Ufficiale carrista dell'Armata Rossa, di origine ucraina, si distinse, alla testa di reparti di carri armati del 9º Corpo meccanizzato delle guardie, durante la Seconda guerra mondiale sul Fronte orientale.
In particolare Loza guidò il suo reparto di carri armati con distinzione durante l'offensiva di Vienna, cogliendo di sorpresa e distruggendo una colonna di mezzi corazzati tedeschi e soprattutto entrando per primo con i suoi uomini nella città di Vienna, il 9 aprile 1945. Per questa brillante azione ricevette il 15 maggio 1946 la massima decorazione al valore dell'Armata Rossa di Eroe dell'Unione Sovietica. Dopo la resa della Germania nazista, prese parte alla successiva offensiva sovietica in Manciuria.
Dopo la guerra egli continuò la carriera militare e insegnò anche all'Accademia militare "M.V. Frunze", e si ritirò dal servizio nel 1967 con il grado di colonnello.
Biografia
Dmitrij Fëdorovič Loza era nato in una famiglia contadina del villaggio di Kolesnikovka, nel Distretto di Kupjansk nella Repubblica Socialista Sovietica Ucraina in Unione Sovietica; dopo aver frequentato la scuola secondaria, venne arruolato nell'Armata Rossa nel 1940 ed entrò nella Scuola delle truppe corazzate di Saratov da cui uscì nel 1942 come ufficiale inferiore.
Dal 1 giugno 1943 prese parte ai combattimenti sul Fronte orientale come tenente comandante di una compagnia corazzata del 1° Battaglione carri, 233ª Brigata corazzata, del 5° Corpo meccanizzato, assegnato come riserva mobile al "Fronte occidentale" in azione nel settore del saliente di Orël. Loza si distinse nei violenti e prolungati scontri dell'estate 1943 in direzione di Smolensk, guidando all'attacco i suoi carri armati, e venne accreditato delle distruzione di un mezzo corazzato e tre cannoni anticarro tedeschi. Venne ferito nel suo carro colpito da un Panzer VI Tiger I e dovette essere evacuato in ospedale; per il valore dimostrato in azione ricette il 13 settembre 1943 l'onorificenza dell'Ordine della Guerra Patriottica di 2ª classe.
Dopo il recupero dalle ferite riportate e il ritorno in azione, Loza inizialmente fu responsabile degli equipaggiamento meccanizzato del 1° Battaglione della 233ª Brigata corazzata, quindi nel gennaio 1944 prese parte, sempre nei ranghi del 5° Corpo meccanizzato dipendente dalla nuova 6ª Armata corazzata, alla sanguionsa battaglia di Korsun'. Per il comportamento nella campagna invernale 1943-1944, ricevette l'Ordine della Stella rossa il 22 aprile 1944, mentre per la partecipazione ai successivi combattimenti in Romania e Ungheria, il 23 febbraio 1945 ricevette l'Ordine di Aleksandr Nevskij.
All'inizio del 1945 Loza era il comandante, con il grado di capitano, del 1° Battaglione carri della 46ª Brigata corazzata delle guardie del 9° Corpo meccanizzato delle guardie, appartenente insieme al 5º Corpo corazzato delle guardie, alla 6ª Armata corazzata delle guardie del generale Andrej Grigor'evič Kravčenko. Il reparto di Loza, come tutto il 9° Corpo meccanizzato delle guardie, era equipaggiato con i carri armati americani M4 Sherman che erano apprezzati dai carristi sovieticiC.C. Sharp, The Soviet order of battle Wordl War II, vol. III Red Storm, pp. 10-11.. L'armata corazzata era impegnata da mesi nei duri combattimenti in Ungheria e il 16 marzo 1945 prese parte, come forza d'urto principale, all'offensiva di Vienna. Il reparto di Loza si distinse in modo particolare in questa fase delle guerra; il 23 marzo 1945, dopo aver catturato un treno da trasporto tedesco con un prezioso carico di munizioni, equpaggimenti, cannoni e mezzi corazzati, dovette affrontare direttamente i carri armati tedeschi della SS "Leibstandarte Adolf Hitler". Il reparto corazzato guidato da Loza colse di sorpresa vicino alla cittadina di Hajmáskér, una colonna meccanizzata della "Leibstandarte" costituita da circa 30 carri armati e cannoni d'assalto; l'agguato ebbe pieno successo: dopo un breve e violentissimo scontro a fuoco durato circa 20 minuti il reparto tedesco venne praticamente distrutto: i carristi sovietici di Loza rivendicarono di aver incendiato o gravemente danneggiato almeno 22 carri armati nemici, mentre solo 3 o 4 sarebbero sfuggiti; i tedeschi avrebbero avuto inoltre 250 morti e almeno altri 50 mezzi motorizzati distruttiK. Nevenkin, Bloody Vienna, p. 27.. Effettivamente dai documenti tedeschi risulta che il 23 marzo i panzer della SS "Leibstandarte Adolf Hitler" subirono forti perdite, con quattro ufficiali uccisi, tra cui il maggiore Werner PötschkeM. Afiero, I panzer della Leibstandarte 1940-1945, p. 93..
Dopo questo brillante successo, Loza e i suoi carri armati proseguirono velocemente verso Vienna insieme alle altre armate del 3º Fronte ucraino; i reparti della 6ª Armata corazzata delle guardie si avvicinarono alla capitale austriaca da sud, quindi l'aggirarono da sud-ovest e infine fecero irruzione da ovest puntando direttamente verso il centro monumentale; furono gli M4 Sherman di Loza che il 9 aprile entrarono per primi nella grande città sul Danubio e il 10 aprile raggiunsero il Rathaus, l'Università di Vienna e infine il Palazzo del Belvedere, dopo aver distrutto almeno tre carri Panzer V Panther. Gli "emchisti" (soprannome dei carristi degli M4 Sherman "Emcha" - M4 in cirillico) di Loza rimasero in posizione al centro di Vienna fino all'arrivo del grosso delle altre armate e la vittoria definitiva il 13 aprile 1945K. Nevenkin, Bloody Vienna, pp. 122-123.
Dopo la fine della guerra in Europa, la brigata di Loza venne trasferita in Estremo Oriente per prendere parte, nell'agosto 1945, all'offensiva sovietica in Manciuria contro il Giappone che si concluse con una facile e rapida vittoria; Loza prese parte alla veloce avanzata dei carri armati della 6ª Armata corazzata delle guardie. Il 30 settembre 1945 Loza ricevette l'Ordine della Bandiera rossa, mentre il 15 maggio 1946 venne riconosciuto il suo valoroso comportamento in guerra, in particolare nella vittoria di Vienna, con l'assegnazione del supremo riconoscimento di Eroe dell'Unione Sovietica.
Nel dopoguerra Loza si diplomò all'Accademia militare "M.V. Frunze" e divenne in seguito insegnante nello stesso istituto. Dopo il suo ritiro dal servizio militare lavorò in vari istiuti di ricerca come professore associato in scienze militari e scrisse vari libri di memorie tradotti anche in inglese: Commanding the Red Army's Sherman Tanks: The World War II Memoirs of Hero of the Soviet Union e Fighting for the Soviet Motherland: Recollections from the Eastern Front Hero of the Soviet Union.
Dmitrij Loza è morto il 22 maggio 2001 ed è sepolto al cimitero di Troekurovskoe a Mosca.
Onorificenze
Note
Voci correlate Offensiva di Vienna Fronte orientale (1941-1945) Eroe dell'Unione Sovietica
Categoria:Sovietici della seconda guerra mondiale Categoria:Eroi dell'Unione Sovietica Categoria:Cavalieri dell'Ordine di Lenin Categoria:Cavalieri dell'Ordine della Bandiera rossa Categoria:Cavalieri dell'Ordine della Stella rossa