Il lettore comune (The Common Reader) è il titolo italiano di due raccolte di saggi della scrittrice britannica Virginia Woolf: The Common Reader, pubblicata nel 1925, e The Common Reader: Second Series, uscita nel 1932, entrambe presso la Hogarth Press. I due volumi furono le sole raccolte di saggi organizzate e pubblicate da Woolf durante la sua vita.

Il titolo riprende un'espressione di Samuel Johnson, tratta dalla Life of Gray e posta in epigrafe al primo volume. Nella prefazione Woolf distingue il lettore comune dal critico e dallo studioso: meno istruito e metodico, legge soprattutto per piacere e cerca di ricavare dai testi una rappresentazione complessiva di un autore, di un'epoca o dell'arte della scrittura.

Storia editoriale Molti dei saggi della prima serie erano apparsi in precedenza, talvolta in forma diversa, su periodici britannici e statunitensi come il The Times Literary Supplement, The Athenaeum, The Nation and Athenaeum, The New Statesman, The London Mercury, The Dial e The New Republic; altri furono pubblicati per la prima volta nel volume.

La Hogarth Press pubblicò The Common Reader il 23 aprile 1925 in una tiratura iniziale di 1250 copie. Una seconda impressione di mille copie seguì nel novembre dello stesso anno. Il libro fu dedicato a Lytton Strachey.

The Common Reader: Second Series uscì il 13 ottobre 1932 in 3200 copie. L'edizione statunitense, pubblicata da Harcourt, Brace and Company, adottò il titolo The Second Common Reader. La sovraccoperta dell'edizione britannica fu illustrata da Vanessa Bell.

Contenuto e struttura Le due raccolte non costituiscono una storia sistematica della letteratura, ma seguono un ampio percorso attraverso epoche, generi e autori, alternando ritratti biografici, ricostruzioni storiche, letture ravvicinate e riflessioni generali sulla narrativa, la poesia, il saggio e l'attività critica.

La prima serie si apre con il testo programmatico The Common Reader e procede dalla tarda età medievale alla letteratura contemporanea. Fra i saggi più noti figurano The Pastons and Chaucer, On Not Knowing Greek, Montaigne, Jane Austen, Modern Fiction, Jane Eyre and Wuthering Heights, George Eliot, The Russian Point of View, The Modern Essay, Joseph Conrad e How It Strikes a Contemporary.

La seconda serie prosegue il percorso con saggi dedicati, fra gli altri, a John Donne, Philip Sidney, Daniel Defoe, Jonathan Swift, Laurence Sterne, Thomas De Quincey, Mary Wollstonecraft, Dorothy Wordsworth, William Hazlitt, Elizabeth Barrett Browning, Christina Rossetti e Thomas Hardy. Il volume si conclude con How Should One Read a Book?, nel quale Woolf ritorna esplicitamente sul rapporto fra libertà del lettore e giudizio critico.

Nel passaggio da un autore o da un'epoca all'altra Woolf ricorre frequentemente all'immaginazione narrativa. Ricostruisce ambienti, abitudini e rapporti personali a partire da lettere, memorie e biografie, servendosi di questi materiali per collegare le opere alle condizioni storiche e concrete nelle quali furono scritte.

La figura del lettore comune Woolf non presenta il lettore comune come un interprete infallibile. Nella prefazione lo descrive come frettoloso, impreciso e superficiale, incline a raccogliere frammenti eterogenei e a costruirne una visione provvisoria. Proprio questa attività libera e non professionale gli consente tuttavia di stabilire con i libri un rapporto fondato sul piacere, sull'affetto, sulla discussione e sul confronto fra opere lontane nel tempo.

Secondo Mark Goldman, il tono informale della prefazione ha contribuito a far considerare Woolf una critica puramente impressionistica. I saggi delle due raccolte rivelano invece un metodo riconoscibile: dalla lettura di un'opera Woolf cerca di ricavare insieme il ritratto dello scrittore, la fisionomia dell'epoca e una concezione generale dell'attività letteraria. La mobilità e la componente immaginativa della sua prosa non escludono quindi il rigore del giudizio critico.

La raccolta mette inoltre in rapporto la libertà individuale della lettura con la possibilità di un terreno culturale condiviso. Il lettore comune costruisce autonomamente i propri criteri, ma partecipa anche a una comunità storica di lettori il cui giudizio concorre alla sopravvivenza o all'oblio delle opere.

Interpretazioni critiche Jeff Wallace ha interpretato la pratica critica di Woolf come una forma di «accompagnamento» del testo: il lettore segue l'opera, ne ricostruisce la trama e le forme e cerca di costruire un accordo prima di sottoporla a giudizio. In questa prospettiva, l'idea di ciò che è «comune» rinvia a una concezione democratica e non conflittuale della lettura, senza escludere la necessità della distanza critica e di valutazioni anche severe.

Benjamin D. Hagen ha invece posto l'accento sulla dimensione privata della poetica woolfiana. I due volumi funzionerebbero come un progetto pedagogico rivolto alla formazione del gusto personale, fondato sulla solitudine, sulla libertà e sulla possibilità di sviluppare preferenze idiosincratiche senza sottostare preventivamente all'autorità della critica professionale. La varietà dei metodi adottati da Woolf nei saggi (ritratto, biografia, analisi formale, evocazione storica) corrisponde alla varietà delle esperienze che concorrono a formare il lettore.

Le due interpretazioni mettono in luce una tensione centrale delle raccolte: la lettura è insieme un'attività individuale, sottratta a regole prestabilite, e una pratica attraverso la quale si costituiscono valori e riferimenti culturali condivisi.

Edizioni italiane L'edizione del Melangolo fu pubblicata in due volumi fra il 1995 e il 1996, a cura di Daniela Guglielmino. Nel 2022 Elliot riunì per la prima volta le due serie in un unico volume italiano, nella nuova traduzione di Elena Bollati.

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