Il calendario brontoscopico è un calendario divinatorio di matrice etrusca che ricava presagi dal verificarsi del tuono in ciascun giorno dell'anno. È conservato nella traduzione greca che l'erudito bizantino Giovanni Lido inserì nel VI secolo nel suo De ostentis (capitoli 27-38), condotta sulla versione latina pubblicata nel I secolo a.C. dall'antiquario romano Nigidio Figulo, a sua volta presentata come traduzione da un originale etrusco. Si tratta del più lungo testo coerente di matrice etrusca che si sia conservato, benché non nella lingua originale, e di uno dei rarissimi documenti dell'Etrusca disciplina giunti per tradizione letteraria anziché per via epigrafica.

Contenuto Il calendario è organizzato in dodici mesi lunari a partire da giugno e funzionava come repertorio di consultazione per i sacerdoti incaricati di interpretare il tuono: per ciascun giorno dell'anno indica le conseguenze che il fenomeno avrebbe annunciato. La tradizione antica lo faceva risalire al profeta Tagete: Giovanni Lido lo presenta come parte della disciplina dettata dal fanciullo prodigioso, e per questo ne sottolinea la grande antichità. Per il 2 giugno, ad esempio, il tuono prometteva parti facili per le donne ma morìa per il bestiame e abbondanza di pesce; per il 16 giugno minacciava carestia e guerra, con la scomparsa dalla vita pubblica di un uomo facoltoso.

I presagi conservano un ricco patrimonio di informazioni sociali, agricole, religiose e mediche: vi compaiono una società stratificata di uomini potenti, nobili, popolo e servi, un re, guerre e sedizioni, epidemie, un'ampia casistica meteorologica, i raccolti (orzo, grano, frutta), le greggi, gli uccelli e i pesci di fiume e di mare. Secondo Nigidio Figulo, citato dallo stesso Lido, la versione da lui pubblicata era valida soltanto per la regione di Roma.

Trasmissione Nigidio Figulo, erudito e uomo politico amico di Cicerone, proveniva probabilmente da una famiglia di Perusia e coltivò in più opere i saperi della tradizione etrusca; il calendario, noto anche con il titolo latino di Diarium tonitruale, è tramandato tra i frammenti delle sue opere (fr. 83 Swoboda). Giovanni Lido, alto funzionario della burocrazia di Costantinopoli vissuto tra il 490 e il 560 circa, lo accolse nel De ostentis, una rassegna antiquaria della divinazione antica che conserva anche altri testi altrimenti perduti.

Nessun originale etrusco è stato finora rinvenuto. Secondo Jean MacIntosh Turfa, curatrice moderna del testo, la versione etrusca maneggiata da Nigidio Figulo poteva avere forma monumentale, come una serie di placche in bronzo o terracotta, o essere riprodotta su libri lintei a uso dei sacerdoti; la sua tradizione manoscritta sarebbe iniziata agli inizi del VII secolo a.C., forse nell'ambiente di Tarquinia, la città dove la tradizione collocava la rivelazione di Tagete.

Origini e confronti vicino-orientali Nello studio complessivo del documento Turfa ha rilevato che circa la metà dei presagi del calendario trova corrispondenza puntuale nei temi dei grandi trattati divinatori mesopotamici, come l'Enūma Anu Enlil e lo Šumma ālu, sebbene nessuna serie cuneiforme assuma il solo tuono come segno scatenante né adotti lo stesso schema giorno per giorno. Gli esiti non sono mai copiati pedissequamente, ma adattati alla realtà etrusca, e gli elementi privi di paralleli cuneiformi, come l'ampia casistica delle malattie, il rilievo accordato alle donne e le rivolte di una classe servile, sarebbero apporti propriamente etruschi. La trasmissione di questi materiali sarebbe avvenuta nell'età del ferro attraverso contatti diretti o mediati con il mondo assiro e levantino, a livello di élite.

Note

Bibliografia

Voci correlate Etrusca disciplina Religione etrusca Publio Nigidio Figulo Giovanni Lido Tagete

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