Erminia ritrova Tancredi ferito è un dipinto a olio su tela (244 × 297 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, intorno al 1650 e conservato presso la Scottish National Gallery di Edimburgo. Storia L'opera è ricordata da Carlo Cesare Malvasia nella Felsina pittrice, sotto l'anno 1649: «Per l'Eminentiss. Card. Savelli fece un quadro grande con Erminia, quando trovò ferito Tancredi con Valfrino, e il compagno d'Erminia col pastore»...
Il dipinto fu commissionato nel 1650 dal cardinale Fabrizio Savelli, legato pontificio di Bologna. Nel 1652, tuttavia, Savelli lo cedette a Carlo II di Gonzaga-Nevers, duca di Mantova e del Monferrato, e alla consorte Isabella Clara d'Austria, che lo acquistarono direttamente dall'artista.
Nel Libro dei contiIl Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666., alla data del 6 maggio 1652, è annotato: «Dalla Ser:ma Arciduchessa di Mantova si e riceuto p[er] mezo del Sig:r Quaranta Sampi:ri da Bologna, il pagamento del quadro di Arminia e Tancredi che fu ordinato dal Eme:mo Saveli; e questi sono Unga:ri n:o 173 L. 29.10 che fano L.1500 che sono ducatoni n:o 300 che fa:no Scudi 375»..
La destinazione mantovana dell'opera è confermata anche da una lettera del Guercino al duca di Mantova, datata 1º settembre 1651, nella quale il pittore afferma che avrebbe inviato il Lot e ultimato il quadro del Savelli, che questi «ha concesso»..
Guercino dipinse due quadri con il soggetto di Erminia e il pastore: uno, destinato a formare il pendant dell'opera di Edimburgo, è andato perduto;. l'altro, oggi conservato al Minneapolis Institute of Art, è quello che era stato originariamente commissionato da Antonio Ruffo.
Non è noto quando Erminia ritrova Tancredi ferito uscì dalle collezioni mantovane. L'opera risulta successivamente in possesso di Louis-Léon de Brancas, III duca di Lauraguais, che nel 1772 inviò anonimamente alcuni suoi dipinti a un'asta di Christie's a Londra. In quell'occasione il quadro, presentato il 29 febbraio 1772 con il numero 70 e con il titolo errato di Angelica e Medoro, fu venduto per la notevole somma di 525 sterline e acquistato da Lord Carlisle. La confusione tra i due soggetti, tratti rispettivamente dalla Gerusalemme liberata e dall'Orlando furioso, non fu infrequente nella tradizione collezionistica.. Descrizione L'episodio raffigurato è tratto dal canto XIX, ottave 102-114, della Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, nel quale la principessa Erminia ritrova il corpo ferito del valoroso cavaliere Tancredi di Galilea, di cui è innamorata: Al nome di Tancredi ella veloce Accorse in guisa d’ebra e forsennata. Vista la faccia scolorita e bella, Non scese no, precipitò di sella. Gerusalemme liberata, XIX, 829-832
Il dipinto raffigura Erminia, accompagnata da Valfrino, mentre, tornando verso il campo cristiano per ricongiungersi con Tancredi, lo trova ferito e disteso a terra. Al centro della scena il guerriero giace riverso al suolo, ancora avvolto nella lucida armatura d'acciaio, con il capo reclinato su un masso e il corpo abbandonato in una posa di sfinimento.
Da sinistra irrompe Erminia, colta nell'attimo in cui si precipita verso di lui a braccia aperte. La veste rossa, agitata dal movimento, amplifica il senso dell'urgenza, mentre i capelli sciolti, mossi dal vento, accentuano l'impeto della corsa e conferiscono alla figura una grazia quasi alata. Sulla destra Valfrino, piegato verso Tancredi in atteggiamento premuroso e vigile, ne sorregge l'elmo e si protende verso il cavaliere come per assisterlo e proteggerlo.
La scena si svolge in un paesaggio aperto ma raccolto, incorniciato dal fitto bosco scuro che occupa lo sfondo e lascia affiorare, al centro, una lontananza più chiara. Al di sopra si apre un cielo nuvoloso, che contribuisce al tono sospeso e patetico dell'episodio. Stile Guercino aveva già affrontato il medesimo episodio in età giovanile, nella versione del 1618-1619 oggi conservata alla Galleria Doria Pamphilj di Roma. Il confronto tra i due dipinti mostra con evidenza l'evoluzione dell'artista: nella prova giovanile le figure sembrano quasi premere contro i limiti della tela, fino talvolta a esserne tagliate, mentre nell'opera di Edimburgo la composizione è disposta entro lo spazio pittorico con maggiore equilibrio, misura ed eleganza.
L'immagine non mira più a cogliere l'immediatezza di un episodio osservato nel suo svolgersi, come accadeva nella stagione più naturalistica del pittore, ma presenta la scena in una forma più ordinata e idealizzata. L'azione appare composta secondo un ritmo quasi teatrale, con figure disposte in modo solenne e controllato; a questa impostazione scenica si accompagna tuttavia una qualità lirica, quasi musicale, che conferisce all'episodio il tono di un dramma per musica.
L'opera, definita da David M. Stone un «bellissimo dipinto di raffinato gusto classicheggiante», conserva tuttavia alcuni tratti caratteristici del Guercino. L'eleganza della composizione non cancella infatti né la sensibilità sentimentale dell'artista, evidente anche nel paesaggio sullo sfondo, né il suo legame con una concretezza ancora terrena, lontana da una piena trasfigurazione astratta o puramente ideale.
Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti a Edimburgo Categoria:Dipinti a soggetto letterario Categoria:Opere basate sulla Gerusalemme liberata