La Costituzione del 1852 fu la carta costituzionale in vigore in Francia dal 14 gennaio 1852 al 1870, subentrando a quella precedente del 1848. Di stampo accentratore e autoritario, fu promulgata il 14 gennaio 1852 da Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, in seguito meglio noto come Napoleone III, presidente della Seconda repubblica francese, a seguito del colpo di Stato che aveva messo in atto per rafforzare le proprie prerogative. Leggermente modificata in seguito nello stesso anno, il 25 dicembre 1852 la costituzione divenne la base per la creazione del Secondo Impero francese.

Storia

Il colpo di Stato dell'allora presidente Luigi Napoleone Bonaparte, nipote dell'imperatore Napoleone, fu ratificato da un plebiscito il 22 e 23 dicembre 1851, risoltosi a favore del golpista con una maggioranza schiacciante (92%) ma della cui sincerità già allora furono sollevate perplessità. Forte di questo successo, Bonaparte incaricò i consiglieri Rouher, Baroche e Troplong di redigere una nuova carta costituzionale, che fu promulgata il 14 gennaio 1852.

La costituzione fu poi modificata dal Senato francese (tramite un senato-consulto) il 7 novembre 1852 per consentire la ricostituzione dell'Impero, la cui corona sarebbe stata affidata al "principe-presidente" Luigi Napoleone Bonaparte con il nuovo titolo di "imperatore dei francesi", e sarebbe stata ereditaria. Il nuovo documento fu approvato in un altro plebiscito pesantemente truccato (il 97% votò sì). Il Secondo Impero fu proclamato il 2 dicembre 1852 e la Costituzione imperiale fu promulgata il 25 dicembre 1852, senza alcuna modifica significativa alla costituzione del 14 gennaio.

Napoleone III venne deposto nel 1870, a seguito della sconfitta nella guerra franco-prussiana, e la costituzione che istituiva l'Impero fu sostituita prima da leggi provvisorie, infine dalla Costituzione francese del 1875, fondativa della Terza repubblica francese, la quale sarebbe perdurata fino al 1940.

Il contenuto

La Costituzione del 1852 si rifaceva, nella struttura e nell'immaginario, al cesarismo che aveva caratterizzato il dominio di Napoleone Bonaparte all'inizio del XIX secolo, rivendicando anche come ispirazione e obiettivo la tutela delle conquiste della Rivoluzione francese del 1789. Similmente al modus operandi di Napoleone I, intendeva trarre legittimità affidando la sovranità nominale al popolo francese e facendo uso di plebisciti a suffragio universale.

I poteri del "principe-presidente" La Costituzione estendeva il mandato presidenziale a dieci anni, senza limiti di mandato, stabilendo inoltre una prima, immediata e automatica rielezione del "principe-presidente" Luigi Napoleone Bonaparte. La carica presidenziale era investita di ampi poteri esecutivi: era comandante in capo delle forze armate e deteneva il potere di grazia e amnistia, nonché la facoltà di emanare e firmare trattati. Nominava e revocava i ministri del governo, promulgava le leggi e scioglieva il Corpo legislativo.

Era accompagnato dal Consiglio di Stato, su cui aveva totale potere di nomina e revoca, e il cui compito era quello di redigere le leggi, ma solo il presidente aveva iniziativa legislativa (art. 8).

Il potere era talmente concentrato nelle mani del presidente che, quando fu proclamato il Secondo Impero, nel dicembre dello stesso anno, gli unici cambiamenti sostanziali furono la sostituzione della parola "presidente" con la parola "imperatore" e la disposizione che la carica imperiale fosse ereditaria.

Le deboli assemblee Le due assemblee parlamentari francesi erano fortemente controllate e avevano poteri limitati.

Il Corpo legislativo (che riprendeva il nome usato durante il Primo impero) era composto da 260 deputati eletti per sei anni a suffragio universale diretto, ma un disegno ad hoc dei collegi elettorali e il sistema dei "candidati ufficiali" favorivano i sostenitori del presidente/imperatore. Il Corpo legislativo poteva solo votare le leggi, ma non poteva né emendarle leggi né censurare l'operato dei ministri e non godeva di autonomia legislativa, poiché il suo operato era direttamente subordinato a quello del Consiglio di Stato (e quindi del Capo dello Stato).

Il Senato francese era composto da un numero di membri variabile da 80 a 150, nominati a vita dal presidente in aggiunta ai cardinali, gli ammiragli e i marescialli, a cui la carica spettava a prescindere da una nomina. Aveva il diritto di emanare decreti, chiamati senato-consulti (da sottoporre e far promulgare al presidente), per modificare l'assetto istuzionale e per verificare la costituzionalità delle leggi. Tutte le leggi dovevano essere sottoposte al Senato.

Note

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