Primogenito dei quattro figli naturali avuti dalla seconda convivenza del più noto poeta patriota Angelo Brofferio, del quale era sostanzialmente omonimo, è ricordato soprattutto per un saggio sullo spiritismo, di ampio successo, ritenuto all'epoca «la più stringente e stringata apologia che gli spiritisti abbiano in Italia della loro fede».
Biografia e attività Nacque in Svizzera nel Canton Ticino, nei pressi di Locarno, nella villa «La Verbanella» sul Lago Maggiore, dove il padre, il noto avvocato e uomo politico Angelo Brofferio (1802–1866), si era trasferito per farvi risiedere la sua seconda famiglia,Giuseppe Mondada, Angelo Brofferio alla Verbanella, in Bollettino Storico della Svizzera Italiana, vol. LXXIX, n. 3 (1967), pp. 125-41. costruita insieme alla cantante Giuseppina Zauner, madre naturale del piccolo.
Nell'ambiente svizzero entrò in contatto con l'esoterista Alfredo Pioda e la famiglia del pittore Filippo Franzoni, con cui manterrà scambi epistolari su tematiche dell'occultismo, come le sedute spiritiche da loro condotte, da lui inizialmente guardate con sospetto.
In gioventù abbracciò gli ideali risorgimentali, partecipando nel 1866 come volontario garibaldino alla terza guerra d'indipendenza, dando prova di valore negli scontri bellici.
Dopo aver studiato a Parigi, in seguito si stabilì a Milano, dove si dedicò all'insegnamento e alla ricerca scientifica. Fu docente di lettere classiche presso il collegio Calchi Taeggi, professore al Collegio Militare dal 1880, e a partire dal novembre 1884 ottenne la cattedra di filosofia presso il Liceo Ginnasio Alessandro Manzoni.
Brofferio offrì un contributo significativo al dibattito ottocentesco sulla transizione della psicologia da disciplina filosofica a scienza sperimentale e fisiologica. Nel suo saggio Le specie dell'esperienza (1884), che gli valse il primo premio dell'Accademia dei Lincei, anticipò temi nodali della moderna psicologia cognitiva.
I suoi interessi si estesero infine allo studio critico dello spiritismo, che analizzò applicando il metodo scientifico e i parametri della fisiologia coeva, nel tentativo di dare una spiegazione razionale e biologica ai fenomeni medianici.
Gli studi sullo spiritismo
Nella sua ultima opera, prima della sua prematura scomparsa avvenuta a 48 anni, Brofferio affrontò l'argomento proprio per confutare scettici e materialisti, sostenendo come le testimonianze scientifiche accumulate su soggetti famosi dell'epoca, quali Eusapia Palladino, fossero ormai così numerose e autorevoli da poter escludere che le manifestazioni paranormali siano sempre dovute a trucchi di prestigio, illusioni ottiche collettive, o disturbi allucinatori dei presenti.
Al contrario, l'ipotesi che si trattasse di anime disincarnate di defunti risultava per lui la spiegazione scientificamente meno improbabile e più logica per spiegare la natura intelligente di quelle comunicazioni, capaci di esprimersi attraverso forze magnetiche sconosciute, sdoppiamento psichico del medium o poteri inconsci della mente.
A lui si deve anche la traduzione in italiano del saggio di Carl Du Prel intitolato L'enigma umano, contenente ricerche parapsichiche sui sogni, l'ipnotismo e lo spiritismo, che Brofferio corredò di una sua prefazione: in essa rilevava come in quest'ambito la scienza stesse aprendosi lentamente un varco nonostante i pregiudizi dogmatici degli accademici. Brofferio vi introdusse anche concetti innovativi per il lessico esoterico italiano, come l'aggettivo animico, gettando un ponte tra la filosofia del misticismo tedesca e la nascente ricerca spiritualistica in Italia.
Risvolti filosofici Di impostazione positivista ed empirista, Brofferio si era formato accostandosi ad Herbert Spencer, Hippolyte Taine, Wilhelm Wundt, Pasquale Galluppi, Roberto Ardigò, e soprattutto John Stuart Mill, in accordo col quale rifiutava la metafisica classica e la nozione di «sostanza» come entità autonoma, definendola semplicemente «l'insieme delle sensazioni possibili».
Dopo la conversione allo spiritismo, tuttavia, egli ampliò i suoi orizzonti culturali, dedicandosi anche allo studio delle tradizioni mistiche e dei testi orientali, come documentato nella sua opera postuma La filosofia delle Upanishadas (1911).
Il filosofo Giovanni Gentile ritenne di evidenziare un suo paradosso insito peraltro nel positivismo dell'epoca: Brofferio riteneva infatti che i processi cognitivi e la formazione dell'esperienza andassero analizzati riconducendo le categorie della mente a una sola, la relazione, ma facendola derivare dall'esperienza sensibile stessa, ossia l'unico orrizzonte conoscitivo da lui ammesso.
Di fatto, però, questa smetteva di essere materiale, risultando da connessioni logiche e intellettuali, cioè spirituali: da qui l'approdo inevitabile allo spiritismo, segnando il «suicidio» teorico del proprio sistema. Ciò nonostante, Gentile gli riconobbe di aver compiuto «studi accurati, originali, intorno a questioni essenziali, e con sforzi poderosi di critica, per rendere più coerente e sistematica la dottrina abbracciata: sempre con una viva e libera aspirazione alla verità»;
Opere La dottrina di Socrate secondo Senofonte, Platone e Aristotile, Napoli, 1871. Per lo studio della zoologia, Milano, 1874. Mitologia psicologica, Torino, 1879. I fenomeni spiritici e la fisiologia, Milano, 1883. Le specie dell'esperienza, Milano, 1884. Manualetto di psicologia, Milano, 1889. Per lo spiritismo, Milano, 1893. Prefazione allEnigma umano: introduzione allo studio delle scienze psichiche di Carl Du Prel, Milano, 1894. La filosofia delle Upanishadas, Milano, 1911. Il problema del libero arbitrio, Milano, 1927. Dio, l'immortalità dell'anima, Milano, 1927.
Note
Bibliografia Giorgio Finzi, In memoria di Angelo Brofferio: 19 maggio 1894, Milano, Tipografia Gattinoni, 1894. Giovanni Gentile, Le origini della filosofia contemporanea in Italia, vol. II, I positivisti, Messina, Principato, 1921. Eugenio Garin, Storia della filosofia italiana, vol. III, Torino, Einaudi, 1966.
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