Il meridionale di Vigevano è un romanzo di Lucio Mastronardi pubblicato ne I Coralli delle edizioni Einaudi nel 1964.
Preceduto da Il calzolaio di Vigevano e Il maestro di Vigevano, è il terzo e ultimo romanzo della cosiddetta trilogia vigevanese, poi ripubblicata del 1977 per Rizzoli con il titolo Gente di Vigevano.
Trama Protagonista della vicenda, narrata in prima persona, è il meridionale Camillo, impiegato statale. Nonostante sia il personaggio principale, le informazioni su di lui sono estremamente scarse: il suo inquadramento lavorativo non è chiaro, anche se è certamente un subordinato che ha a che fare col fisco (viene definito "dottore delle tasse" o, più semplicemente, "dottore"); di lui non si dice il cognome, né il paese o la regione d'origine; il suo stesso nome proprio viene rivelato soltanto nel terzo capitolo. L'affresco della realtà vigevanese tratteggiato da Mastronardi nei romanzi precedenti si arricchisce di un nuovo gruppo umano, quello dei meridionali di recente immigrazione, coi quali il protagonista condivide le difficoltà nell'adattamento, ma non la miseria economica. Camillo è un uomo solitario, scapolo e riservato, che trascorre le proprie giornate tenendosi cortesemente a distanza dalle lusinghe interessate degli "industrialotti", così come dagli altri meridionali; si limita a frequentare saltuariamente il collega Attilio e il brigadiere abruzzese Giuseppe. Si vergogna segretamente delle proprie origini, tanto da non riuscire in un primo momento a telefonare a casa propria, né a pronunciare con facilità il nome del proprio paese. In fila fra i meridionali che la domenica, alla Stipel, approfittano dello sconto per chiamare a casa, riconosce Consiglia, una sua compaesana, accompagnata dal figlio Cosimino.
All'inizio della vicenda, Camillo ha la sua residenza in una stanza affittata alla signora Ines, un'anziana insegnante di pianoforte. Quest'ultima lo invita a una festa serale al Circolo della Cultura, dove conosce Olga, un'esuberante ragazza vigevanese con cui ha un rapporto sessuale la sera stessa. L'indomani, Olga, che ha raccontato di essere orfana, presenta a Camillo il fratello Arnaldo, piccolo imprenditore smanioso di accrescere le proprie ricchezze, il quale spiega di aver bisogno dell'aiuto del protagonista riguardo una questione di rimborsi ed esenzioni fiscali. Nel corso della frequentazione con Olga, il protagonista inizia a intrattenere un rapporto ambiguo con Arnaldo, aiutandolo nella contabilità e accompagnandosi a lui in macchina per bar e ristoranti, pur temendo di essere ripreso per condotta inappropriata: cosa che in effetti accadrà, quando il capufficio lo esorterà a chiedere il trasferimento in un'altra località della zona. Turbato per aver assistito a una scenata di gelosia tra il collega Attilio e la moglie, una notte, senza preavviso, Camillo viene svegliato di soprassalto dalla signora Ines, che gli intima di andarsene: è stufa delle sue assenze, dei suoi ritmi di vita sregolati, delle sue dubbie frequentazioni. In quest'occasione Ines rivela il proprio celato disprezzo verso i meridionali, nonostante in precedenza si fosse spesa in complimenti nei suoi confronti. Dopo una nottataccia trascorsa in un'affollatissima camerata clandestina gestita dalla signora Franceschi, in cui fa conoscenza con il trapanese Edoardo, e un breve periodo presso una pensione per impiegati dove condivide la stanza con l'irpino Oreste, Camillo prende in affitto l'appartamento dei fratelli Esposito, due piccoli imprenditori meridionali. Poco dopo il trasferimento, avendo scoperto che il suo nuovo vicino di casa era lo stesso Edoardo conosciuto nella notte in cui era stato sfrattato, invitato a cena, Camillo fa la conoscenza di compare Angelo, un compaesano di Edoardo che quest'ultimo ha invitato a Vigevano promettendogli fortuna per poi in realtà sfruttarlo, come Angelo lamenta subito ad alta voce: tra i due nasce una lite violenta, al termine della quale Angelo si autoinvita nel nuovo appartamento di Camillo, portandosi dietro moglie e figli. Nel giro di poco tempo, l'occupazione si allargherà ad altri compaesani che Angelo ha fatto venire a propria volta, allo scopo di sfruttarne l'ingenuità, costringendo Camillo a trovare una nuova sistemazione. Dopo ripetute insistenze, verrà indirizzato da un mediatore dalla stessa signora Franceschi, che, pretesa una commissione, manda Camillo dal ragionier Ricchelli. Camillo, in realtà, conosce già la famiglia Ricchelli: due signori di una certa età che, con il figlio trentenne Bellarosa e la nuora Maria, trascorrono il sabato sera dove è solito trascorrerlo anche lui, alla pasticceria Tinco, guardando la televisione. Durante la visita del nuovo appartamento, Maria, presente insieme alla suocera, approfitta di una momentanea assenza di questa per dichiarare il proprio amore a Camillo, di cui tante volte, alla pasticceria, aveva tentato di attirare l'attenzione, nonostante l'attenta sorveglianza della signora Ricchelli. Camillo, però, interdetto, la allontana, suscitando la reazione sdegnata di lei, che lo accusa di avere "latte invece che sangue" nelle vene. Olga, con cui nel frattempo Camillo ha ripreso la frequentazione, gli aveva detto di doversi allontanare per qualche giorno; proprio dopo la visita al nuovo appartamento, però, giunto presso un'osteria, Camillo scopre che lei gli ha mentito: non è orfana. Dopo aver incontrato il vecchio padre, che gioisce perfidamente per lo smascheramento della figlia, Camillo trova Olga al piano superiore dell'osteria, intenta a portare via la vecchia madre ubriaca; Camillo la segue, ne nasce un litigio al termine del quale Olga, per vendicarsi, sapendo quanto la questione delle proprie origini costituisca motivo di turbamento per Camillo, prenota un biglietto del treno proprio per il suo paese, per andare a visitare la sua famiglia, allo scopo di umiliarlo. Alla stazione Camillo arriva a scongiurarla, ma lei non cede, sale sul treno e parte, seguitando a canzonarlo.
Il romanzo si conclude con Camillo che, angosciato e perso nei suoi pensieri, viene trascinato al bar da Attilio: questi, compiaciuto, gli racconta di come la figlia del crudele e vanitoso capufficio abbia scelto di sposarsi con un povero impiegato. I due iniziano a passeggiare: vedendo Camillo in difficoltà, Attilio lo invita a confidarsi, comincia a insistere, arriva a recriminare, ad assumere un atteggiamento implorante. Il dialogo è interrotto dalle urla di un gruppo di donne che hanno ritrovato il cadavere di Cosimino, annegato in un canale; portano la salma e la notizia alla madre Consiglia, la quale, disperandosi, in una scena surreale sovrastata dai suoni di una commedia proiettata da un cinema all'aperto nei dintorni, afferma di aver pagato il proprio pegno di sangue, e di essere diventata una "figlia di Viggevano". Quando Camillo e Attilio si allontanano, quest'ultimo continua a insistere perché l'altro si confidi con lui, fino apparentemente a smuoverlo, sebbene poi il libro finisca.
Critica Gian Carlo Ferretti considera il terzo romanzo della trilogia il sintomo di una "crisi" dell'ispirazione di Mastronardi. Lo definisce un libro dotato di una "struttura più composta ma meno coinvolgente" rispetto ai precedenti. "Un discorso, insomma, tendenzialmente descrittivo, sproblematizzato, nel quale non c'è più né cattiveria né divertimento né disperazione. (...) Come se Mastronardi avesse improvvisamente esaurito la sua realtà, e quindi anche la sua carica narrativa".
Edizioni
L. Mastronardi, Il meridionale di Vigevano, Torino, Einaudi, 1964. L. Mastronardi, Gente di Vigevano, Il calzolaio, Il maestro, Il meridionale e altri celebri personaggi della saga di Vigevano, Milano, Rizzoli, 1977. L. Mastronardi, Il maestro di Vigevano, Il calzolaio di Vigevano, Il meridionale di Vigevano, Torino, Einaudi, 1994. L. Mastronardi, Il maestro di Vigevano - Il calzolaio di Vigevano - Il meridionale di Vigevano, Torino, Einaudi, 2005.
Note
Bibliografia
A. Asor Rosa, Grottesco di Lucio Mastronardi, «Mondo Nuovo», 22 luglio 1962. A. Asor Rosa, Uno scrittore ai margini del capitalismo: Mastronardi, «Quaderni Piacentini», III, 14, gennaio-febbraio 1964, pp. 36 - 40. O. Del Buono, Tanto di cappello al meridionale, «La Settimana Incom Illustrata», XVII, 6, 9 febbraio 1964, p. 70. Gian Carlo Ferretti, Il riccio di Vigevano - A colloquio con Lucio Mastronardi a proposito del "Meridionale", «Rinascita», XXI, 12, 21 marzo 1964, p. 27. M. Antonietta Grignani (a cura di), Per Mastronardi. Atti del Convegno di studi su Lucio Mastronardi, Vigevano, 6-7 giugno 1981, Firenze, «La Nuova Italia» Editrice, 1983. Ludovica del Castillo et al. (a cura di), Quarant'anni dopo. L'opera di Lucio Mastronardi (1930-1979), «L'ospite ingrato», 8, luglio-dicembre 2020.
Collegamenti esterni
Categoria:Romanzi ambientati in Lombardia Categoria:Romanzi di Lucio Mastronardi