Ecce Homo è un dipinto a olio su tela (65 × ) di Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, databile al 1644 circa e conservato presso la Galleria nazionale d'arte antica di palazzo Corsini a Roma. Storia Il dipinto è citato nella Felsina pittrice di Carlo Cesare Malvasia sotto l'anno 1644: «Un Ecce Homo al sig. Giò. Battisita Tartaleoni».

Il pagamento dell'opera è annotato nel Libro dei conti, il registro amministrativo compilato dal fratello minore del pittore, Paolo Antonio Barbieri, dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. Alla data del 30 settembre 1644 vi si legge: «Dal Sig.r Gio. Batt:sta Tartaleone, si è riceuto ducat.ni 50 per il Quadro del Ecce homo fano Scudi 2»..

Il dipinto è segnalato nella collezione del cardinale Neri Maria Corsini in un inventario del 1750, come acquisto dal cardinale Alderano Cybo-Malaspina. Secondo Denis Mahon, il cardinale Cybo (1613-1700) aveva acquistato l’Ecce Homo direttamente da Tartaleoni..

Nel 1883 la Galleria Corsini fu acquistata dallo Stato italiano ed entrò a far parte della Galleria nazionale d'arte antica.

L'opera è stata catalogata da Luigi Salerno e da David M. Stone. Descrizione e stile Cristo è raffigurato isolato, a mezza figura, su un fondo scuro. Tiene una canna nella mano destra e ha il capo coronato di spine, dalle quali scendono alcune gocce di sangue che gli rigano la fronte. Il volto, rivolto verso l’alto, esprime una sofferenza contenuta e raccolta, lontana da ogni accentuazione drammatica.

Il dipinto fu eseguito due anni dopo la morte di Guido Reni, quando Guercino si era trasferito a Bologna con la speranza di raccogliere almeno in parte la committenza del maestro più anziano. Le analogie con le opere di Reni dedicate allo stesso soggetto sono evidenti; tuttavia, secondo Angela Negro, «rispetto alle invenzioni del Reni troviamo nel dipinto guercinesco una più pulsante vitalità, sottolineata dalla bocca socchiusa e dalla più marcata policromia, mentre la concretezza del supplizio è sottolineata dallo stillare tangibile delle gocce di sangue. A dimostrazione di quanto il composto classicismo devozionale che fu proprio del Guercino nella sua produzione più matura non vada mai a discapito di una vibrante vena sentimentale». Anche Denis Mahon ha osservato che «con il Guercino (anche se ci troviamo ben inseriti nel suo periodo tardo) troviamo raggiunta una nota più umana e individuale che con il Reni, il quale verso la fine della carriera tendeva sempre più a rese squisitamente dipinte, di una immagine più generica e meno personalizzata».

Sono inoltre segnalate copie dell’opera passate sul mercato antiquario.

Note

Bibliografia

Categoria:Opere d'arte a Roma Categoria:Dipinti del Guercino