La Terza Repubblica (in portoghese Terceira República) è il periodo contemporaneo del Portogallo che va dalla Rivoluzione dei garofani nel 1974 e dall'entrata in vigore della Costituzione del 1976 a oggi.

La fine dell'Estado Novo e la transizione verso la democrazia (1974-1975)

Il Processo Rivoluzionario in Corso

La rivolta militare del 25 aprile 1974 nota come Rivoluzione dei garofani (Revolução dos cravos), che abbatté pacificamente la dittatura in Portogallo, in vigore fin dal colpo di Stato militare del 1926 e in particolare con l'Estado Novo nel 1933 (che diede inizio alla "Seconda Repubblica"), diede il via a un'ondata dei processi di democratizzazione nell'Europa meridionale (in portoghese il Processo Revolucionário em Curso) insieme alla caduta della dittatura dei colonnelli in Grecia in quello stesso anno e alla fine del regime franchista in Spagna l'anno successivo. Fu la guerra coloniale portoghese a determinare le circostanze nelle quali la dittatura venne fatta cadere nel paese, mobilitando protagonisti politici non presenti in analoghi processi nell'Europa meridionale. La sua singolarità, una rivolta militare, risiedeva nel manifestarsi del Movimento delle Forze Armate (Movimento das Forças Armadas, prima col nome di Movimento dos Capitães), in quanto gruppo di militari intermedi, progressivamente orientato a sinistra e su posizioni democratico-repubblicane. Nato come reazione a un problema corporativo, provocato dall'emergere di un corpo di ufficiali arruolati dalle milizie locali, l'MFA contraddistinse in modo indelebile la transizione portoghese verso la democrazia. Nonostante l'effetto sorpresa dell'azione del Movimento dei Capitani, l'intervento militare avvenne in un contesto di diversificata opposizione al salazarismo, semilegale e clandestina sia pure con scarse connessioni coi militari che scatenarono la rivoluzione. L'allontanamento di Salazar per malattia nel 1968 - fondatore dell'Estado Novo e dittatore de facto del paese per trentasei anni (poi deceduto nel 1970) - e la sua sostituzione con Marcelo Caetano come primo ministro, aveva fatto sperimentare al paese una breve esperienza di "liberalizzazione" nota come marcelismo e aveva consolidato un'ala "liberale", in dissenso rispetto al regime. La SEDES, un'associazione civica di studio dello sviluppo economico e sociale, fondata nel 1970, espresse bene le posizioni riformatrici di questa élite liberaleAntónio Costa Pinto, Alla ricerca della democrazia 1960-2000, in Storia politica contemporanea del Portogallo 1808-2000, a cura di António Costa Pinto e Nuno Gonçalo Monteiro, Mimesis, Milano-Udine, 2023, pp. 268-269..

A differenza della transizione spagnola, il Portogallo "post-salazarista" conobbe una transizione traumatica, senza accordi o negoziazioni tra l'élite della dittatura e le opposizioni democratiche. Dopo la rivoluzione sostanzialmente pacifica, la destituzione del presidente della Repubblica Américo Tomás e del primo ministro Caetano e la loro immediata partenza per l'esilio in Brasile, si verificò una forte mobilitazione anti-dittatoriale come l'immediato scioglimento delle istituzioni più vicine all'Estado Novo come la polizia politica (PIDE) e l'Unione Nazionale, il "partito unico" fondato nel 1930 e l'occupazione di molti sindacati, organismi corporativi e consigli municipali. Il governo provvisorio della Giunta di Salvezza Nazionale (Junta de Salvação Nacional) e una parte dell'élite militare miravano a una rapida istituzionalizzazione di un regime democratico, con possibili connotazioni presidenzialiste. La divergenza di opinioni sulla decolonizzazione imminente, causa iniziale del disaccordo degli organizzatori della rivoluzione con il generale António de Spínola (divenuto presidente del Portogallo ad interim) e altri ufficiali conservatori, contraddistinse l'imposizione politica dell'MFA. Questa crisi spiega l'incapacità di giungere all'immediata istituzionalizzazione di una democrazia rappresentativaAntónio Costa Pinto, Alla ricerca della democrazia 1960-2000, cit., pp. 269-270..

I partiti della nuova Repubblica Furono molti i partiti politici portoghesi che si formarono o vennero legalizzati a seguito della rivoluzione militare del 25 aprile. Tuttavia, quasi tutti i gruppi che avrebbero rappresentato la sinistra esistevano già in forma clandestina o semi-legale durante l'ultimo periodo della dittatura. Tra loro vi erano il Partito Socialista, rifondato da Mário Soares un anno prima, e il Partito Comunista Portoghese, sopravvissuto sotto il regime. Il primo, continuazione del disciolto Partido Socialista Português, era erede del repubblicanesimo storico e svolse un ruolo dominante durante la transizione, trasformandosi, in termini elettorali, nel principale partito portoghese. Nell'arco politico di centro-destra, il Partito Popolare Democratico, legittimato nell'ala liberale dall'Assemblea Nazionale sotto Caetano, venne creato subito dopo il rovesciamento del regime da parte di Francisco Sá Carneiro ed entrò a far parte dei successivi governi provvisori; le difficoltà maggiori le ebbe il Centro Democrático Social, fondato da Diogo Freitas do Amaral, ex assistente di Caetano alla facoltà di diritto dell'Università di Lisbona, privo di un passato di dissidenza anti-salazarista. Esisteva anche un piccolo movimento monarchico, pre-esistente sotto la dittatura, che nel maggio 1974 si costituì nel Partito Popolare Monarchico, guidato prima dall'ex fascista anti-salazarista Francisco Rolão Preto e poi dal monarchico ambientalista Gonçalo Ribeiro Telles, ma che ebbe sempre un seguito estremamente marginale.

Dopo la messa fuori legge di varie organizzazioni di destra ed estrema destra nel 1974, fu notevole lo sforzo dei partiti di centrodestra e di destra di escludere i nomi legati all'Estado Novo e cercare dirigenti con legittimità democratica. Dopo la rivoluzione del 25 aprile 1974 fino al 1976, il Portogallo venne guidato da numerosi governi provvisori (il primo durò solo due mesi), la cui composizione rifletteva la crisi della società portoghese e il crescente dominio dei militari. Tra questi vi erano delle divergenze. La prima riguardava l'indipendenza delle colonie e determinò la destituzione del generale Spínola, in seguito al suo tentativo di imprimere una nuova svolta a destra al paese il 28 settembre 1974, e l'istituzionalizzazione del Movimento delle Forze Armate, che iniziò a dirigere i governi provvisori. La seconda, tra fazioni moderate e radicali dell'MFA, affiancate dalla progressiva mobilitazione politica anticomunista del Partito Socialista e dei partiti di centrodestra, da un lato, e dal Partito Comunista e alcuni gruppi di sinistra, dall'altroAntónio Costa Pinto, Alla ricerca della democrazia 1960-2000, cit., pp. 271-272.

L'"anno caldo": il 1975

L'11 marzo 1975, Spínola fu tra i promotori di un vero e proprio colpo di Stato di stampo reazionario, che voleva impedire una decolonizzazione immediata, destituire i vertici dell'MFA e rovesciare il governo progressista, ma fallì dopo poche ore per la pronta reazione dell'MFA (sempre più orientato a sinistra) e della mobilitazione popolare di cittadini e operai a Lisbona, in seguito al quale fu costretto a partire in esilio, prima nella Spagna franchista e poi in Brasile. Secondo alcune fonti non unanimi, Spínola avrebbe tentato di invocare il Patto Iberico (rinnovato nel 1970 tra Caetano e Francisco Franco) per chiedere assistenza militare spagnola dopo il fallimento del golpe. Franco avrebbe però rifiutato. Quest'episodio, la riforma agraria e le nazionalizzazioni dei grandi gruppi economici portoghesi, furono i simboli di una situazione di tensioni sociali che implicarono un'accentuata crisi dello Stato. Dopo la radicale epurazione di tutti i militari di simpatie "spinoliste" e conservatrici, l'MFA si dotò di un organismo che sostituì la Giunta di Salvezza Nazionale il 14 marzo 1975, il Consiglio della Rivoluzione (Conselho da Revolução). La decisione del movimento di rispettare il calendario elettorale fu fondamentale per la legittimità del regime democratico-repubblicano alle elezioni dell'Assemblea costituente del 25 aprile 1975. La scelta di un sistema elettorale proporzionale fu determinata dalla priorità di esprimere una pluralità di partiti, con un premio di maggioranza a quello più votato. Le prime votazioni democratiche dopo mezzo secolo diedero la vittoria ai partiti moderati, rendendo il PS il primo partito (37,8% dei voti), seguito dal PPD (26,3%). Il CDS (7,6%) ottenne il riconoscimento necessario per sopravvivere. Il PCP (12,4%) e i piccoli gruppi di estrema sinistra presero atto del loro minore peso nelle urne, nonostante dominassero i sindacati e i movimenti sociali. I moderati possedevano a quel punto una legittimità per esigere la rapida istituzionalizzazione della democrazia, così come l'allontanamento dei militari e dei comunisti.

Le tensioni nel paese si aggravarono. Vasco Gonçalves, considerato vicino al Partito Comunista e primo ministro nominato dall'MFA, sempre in carica nel II°, III° e IV° Governo Provvisorio, cominciò a patire un certo isolamento provocato dall'abbandono dell'esecutivo da parte dei socialisti e del centro-destra sia dalla creazione del cosiddetto "Gruppo dei Nove" costituito da militari moderati, vicini alle posizioni socialiste. Il IV° Governo Provvisorio, entrato in carica il 26 marzo 1975, terminò il suo mandato l'8 agosto successivo. I comunisti e i loro alleati furono così gli unici a far parte del V° Governo Provvisorio, con ancora Gonçalves come capo di governo, inserito in un triumvirato di comando del Movimento das Forças Armadas assieme al presidente della Repubblica Francisco da Costa Gomes e al comandante delle forze armate terrestri Otelo de Carvalho. I tre comparirono sulla copertina del Time e furono definiti la "Troika rossa" o "Troika di Lisbona". Sembrò infatti il momento di uno slittamento del paese verso una dittatura comunista sostenuta dall'Unione Sovietica. Tuttavia, in questa fase il Portogallo visse una congiuntura estremistica, soprattutto per la mobilitazione anti-rivoluzionaria e anticomunista fuori dai centri urbani, in special modo nel Nord del paese. Mentre a Lisbona e a Porto era promossa dai socialisti e dal centrodestra, nelle campagne la mobilitazione fu possibile soltanto con l'entrata in scena della gerarchia della Chiesa cattolica e delle parrocchie, unitamente ai notabili locali. Affiancata da militari e civili di estrema destra, l'offensiva contro la sinistra si concretizzò in un'ondata di violenza contro le sedi del PCP. Il 19 settembre 1975 entrò in carica dunque il VI° Governo ProvvisorioAntónio Costa Pinto, Alla ricerca della democrazia 1960-2000, cit., p. 274., guidato da José Baptista Pinheiro de Azevedo.

Il 25 novembre 1975, reparti militari legati alla sinistra radicale - parte del COPCON (Comando Operational do Continente) - occuparono vari punti strategici di Lisbona, oltre ad alcune vie di comunicazione e alla sede della televisione nazionale. La tensione si concentrò attorno ai paracadutisti della base di Tancos, protagonisti di un'azione improvvisa che mirava a forzare la direzione politica del Processo Rivoluzionario in Corso. All'alba occuparono punti strategici come Montijo, vicino alla capitale, e la zona militare di Monsanto, mettendo in allarme il governo provvisorio e l'intera struttura del Movimento delle Forze Armate. Altri militari di tendenze politiche opposte, vicini ai partiti moderati come i socialisti, furono pronti a reagire. Buona parte dei leader politici comunisti non appoggiò il golpe filo-comunista, che venne disinnescato quasi senza scontri tra le due fazioni e la parte moderata delle forze armate e dei partiti prese definitivamente il sopravvento nel paese.

La decolonizzazione