Acmone (, lett. "l'incudine" o "l'indistruttibile") è una misteriosa ed enigmatica divinità primordiale della mitologia greca che, all'interno delle correnti teogoniche più arcaiche ed alternative (rispetto a quella classica di Esiodo), viene identificato come il re cosmo-generatore primordiale ed il padre di Urano (il Cielo).Eustazio di Salonicco, Commentarii ad Homeri Iliadem, vol. I, 12: «Urano (il Cielo) è figlio di Acmone, e per questo motivo Urano viene chiamato Acmonide».
Etimologia
Il nome deriva dal sostantivo greco , un termine arcaico dal duplice significato. Nella lingua comune indicava l'incudine, lo strumento del fabbro simbolo di durezza e resistenza instancabile. Tuttavia, nella concezione cosmologica dei greci più antichi, la parola passò a designare la stessa volta celeste, intesa come un immenso "tetto metallico" o di pietra, solido, pesante e indistruttibile che sovrasta la Terra.Esichio di Alessandria, Lexicon, s.v. "Ἄκμων": «Akmon: il Cielo. E il primo dei cieli». Dal punto di vista linguistico, il termine affonda le sue radici nel proto-indoeuropeo *h₂eḱ-mon- (che significa proprio "pietra" o "cielo"), trovando perfetti corrispettivi imparentati nel sanscrito áśman- e nell'antico persiano asman-, vocaboli che indicano sia la pietra sia la volta celeste.
A livello mitologico, questo legame concettuale venne approfondito dagli scrittori successivi per giustificare il ruolo di Acmone come padre di Urano. Il filosofo del I secolo d.C. Lucio Anneo Cornuto spiegò infatti che "alcuni poeti" avevano introdotto questa genealogia per via della natura del cielo, impossibile da distruggere o da esaurire nella sua immensità;Lucio Anneo Cornuto, Theologiae Graecae compendium, 1.11. un concetto ribadito secoli dopo da Eustazio di Tessalonica, il quale collegò il nome all'aggettivo , ovvero "instancabile", proprio in riferimento al moto perpetuo e incessante dei cieli.Eustazio di Tessalonica, Commentarii ad Homeri Iliadem, 18.476. Come nome proprio, si traduce quindi comunemente come "l'Indistruttibile" o "l'Incus cosmica".
Cosmologia e varianti del mito
Nella mitologia greca classica (fissata da Esiodo), la figura di Acmone è del tutto assente poiché Urano (il Cielo) nasce per partenogenesi da Gea (la Terra) e senza alcun intervento paterno, mentre il nome nonché il ruolo primordiale di Acmone esistono invece in tradizioni cosmologiche alternative e frammentarie di matrice orfica o locale.
Il frammento di Alcmane
La testimonianza più antica e affascinante risale a un papiro contenente i frammenti del poeta lirico Alcmane (VII secolo a.C.) dove, nel commentario alla sua cosmogonia, viene menzionata una linea di successione in cui Acmone è l'entità cosmica iniziale. Secondo la ricostruzione dei filologi, nel mito di Alcmane il Cielo (Urano) viene generato da Acmone, il quale a sua volta avrebbe generato anche l'etere o i primi elementi dell'universo, ponendosi così al vertice più alto e imperscrutabile della creazione.Alcmane, Frammento 61 (Page-Davies)Esiodo, Frammento 398.
Questa tradizione genealogica, seppur sotterranea, fu ampiamente recuperata dai poeti eruditi di epoca ellenistica. Scrittori come Antimaco di Colofone e soprattutto Callimaco nei loro componimenti poetici utilizzarono stabilmente per Urano l'epiteto di "Acmonide" tramandando l'idea di un cielo generato dall'instancabile e indistruttibile incudine cosmica.Callimaco, Frammenti 110 (v. 65) e 498Antimaco di Colofone, Frammento 44 (ed. Wyss).
La variante su Caronte
Un'ulteriore e singolare testimonianza frammentaria è conservata nel Lessico di Esichio di Alessandria. Sotto la voce "Acmonide" (Akmonides), l'autore sembrerebbe indicare Acmone persino come il padre di Caronte, il celebre traghettatore delle anime nell'oltretomba greco.Esichio di Alessandria, Lexicon, s.v. "Ἀκμονίδης". Gli studiosi moderni considerano tuttavia questa genealogia con estrema cautela, ipotizzando che possa trattarsi di una corruzione del testo originale o di una confusione tra diverse tradizioni locali, dato che la genealogia classica vuole Caronte figlio di Erebo e Notte.W.H. Roscher, Ausführliches Lexikon der griechischen und römischen Mythologie, vol. I, s.v. "Akmonides"A. Schwegler, Römische Geschichte, vol. I, p. 231.
La discendenza e la tradizione latina
Sebbene la figura di Acmone sia rimasta un'ombra sullo sfondo del mito greco, la sua eredità è sopravvissuta attraverso i suoi patronimici. Oltre alla citazione bizantina di Eustazio che definisce Urano come "Acmonide", la tradizione letteraria latina ha riutilizzato questo legame genealogico trasferendolo direttamente alla prima generazione dei Ciclopi (gli Uranidi). Come attesta Ovidio nei Fasti, il ciclope Arge viene infatti chiamato con l'epiteto di Acmonide, ricollegandosi idealmente non solo al mestiere di fabbro (figlio dell'incudine) ma anche alla discendenza divina di questo antichissimo capostipite del Cielo.
Note
Categoria:Divinità primigenie della religione greca