Il Padre Eterno è un dipinto a olio su tela (84 × 129 cm) di Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, databile al 1646 e conservato nella Pinacoteca Nazionale di Bologna. Storia Il dipinto che era già in buone condizioni, è stato rifoderato con doppia tela e pulito ad opera di Rosalia Alliana Montroni. Per l’altare maggiore della chiesa di Gesù e Maria, appartenente alle monache agostiniane e consacrata il 7 dicembre 1645 dal cardinale Niccolò Albergati-Ludovisi, Guercino dipinse una grande pala raffigurante la Circoncisione di Gesù, destinata a essere sormontata da una cimasa con il Padre Eterno. Al momento della collocazione, tuttavia, il sopraqquadro risultò troppo grande per lo spazio cui era destinato. Secondo quanto riferisce Carlo Cesare Malvasia nella Felsina pittrice, Guercino ne eseguì una nuova versione in una sola notte, lavorando alla luce delle torce in vista della festa della chiesa:

«Fece la tavola dell'altar Maggiore con la Circoncisione di N. S. nella Chiesa delle Monache di Gesù Maria di Bologna; col Dio Padre sopra, che fú fatto lume di torchio per la Festa di quella Chiesa, essendogli il già fatto di straordinaria grandezza; il ché non recarà maraviglia, quando si sappia la sua formidabile velocità nell'oprare, e alla prima bozzando, e finendo allo stesso tempo.»

L’eccezionale rapidità e sicurezza esecutiva del pittore avrebbero indotto Alessandro Tiarini ad affermare: «Gli altri pittori fanno tutti ciò che possono, ma voi fate quel che volete».

Nel Libro dei contiIl Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore del pittore, Paolo Antonio Barbieri, dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666., alla data del 18 dicembre 1646, è annotato: «Dalle M:o R:de Monache di Gesù e Maria si è ricevuto ducat:ni 500 per il quadro della Circoncisione, posto all'Altar maggio della lor Chiesa, che sono L 2500, fano Scudi 625.» Nel registro non compare un pagamento distinto per il sopraquadro, che doveva pertanto essere compreso nel compenso complessivo per la pala della Circoncisione, oggi conservata al Musée des Beaux-Arts di Lione.

La pala della Circoncisione fu requisita dalle truppe napoleoniche nel 1796, mentre il Padre eterno rimase a Bologna. Nel 1804 il dipinto fu trasferito nella Pinacoteca della neonata Accademia di Belle Arti, dalla quale ebbe in seguito origine la Pinacoteca Nazionale di Bologna. Nel catalogo della raccolta pubblicato da Gaetano Giordani nel 1835 è così descritto: «Il Dio Padre, espresso sotto le forme di vecchio venerando, posa una mano sul globo terrestre.»

Nella Galleria Sabauda è conservata un’altra versione del Padre Eterno, acquistata nel 1842 da Angelo Boucheron, che la dichiarò proveniente dalla famiglia Trotti di Milano. Non se ne conoscono vicende collezionistiche anteriori all’ingresso nella Galleria. Nel catalogo del museo è stata avanzata l’ipotesi che il dipinto possa essere identificato con il sopraquadro scartato perché di dimensioni inadatte alla pala della Circoncisione oggi a Lione.

Secondo Luigi Salerno, il sopraqquadro, risultato troppo grande per la pala, sarebbe stato donato da Guercino all’amico Giovanni Battista Manzini. Salerno e David M. Stone considerano plausibile l’identificazione di tale dipinto con il Padre eterno della Galleria Sabauda. Di diverso avviso è Denis Mahon, il quale osserva che nel dipinto torinese la luce proviene da una direzione diversa rispetto sia alla pala di Lione sia al Padre Eterno di Bologna; lo studioso ne riconosce tuttavia l’autografia guercinesca.

Descrizione e stile Nel dipinto di Bologna Dio Padre è raffigurato a mezza figura, con lo sguardo rivolto verso il basso e le braccia aperte in un gesto solenne. La figura emerge dalle nubi contro un cielo luminoso; al centro, sotto il busto, compare la colomba dello Spirito Santo. La mano destra è distesa verso il basso, mentre la sinistra poggia sul globo terrestre, secondo un’iconografia che sottolinea la sovranità divina sul creato. Nonostante l’impostazione piuttosto tradizionale, l’opera si distingue per l’altissima qualità pittorica, tanto più sorprendente qualora si accolga il racconto di Malvasia, secondo il quale sarebbe stata eseguita in una sola notte. Particolarmente raffinato è il trattamento luministico dell’incarnato: le rughe e i corrugamenti del volto sono definiti mediante l’alternanza di pennellate dalle numerose tonalità rosate e color carne, alcune più rapide e trasparenti, altre maggiormente dense e corpose. Di notevole morbidezza è anche la resa della barba e dei capelli, nei quali sottili striature suggeriscono il movimento delle singole ciocche, destinate poi a fondersi in masse soffici e naturalistiche.

Rispetto alla versione conservata nella Galleria Sabauda, caratterizzata da un tono più intenso e da bagliori rossastri ancora vicini alla maniera giovanile del Guercino, il dipinto bolognese presenta un evidente schiarimento della tavolozza. Il colorito più chiaro e pallido, condiviso anche dalla pala della Circoncisione di Lione, rivela l’adesione del pittore a un’estetica di impronta classicista e idealizzante. Alla maggiore tensione luministica e drammatica dell’esemplare torinese si sostituiscono così, nella versione bolognese, una luce più diffusa, una composizione più equilibrata e una più composta monumentalità della figura.

Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti su Dio Padre Categoria:Dipinti nella Pinacoteca nazionale di Bologna Categoria:Dipinti a Torino