e terzo piano con destinazione ad uffici. È presente anche un avancorpo che si sviluppa per due piani fuori terra ed ha copertura a terrazzo.
Una descrizione degli interni del palazzo nel Settecento è contenuta nel contratto di affitto tra Vittorio Alfieri e Ercole Ferdinando Villa: in esso si elencano un grande salone dipinto, molte sale (alcune con sovraporte del Cignaroli) di cui una ad uso cappella, una scuderia a cinque piazze e due rimessev. Francesco Gianazzo di Pamparato, cit..
Durante i lavori di ristrutturazione cui è stato sottoposto l'edificio tra il 2025 e il 2026, è stato restaurato l'affresco del 1500, contenuto in una piccola edicola che si trova sulla facciata, raffigurante l’ostensione della Sindone in piazza San Carlo.
Note
Bibliografia L. Tettoni e F. Saladini, Villa di Villastellone, in Teatro araldico, ovvero Raccolta generale delle armi ed insegne gentilizie delle più illustri e nobili casate che esisterono un tempo e che tuttora fioriscono in tutta Italia di Wilmant e figli editore, Lodi 1841-1848
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