La struttura assente. Introduzione alla ricerca semiologica è un saggio di Umberto Eco, pubblicato da Bompiani nel 1968. È il primo lavoro di semiologia teorica dell'autore destinato a un pubblico ampio e affronta i fondamenti, le possibilità e i limiti dello strutturalismo, proponendo di intendere la struttura come modello operativo della ricerca anziché come fondamento ontologico dei fenomeni culturali.
Il libro comprende analisi dedicate alla teoria dell'informazione, ai segni visivi, al cinema, alla pubblicità e all'architettura, seguite da una discussione epistemologica sul metodo strutturale e da una ricognizione dei campi e dei limiti della semiologia. Ha rappresentato una tappa di passaggio dagli studi di Eco sull'estetica e sulla cultura di massa alla formulazione più sistematica sviluppata nel Trattato di semiotica generale del 1975.
Genesi e storia editoriale La struttura assente nacque dalla rielaborazione e dall'ampliamento di Appunti per una semiologia delle comunicazioni visive, una dispensa preparata da Eco nel 1967 per il corso tenuto presso la facoltà di architettura dell'Università di Firenze. Il testo, che ebbe inizialmente una circolazione limitata, attirò fra gli altri l'attenzione di Maria Corti e Pier Paolo Pasolini.
La provenienza didattica dell'opera spiega la particolare ampiezza delle prime tre sezioni, dedicate rispettivamente ai fondamenti della comunicazione e della significazione, ai codici visivi e all'architettura. Le ultime due sezioni ampliano l'indagine affrontando lo statuto epistemologico delle strutture e le frontiere della nuova disciplina semiologica.
La prima edizione, pubblicata da Bompiani con il sottotitolo Introduzione alla ricerca semiologica, apparve nel momento di maggiore diffusione dello strutturalismo nelle scienze umane. Eco accolse la capacità analitica del metodo strutturale, opponendosi però alla sua trasformazione in una concezione generale della realtà.
Nel 1980 l'opera fu ripubblicata con una nuova introduzione, nella quale l'autore ricostruì il contesto storico e culturale della prima edizione e spiegò le modifiche apportate ad alcuni passaggi nelle traduzioni straniere; il corpo principale del testo rimase sostanzialmente invariato. Nelle edizioni successive il sottotitolo divenne La ricerca semiotica e il metodo strutturale.
Nel 2016 il libro è stato ripubblicato da La nave di Teseo.
Contenuto L'opera è articolata in cinque sezioni, indicate dalle lettere A-E. Le prime tre introducono i concetti fondamentali della semiologia e li applicano ai messaggi visivi e all'architettura; le ultime due discutono lo statuto del metodo strutturale e delimitano il campo della ricerca semiologica.
Il segnale e il senso La prima sezione esamina i rapporti fra teoria dell'informazione e processi di significazione. Eco distingue la trasmissione quantitativa dei segnali dalla produzione culturale del senso: perché un segnale possa funzionare come segno è necessario che venga interpretato attraverso un codice condiviso.
L'informazione non coincide quindi con il significato. Un sistema può trasmettere segnali e ridurre l'incertezza del destinatario senza rendere conto delle convenzioni culturali mediante le quali il messaggio viene compreso. Da questa distinzione deriva l'esigenza di una disciplina capace di studiare non soltanto la trasmissione materiale, ma anche l'organizzazione dei codici.
La sezione affronta inoltre il messaggio estetico, caratterizzato dall'ambiguità e dall'autoriflessività, e il messaggio persuasivo. Nel rapporto fra retorica e ideologia, le formule espressive acquisite possono confermare o riorganizzare i sistemi di valori condivisi da una cultura.
Lo sguardo discreto La seconda sezione, sottotitolata Semiologia dei messaggi visivi, è dedicata ai segni visivi e alla possibilità di analizzarli mediante categorie semiotiche. Eco discute la nozione di segno iconico, mettendo in dubbio che il rapporto fra immagine e oggetto possa essere spiegato come una somiglianza naturale e immediata. Anche il riconoscimento di un'immagine dipende, secondo l'autore, da convenzioni percettive e culturali.
L'analisi si estende alle articolazioni dei codici visivi, al linguaggio cinematografico, alla pittura contemporanea e alla retorica pubblicitaria. Nel messaggio pubblicitario Eco distingue i procedimenti retorici dai sistemi ideologici che essi contribuiscono a confermare: soluzioni espressive apparentemente innovative possono rimanere compatibili, sul piano dei valori, con le aspettative già consolidate del pubblico.
La funzione e il segno La terza sezione applica l'analisi semiotica all'architettura. Gli oggetti architettonici possiedono una funzione pratica, ma possono al tempo stesso comunicare modi d'uso, valori sociali e concezioni dell'abitare. Una scala, una finestra o un edificio non sono segni soltanto perché rappresentano qualcos'altro, ma perché le loro forme rendono riconoscibili determinate funzioni all'interno di un sistema culturale.
Eco distingue la funzione primaria di un oggetto architettonico dalle sue funzioni secondarie o connotative. Queste ultime possono riguardare, per esempio, il prestigio, l'autorità, l'appartenenza sociale o il riferimento a una tradizione stilistica. L'architettura viene pertanto considerata come un sistema di comunicazione sottoposto a trasformazioni storiche.
La struttura assente La quarta sezione, sottotitolata Epistemologia dei modelli strutturali, affronta direttamente lo statuto del metodo strutturale. Eco descrive la struttura come un sistema di differenze traducibile in un modello e trasferibile da un fenomeno a un altro. L'indagine strutturale attribuisce quindi priorità al modello elaborato dal ricercatore rispetto al singolo oggetto analizzato.
Eco distingue una concezione metodologica della struttura, intesa come ipotesi di lavoro costruita per descrivere un insieme di relazioni, da una concezione ontologica, secondo la quale le strutture costituirebbero la realtà profonda e permanente dei fenomeni. Richiamandosi a Louis Hjelmslev, sostiene che il modello strutturale possa essere impiegato senza presupporre che la sua forma sia determinata dalla natura dell'oggetto.
La critica è rivolta soprattutto al passaggio, individuato nell'opera di Claude Lévi-Strauss, dal modello operativo alla postulazione di una struttura oggettiva e originaria, capace di garantire un'omologia fra il pensiero e il mondo. Eco cerca invece di mettere in relazione dialettica struttura e serie, permanenza e trasformazione, riconducendo il modello alle condizioni storiche nelle quali viene elaborato.
Il titolo del libro rinvia sia all'impossibilità di raggiungere una struttura assoluta o un «Codice dei codici», sia al rifiuto di un'assenza radicale di ogni origine o fondamento. Le strutture devono funzionare come strumenti ipotetici e provvisori, sottoposti a verifica e revisione quando non riescono più a rendere conto dei fenomeni analizzati.
Secondo Stefano Traini, la sezione D è divenuta uno dei passaggi più noti dell'opera, poiché pone una questione destinata a rimanere centrale nello sviluppo della semiotica: se le strutture impiegate nell'analisi esistano nei testi, nella mente degli interpreti oppure soltanto nei modelli elaborati dagli studiosi.
La frontiera semiologica La quinta sezione presenta un elenco provvisorio dei diversi campi della semiologia: dai codici ritenuti naturali alla paralinguistica, dalla cinesica e dalla prossemica ai codici musicali, dalle lingue naturali alle comunicazioni visive, dalle strutture narrative alle comunicazioni di massa.
L'ultima parte affronta anche i limiti della disciplina. La semiologia viene presentata come un sistema ancora in corso di sistemazione, il cui campo non può essere definito una volta per tutte. I modelli semiotici devono essere messi in rapporto con le pratiche sociali e con le circostanze storiche nelle quali i sistemi di segni vengono prodotti e interpretati.
Collocazione nell'opera di Eco Peter Bondanella ha individuato nella pubblicazione della Struttura assente il passaggio dagli studi precedenti di Eco sulla cultura di massa e sulle poetiche contemporanee alla formulazione di una teoria semiotica generale. Il libro conserva elementi delle ricerche svolte in Opera aperta e Apocalittici e integrati, inserendoli però in un quadro teorico rivolto allo studio dei codici e dei processi di significazione.
Valentina Pisanty colloca fra La struttura assente e Segno, pubblicato nel 1973, il primo incontro documentabile di Eco con il pensiero di Charles Sanders Peirce. Nelle opere successive l'impostazione strutturale venne progressivamente combinata con una concezione pragmatista e inferenziale della semiosi e dell'interpretazione.
Nel tentativo di preparare una versione inglese della Struttura assente, Eco decise di riscrivere radicalmente il progetto direttamente in inglese, con la collaborazione di David Osmond-Smith. Da quel lavoro nacque A Theory of Semiotics, pubblicato nel 1976; la versione italiana, il Trattato di semiotica generale, era uscita l'anno precedente.
Il Trattato riorganizza e sviluppa molte delle questioni affrontate nel volume del 1968, distinguendo più nettamente fra una teoria dei codici e una teoria della produzione segnica. Secondo Michael Caesar, La struttura assente, pur non raggiungendo il rigore teorico dell'opera successiva, conserva una relativa chiarezza che la sistematicità del trattato talvolta rende meno immediata.
Il libro non è stato tradotto integralmente in inglese. Una parte della discussione sul rapporto fra serie e struttura è confluita nell'edizione inglese di Opera aperta, pubblicata con il titolo The Open Work. L'opera è stata invece tradotta in numerose lingue europee..
Ricezione La ricezione internazionale iniziò pochi anni dopo la prima edizione. Nel 1972 François Richaudeau recensì la traduzione francese su Communication et langages, apprezzando la chiarezza dell'esposizione. Descrisse l'opera come un testo che si apre nella forma di un corso di semiotica, dedicato ai rapporti fra teoria dell'informazione e linguaggio, e si conclude con una riflessione filosofica e con la critica dello «strutturalismo ontologico» di Lévi-Strauss.
Nel 1974 Antonio Millán Orozco recensì la traduzione spagnola nell’Anuario de Letras dell'Università nazionale autonoma del Messico.
A distanza di cinquant'anni dalla prima edizione, Traini ha riesaminato le tesi della sezione D mettendole in rapporto con il principio d'immanenza della semiotica strutturale e con gli sviluppi delle scienze cognitive. Secondo lo studioso, le domande formulate da Eco sulla natura e sulla collocazione delle strutture hanno continuato a influenzare il dibattito semiotico anche dopo il declino dello strutturalismo come corrente dominante.
Nei decenni successivi singoli aspetti del libro hanno continuato a essere discussi in ambiti differenti. Tomasz Załuski ne ha esaminato la relazione fra informazione e ridondanza nel quadro della teoria dell'avanguardia; Paolo Panza ha dedicato un contributo al ruolo svolto dal volume nella semiotica dell'architettura; Pisanty ha ricostruito il successivo tentativo di Eco di combinare strutturalismo e pragmatismo.
Nel 2022 Eduardo Portanova Barros, Fábio Lopes Alves e Claudia Barcelos de Moura Abreu hanno interpretato l'«assenza» evocata dal titolo non come semplice negazione della struttura, ma come espressione di dubbio, apertura e possibilità epistemologica.
Edizioni
Note
Bibliografia
Voci correlate Semiotica Struttura (semiotica) Strutturalismo (filosofia) Strutturalismo (linguistica) Teoria dell'informazione Segno Codice (semiotica)
Collegamenti esterni
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