Sant'Apollinare vescovo e martire è un dipinto a olio su tela (307 × 195 cm), eseguito intorno al 1660 da Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, e conservato sul quinto altare a sinistra della chiesa di Sant'Agostino a Reggio Emilia. Storia L'opera è citata da Carlo Cesare Malvasia nella Felsina pittrice sotto l'anno 1660: «Una tavola d'altare con Sant'Apollinare con una gloria per Reggio».

Il dipinto è registrato nel Libro dei conti. In data 27 giugno 1660 è annotato: «Dalli Signori Cattalini Banchieri si è ricevuto Ducatoni Ducento, per il quadro del Sant'Apollinare, con una gloria di Angeli nella parte di Sopra avendola ordinata una Sig.ra di Reggio, questi fanno L 1000 che furno doble de Italia n:o n.r 66 e L 10 fano Scudi 250».

Il prezzo risulta congruo con il tariffario applicato dal Guercino in quegli anni.

Le prime notizie della chiesa risalgono al XIII secolo, quando era officiata dai frati agostiniani. Benché dedicata a sant’Apollinare, era comunemente denominata Sant’Agostino, nome con il quale continuò a essere prevalentemente conosciuta.

Nel corso del tempo si diffuse anche la denominazione di chiesa di Sant’Apollinare; tuttavia, nel 1891, il titolo di Sant’Agostino fu riconfermato ufficialmente. Nel corso del Seicento l’edificio fu profondamente ristrutturato e, in seguito a tali lavori, l’altare dedicato al santo venne a trovarsi sul lato sinistro della chiesa.

La pala di Sant'Apollinare è documentata da Prospero Fontanesi nella cattedrale di Reggio Emilia.

Descrizione e stile Inginocchiato in primo piano su una pedana compresa fra due colonne, sant’Apollinare, con la mitra e il piviale rosso damascato sopra la veste bianca, apre le braccia e rivolge lo sguardo al cielo, rapito dalla gloria di angeli che si affollano fra nubi grigio-rossastre. Con la mano destra impugna il pastorale. Sullo sfondo, sotto un cielo azzurro, si apre un paesaggio nel quale si distinguono in lontananza un torrione circolare e un piccolo caseggiato.

La tela in esame mostra tutti i caratteri stilistici del tardo Guercino. Rispetto alla vigoria e al dinamismo delle opere giovanili, i toni appaiono più pacati e la pittura tende a «smaterializzare le tinte e a equilibrare il disegno – forse un po’ sulla scia dell’ultimo Reni –, spingendosi a una espressività così semplice e vera da passare inosservata o da essere vista come fenomeno di declino». Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Reggio Emilia Categoria:Apollinare di Ravenna