Villa Spinola Imperiale Casanova, comunemente nota come Villa Imperiale Casanova e indicata nei rilievi ottocenteschi anche come Villa d'Angelo, è una villa patrizia genovese situata a Campi, in corso Ferdinando Maria Perrone, ai piedi della collina di Coronata e presso la sponda destra del torrente Polcevera. La costruzione dell'edificio monumentale è generalmente collocata tra il 1560 e il 1580 e ricondotta alla famiglia Spinola. In seguito la proprietà passò ai Salvago, agli Imperiale di Sant'Angelo e ai Casanova.

Storia

Le proprietà medievali e gli Spinola

La presenza di vaste proprietà patrizie nella piana di Campi è documentata fin dall'inizio del XV secolo. Nel 1414 la Gabella Possessionum registrava due fondi contigui appartenenti rispettivamente a Pietro Doria, figlio di Giovanni, e a Ceva Doria e ai suoi fratelli. Nel 1423 una terra di Giovanni Antonio, situata a Cornigliano, confinava con una proprietà dello stesso Pietro Doria presso il limite del territorio di Campi. Questi documenti testimoniano l'antico assetto fondiario della zona, senza tuttavia consentire di identificare con certezza tali proprietà con il complesso attuale.

Nel 1535 Battista Spinola, figlio di Antonio, risultava proprietario a Campi di una villa valutata 6.000 lire. Nel 1548 Francesco Spinola era compreso tra i villeggianti di Campi sottoposti a imposizione fiscale, mentre nel 1561 Giovanni Spinola, figlio di Leonardo, contribuì alle spese per il rifacimento della strada che conduceva dalla propria villa alla chiesa di Coronata. Nello stesso anno un Giovanni Spinola proveniente «dai vicini Campi» è documentato mentre frequentava la villa Gentile Pevere di Cornigliano.

Nel 1572 Giovanni Spinola detto «Nantes» morì nella sua villa a Campi e fu sepolto nella chiesa genovese di Santa Marta. Nel 1580, durante una riunione relativa a una controversia ereditaria tra diversi membri della famiglia Spinola, è ricordata la casa di Campi già appartenuta a Giovanni Spinola. Sulla base di questi elementi, la costruzione dell'edificio monumentale è stata datata agli anni compresi fra il 1560 e il 1580 e il suo primo proprietario è stato ipoteticamente identificato con Giovanni Spinola.

Secondo tale identificazione, la villa corrisponderebbe al maggiore palazzo allora esistente a Campi, nel quale nel 1581 il doge Nicolò Doria ricevette Maria di Spagna, vedova dell'imperatore Massimiliano II d'Asburgo. La mancanza di una documentazione edilizia diretta non permette tuttavia di stabilire con assoluta certezza né il committente né la precisa data di costruzione.

Dai Salvago agli Imperiale

Nel 1641 la vasta proprietà apparteneva a Leonardo Spinola. Nel 1649 Ottavia Spinola, figlia di Giovanni e moglie di Gio. Stefano Doria, rogò una procura nel palazzo di Carlo Salvago, genero di Leonardo Spinola, situato a Campi. Nel 1667 sono documentati i danni provocati dalla grandine e dalla pioggia nella villa posta «a Campi loci Corniliani», allora appartenente a Leonardo Salvago, figlio di Carlo.

Nella carta di Matteo Vinzoni del 1757 la villa risulta appartenere al principe di Sant'Angelo, erede del marchese Gio. Giacomo Imperiale. Un rilievo delle proprietà situate lungo la sponda destra del Polcevera, redatto nel 1790, registra nuovamente un possedimento appartenente al principe Sant'Angelo Imperiale.

Tra il 1818 e il 1832 l'architetto francese Martin-Pierre Gauthier realizzò un dettagliato rilievo dell'edificio e dei suoi giardini, denominandolo Villa d'Angelo près de la Polcevera. Intorno al 1830, secondo quanto riferito dai fratelli Remondini a proposito della cappella privata esistente nel palazzo, il principe Imperiale di Sant'Angelo cedette la proprietà alla famiglia Casanova, dalla quale deriva una delle denominazioni con cui la villa è tuttora conosciuta.

Le trasformazioni contemporanee

Il complesso era originariamente inserito in una vasta proprietà terrazzata, estesa dal versante orientale della collina di Coronata verso il Polcevera. Già sotto i Casanova il parco fu in parte trasformato mediante il taglio degli alberi e l'introduzione della coltivazione della vite. Nel Novecento l'apertura di corso Perrone, immediatamente al di sotto dell'edificio, sostituì un tratto dell'antica strada di Campi e interruppe la continuità delle sistemazioni a valle.

Con l'industrializzazione della bassa Val Polcevera, le aree verdi sottostanti furono progressivamente occupate dagli stabilimenti industriali. La villa venne acquisita dall'Italsider, subendo diverse trasformazioni e l'aggiunta, negli anni cinquanta del Novecento, di un nuovo corpo edilizio posto alla quota superiore del terreno.

Architettura

La villa è costituita da un grande volume parallelepipedo derivato dal modello cubico delle ville di tradizione alessiana. L'organismo presenta una struttura tripartita e una complessa successione di ambienti disposti lungo un asse centrale, concepito in stretto rapporto con le diverse quote del terreno e con i giardini circostanti.

La concezione spaziale è stata accostata a quella dei contemporanei palazzo Podestà, progettato da Giovanni Battista Castello, e Palazzo Doria-Tursi, attribuito a Rocco Lurago. Tali analogie hanno portato a ipotizzare un intervento dello stesso Lurago anche nella villa di Campi, benché non esistano documenti che confermino l'attribuzione.

Il prospetto principale

Il prospetto principale, rivolto verso valle, è caratterizzato da una composizione severa, priva di decorazioni plastiche diffuse e di evidenti tracce di affreschi. Al centro si apre un monumentale portale bugnato, sormontato da un timpano spezzato e da uno stemma. Il piano nobile è scandito da sette finestre, alle quali corrispondono altrettanti balconi in marmo.

Dall'ingresso principale si sviluppa una sequenza assiale formata dal grande atrio longitudinale, da un passaggio in profondità e dal portico aperto verso monte. Al piano nobile si trovano il salone, disposto anch'esso longitudinalmente, l'antisala e la loggia posteriore. Il vano scala fu profondamente rifatto nel corso del Novecento.

Le logge e gli interni

Il prospetto a monte è caratterizzato da un settore centrale più ampio e sporgente, nel quale si aprono due logge sovrapposte. La loggia del piano terreno, formata da tre arcate, introduceva agli spazi retrostanti; quella del piano nobile ripete lo stesso schema ed è arricchita da una serliana sostenuta da paraste binate.

Dalla loggia superiore una passerella assiale conduceva direttamente al giardino posto alla quota più elevata del terreno. In seguito la passerella fu chiusa e la loggia venne collegata al corpo edilizio aggiunto nel Novecento. La loggia inferiore e il vicino ninfeo subirono invece un progressivo degrado.

All'interno si conservano pregevoli portali in pietra nera di Promontorio, ornati da mascheroni. La somiglianza di questi elementi con quelli di palazzo Doria-Tursi ha ulteriormente sostenuto l'ipotesi di un intervento di Rocco Lurago o delle medesime maestranze attive nel palazzo di Strada Nuova.

Il parco e i giardini

I rilievi eseguiti da Gauthier documentano l'originario impianto scenografico del complesso, organizzato secondo un rigoroso asse centrale e articolato su terrazze degradanti verso il Polcevera. L'architettura della villa costituiva il fulcro di una successione formata da giardini, scalinate, parterre, peschiere e ninfei.

A valle dell'edificio si estendeva una grande peschiera centrale. Superato il dislivello mediante una lunga sistemazione monumentale, si raggiungeva il parterre-terrazza antistante il prospetto principale. Dietro la villa la successione assiale proseguiva attraverso le logge e la passerella fino al giardino superiore, concluso da un secondo grande ninfeo.

Il parco comprendeva inoltre boschi, viali alberati, giardini formali e terreni agricoli. Di questo vasto sistema paesaggistico rimangono solo porzioni frammentarie, in seguito alla trasformazione dei terreni in vigneti, alla costruzione di corso Perrone e alla successiva espansione industriale. È invece sopravvissuto uno dei corpi rustici destinati allo sfruttamento agricolo della proprietà.

Note

Bibliografia

Voci correlate Ville di Genova Campi (Genova) Cornigliano Spinola Imperiale (famiglia) Rocco Lurago Palazzo Doria-Tursi

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