Montagna Sacra, è un progetto culturale e ambientale italiano nato nel 2021 in vista del centenario del Parco nazionale del Gran Paradiso. L'iniziativa propone di escludere dalla frequentazione umana il Monveso di Forzo, montagna piramidale di all’interno del PNGP, sul crinale spartiacque tra Piemonte e Valle d'Aosta.
Il progetto intende sottolineare la necessità di porre limiti all’invasività umana negli ambienti naturali protetti, senza introdurre interdizioni formali, sanzioni o nuove imposizioni. Chiede un gesto semplice e radicale: scegliere liberamente di non salire più su quella montagna, trasformando la stessa in luogo da osservare, contemplare e rispettare. Un luogo per riflettere, uno spazio simbolico da lasciare interamente alla natura e agli altri esseri viventi.
Storia L'idea nasce, in modo indipendente, da Antonio Mingozzi, docente zoologo e già direttore del Parco Nazionale Gran Paradiso, e Toni Farina, ambientalista ed ex consigliere del Parco stesso, come iniziativa da proporre per il centenario del Parco (istituito nel 1922), per trasmettere un messaggio di responsabilità, comparabile a quello che, cent’anni fa, significò la sua istituzione.
Nella primavera 2021, l’idea fu quindi sviluppata e articolata in un progetto da un comitato promotore composto di 11 persone. Il documento (“Una Montagna Sacra per il centenario del Parco nazionale Gran Paradiso - Un progetto culturale”) fu quindi sottoposto al Consiglio Direttivo dell’Ente Parco (luglio 2021) che non aderì alla proposta. Secondo quanto riportato dalla stampa, tra le ragioni vi furono il mancato coinvolgimento iniziale delle comunità locali e alcune perplessità sull'attribuzione di una particolare sacralità a una singola montagna.
Nel giugno 2022 si svolse in Val Soana il primo incontro collettivo dedicato al progetto. I partecipanti percorsero il sentiero da Molino di Forzo alle borgate di Boschietto e Boschettiera; la giornata incluse anche un incontro pubblico e un concerto del gruppo LabGraal.
La presentazione ufficiale del progetto si tenne il 26 novembre 2022 nella Sala degli Stemmi del Museo nazionale della montagna Duca degli Abruzzi di Torino. All'incontro parteciparono, tra gli altri, Enrico Camanni, Alessandro Gogna , Guido Dalla Casa , Toni Farina, Antonio Mingozzi, nonché il sindaco di Ronco Canavese Lorenzo Giacomino e rappresentanti del Club Alpino Italiano. Al momento della presentazione il manifesto aveva raccolto più di adesioni.
Scelta del Monveso di Forzo Il Monveso di Forzo sorge sullo spartiacque tra la Val Soana, in Piemonte, e la Valle di Cogne, in Valle d'Aosta. Il versante piemontese domina la testata del Vallone di Forzo, nel territorio di Ronco Canavese, mentre quello valdostano è rivolto verso il vallone dell'Urtier, nel territorio di Cogne.
La montagna presenta una forma piramidale ed è circondata da valloni poco antropizzati. La salita comporta un dislivello superiore a dal versante piemontese e di circa da quello valdostano.
Queste caratteristiche, l’isolamento e la lunghezza/dislivello degli itinerari, rendono da sempre il Monveso una montagna poco frequentata. Scegliere una montagna alpinisticamente molto frequentata avrebbe di certo reso inattuabile il progetto. Secondo i promotori, una rinuncia sociale alla salita sul Monveso non avrebbe invece inciso in modo rilevante sulle consuetudine escursionistiche e alpinistiche, mantendo però il valore simbolico della proposta.
Manifesto Il progetto invita a una transizione culturale uomo-natura: dalla conquista alla relazione, dalla prestazione all'ascolto, dal possesso fisico al riconoscimento del suo valore intrinseco. Il sito ufficiale riassume questa impostazione attraverso quattro concetti:
alterità, intesa come riconoscimento dell'esistenza di esseri viventi, elementi e processi naturali indipendenti dall'utilità attribuita loro dall'uomo; limite, ossia la distinzione tra la possibilità tecnica di raggiungere o modificare un luogo e l'opportunità di farlo; astensione, concepita come scelta volontaria e non come rinuncia imposta; contemplazione, cioè la possibilità di vivere l'esperienza della montagna senza raggiungerne necessariamente la vetta.
Sacralità laica Nel progetto il termine «sacro» non fa riferimento a una religione o a un culto, ma indica uno spazio al quale viene riconosciuto un valore autonomo e non interamente disponibile all'azione umana. Questa impostazione si differenzia dalla sacralità tradizionalmente attribuita a montagne come il Monte Kailash, il Machapuchare o l'Uluṟu, legata alle culture e alle religioni delle popolazioni locali.
Nel caso del Monveso la sacralità è presentata come una costruzione culturale contemporanea, fondata sulla decisione condivisa di rinunciare alla salita anziché su un divieto religioso o amministrativo.
Carattere volontario L’istituzione della Montagna Sacra non comporta alcuna interdizione formale, nessun divieto d’accesso, nessuna sanzione pecuniaria per chi non vorrà “astenersi”. Molto più semplicemente, l’interdizione all’accesso sarà una scelta suggerita e, alla fine, (possibilmente) condivisa e rispettata da tutti. Il rispetto dell’area dovrà basarsi sulla condivisione e sull’autocontrollo sociale. L'adesione al Progetto comporta la sottoscrizione del manifesto e l'impegno personale a non raggiungere la cima.
Attività L'iniziativa principale è la camminata annuale «Insieme per la Montagna Sacra», con partenza da Molino di Forzo e arrivo alle borgate di Boschietto e Boschettiera. Lungo il percorso vengono organizzati momenti di presentazione e discussione dei temi del progetto.
La seconda edizione si è svolta nel giugno 2023 e vi hanno partecipato circa settanta persone. La terza si è tenuta nel giugno 2024, nel cui ambito vi è stata la presentazione del libro La montagna sacra di Enrico Camanni e un concerto dei LabGraal.
Nel giugno 2025 si è tenuta la quarta edizione della camminata. Nell'ottobre dello stesso anno il giornalista e scrittore Michele Serra ha partecipato a Ronco Canavese a un incontro sul concetto di limite e sul rapporto tra libertà individuale e responsabilità ambientale.
Organizzazione e adesioni Il progetto è gestito da un comitato promotore e da un gruppo di lavoro volontario formato da esponenti dell'alpinismo, della ricerca, della cultura, dell'ambientalismo e delle comunità locali.
Nel novembre 2021 erano state raccolte più di cinquecento adesioni, salite a oltre 1000 alla fine del 2022. Nel giugno 2024 i sottoscrittori del progetto assommano a circa 1500 persone.
Tra le organizzazioni aderenti si citano il Club Alpino Italiano e l'Alpine Club britannico. Fra i sostenitori individuali figurano gli alpinisti Kurt Diemberger, Fausto De Stefani, Hervé Barmasse, Alessandro Gogna e Maurizio Zanolla; il climatologo Luca Mercalli; l'antropologo Duccio Canestrini; gli scrittori e giornalisti Paolo Rumiz, Michele Serra, Enrico Camanni e Paolo Cognetti; il regista Fredo Valla e gli attori Giuseppe Cederna, Lella Costa e Giovanni Storti.
Accoglienza e dibattito La proposta ha ricevuto attenzione dalla stampa italiana e internazionale, anche per il carattere inconsueto dell'idea di costruire una sacralità laica in un contesto culturale occidentale.
I sostenitori hanno interpretato il progetto come una critica alla cultura del «senza limiti» e alla trasformazione della montagna in spazio di consumo e prestazione. La proposta ha tuttavia suscitato obiezioni nel mondo alpinistico, ambientalista e accademico. Alcuni osservatori hanno contestato l'uso del termine «sacro», sostenendo che la sacralità non possa essere attribuita da un comitato, ma derivi da una storia culturale e comunitaria sedimentata nel tempo.
Il sacerdote e alpinista Paolo Papone ha sostenuto che la funzione del sacro non consista necessariamente nell'escludere la presenza umana, ma nel determinare le modalità rispettose con cui un luogo viene abitato. Carlo Alberto Pinelli, presidente onorario di Mountain Wilderness, ha espresso il timore che la proclamazione di una montagna come tabù potesse apparire artificiosa. Altri critici hanno osservato che l'invito a non salire potrebbe attirare attenzione verso una cima precedentemente poco conosciuta.
Nel 2024 il geografo Mauro Varotto ha rilevato l'assenza di una delimitazione precisa dello spazio da considerare inviolabile e ha messo in discussione la differenza tra il progetto e gli strumenti esistenti di protezione integrale della natura. Ha inoltre prospettato il rischio che il Monveso diventasse una nuova attrazione turistica o un'operazione simbolica di greenwashing.
I promotori hanno replicato sottolineano che il valore simbolico del progetto che non intende sostituire le riserve naturali o gli strumenti normativi di tutela. La Montagna Sacra pone l’enfasi sull’osservazione e non sulla conquista, sul momento di conoscenza e di contemplazione più che sulla competizione sportiva, così da generare riflessioni sul nostror apporto con la natura e promuovere una diversa cultura della fruizione della montagna e, più in generale, degli ambienti naturali.
Influenza culturale Nel 2024 Camanni, componente del gruppo promotore, ha pubblicato per Laterza il saggio La montagna sacra. Il volume prende spunto anche dall'esperienza del Monveso per esaminare il rapporto storico tra le società europee e le montagne, la crescita turistica e il concetto di limite.
Il progetto è stato esaminato anche nel volume collettivo Sacre vette. I simboli sulle cime, curato da Ines Millesimi e Mauro Varotto, che contiene contributi di Toni Farina e Antonio Mingozzi sulla genesi e sul significato della proposta.
Note
Bibliografia
Voci correlate Ecologia profonda Etica ambientale Turismo sostenibile
Collegamenti esterni
Categoria:Ambientalismo Categoria:Alpinismo Categoria:Parco nazionale del Gran Paradiso Categoria:Ronco Canavese