La crisi migratoria di Ceuta del 2026 si riferisce all'ingresso irregolare di massa nell'exclave spagnola di Ceuta di circa 72.000 migranti avvenuto a fine luglio 2026.

La maggior parte degli sconfinamenti è avvenuta a nuoto aggirando i frangiflutti costieri di Tarajal e Benzú, oppure percorrendo a piedi il litorale, ed è stata preceduta da una campagna di fake news diffuse sui social network che sostenevano che chi fosse riuscito ad entrare avrebbe avuto diritto a rimanere in Europa. La maggior parte dei migranti di nazionalità marocchina ha fatto rientro volontariamente in patria una volta appurato che non avrebbero avuto nessun salvacondotto, mentre circa 5000 migranti subsahariani che non potevano essere rimpatriati sono rimasti a Ceuta accampati nelle aree boschive o sulle spiagge poiché le strutture ricettive erano già sovraccariche.

Durante gli attraversamenti si stima siano morte almeno cento persone a Ceuta e altre 11 a Fnidq in Marocco.

Svolgimento degli eventi Aumento degli arrivi via mare

Nel corso della seconda metà di luglio 2026 si registrò un costante aumento degli ingressi irregolari a Ceuta dalle aree limitrofe del Marocco. La maggior parte dei tentativi avvenne inizialmente a nuoto, aggirando i frangiflutti di Tarajal e Benzú, mentre alcuni migranti raggiunsero la città a bordo di piccole imbarcazioni.

Tra il 20 e il 29 luglio giunsero in città circa 1.500 persone, un numero eccezionalmente elevato in un arco di tempo così breve. Sebbene la maggior parte fosse costituita da cittadini marocchini, furono identificati anche migranti algerini che avevano precedentemente soggiornato in Marocco, oltre a un consistente numero di minori non accompagnati e ad alcune famiglie con bambini.

Sconfinamento di massa del 30–31 luglio L'entità degli attraversamenti cambiò drasticamente nella mattinata del 30 luglio, quando diverse migliaia di persone si radunarono lungo la costa e presso i punti di accesso vicini a Ceuta. Alcuni superarono i frangiflutti a nuoto, mentre altri attraversarono a piedi la zona di Tarajal dopo aver oltrepassato i posti di controllo sul lato marocchino. Gli arrivi proseguirono durante la notte, mentre altre migliaia di persone si dirigevano verso la vicina città marocchina di Fnidq. Secondo diverse fonti giornalistiche, la risposta iniziale delle forze di sicurezza marocchine fu disomogenea, consentendo ad alcuni gruppi di attraversare aree sorvegliate senza ostacoli prima dell'avvio di un'operazione di contenimento su larga scala.

Il 31 luglio il governo spagnolo annunciò che circa 49.000 migranti erano entrati a Ceuta nel giro di poche ore, dopo diversi giorni di arrivi continui, mentre il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, stimò un totale di circa 60.000 persone. La BBC riferì separatamente che, secondo le stime delle autorità, circa 49.000 persone erano giunte nell'enclave nell'arco di 24 ore. A causa della rapidità degli eventi e della situazione caotica, tali cifre furono considerate provvisorie e suscettibili di revisione.

Le autorità marocchine chiusero il valico di frontiera presso Beni Ensar in seguito a ulteriori tentativi di ingresso irregolare. Achraf Mimouni, dell'Associazione marocchina per i diritti umani, dichiarò che il valico di Tarajal era stato aperto «in circostanze insolite». Analisti del New York Times osservarono che le cause dell'ondata migratoria non erano ancora chiare, ipotizzando tuttavia che il governo marocchino potesse aver reagito con irritazione al recente riavvicinamento diplomatico tra Spagna e Algeria.

La maggior parte dei migranti era costituita da giovani, con la presenza anche di donne e bambini. Molti hanno raggiunto Ceuta utilizzando camere d'aria come salvagenti, portando con se i telefoni cellulari in custodie impermeabili.

A causa dell'entità dei flussi migratori, il governo spagnolo ordinò alle unità dell'Esercito spagnolo stanziate a Ceuta di fornire supporto logistico e attività di sorveglianza alla Guardia Civil, mentre le funzioni di polizia e la gestione diretta dei migranti rimasero di competenza delle forze di sicurezza.

Sovraffollamento dei centri di accoglienza Il 30 luglio il governatore dell'exclave, Juan Jesús Vivas, ha fatto richiesta al governo spagnolo di dichiarare lo stato di emergenza nazionale, ma ciò, tuttavia, non è stato concesso dal ministro dell'Interno. I centri di accoglienza, in particolare quelli destinati ai minori stranieri non accompagnati, superarono ampiamente la propria capacità ricettiva, lasciando migliaia di migranti senza alloggio. Vivas ha dichiarato che le strutture destinate ai minori stranieri non accompagnati operavano a circa il 2.400% della loro capacità ordinaria e che circa mille adulti erano rimasti fuori dal Centro di soggiorno temporaneo per immigrati oppure erano stati sistemati in strutture provvisorie. La Guardia Civil, il Corpo nazionale di polizia, il servizio di soccorso marittimo e la Croce Rossa spagnola dispiegarono imbarcazioni e squadre di intervento per soccorrere le persone in mare e prestare assistenza ai casi di esaurimento, ipotermia e ferite riportate durante i tentativi di attraversamento.

Decessi e operazioni di soccorso Entro il 2 agosto, si sono registrati 72 decessi, alcuni causati da annegamento durante la traversata, mentre altri dal tentativo di oltrepassare il confine arrampicandosi sui frangiflutti. Sky News ha riferito che le autorità locali stimavano un bilancio di 86 morti. Anche varie testate giornalistiche hanno riportato la scoperta di dozzine di corpi nelle vicinanze della costa di Ceuta e del Marocco settentrionale durante le settimane precedenti, anche se non tutti questi decessi potevano essere direttamente riconducibili agli eventi della crisi del luglio 2026. Squadre di sommozzatori della Guardia Civil, Salvamento Marítimo e servizi d'emergenza hanno proseguito le operazioni di ricerca vicino ai frangiflutti e molti sopravvissuti sono stati curati per lo sfinimento, ferite e immersioni sott'acqua prolungate. Si sono registrate inoltre delle esplosioni dal lato marocchino del confine e molti attacchi incendiari a Beni Ensar, vicino al confine con Melilla.

Melilla

La pressione migratoria si è estesa anche a Melilla. Il 30 luglio, dei gruppi si sono radunati vicino a Beni Ensar, sul lato marocchino del confine, e hanno tentato di avvicinarsi al punto di attraversamento e al perimetro della città, causando scontri con le forze di sicurezza marocchine che provavano a evitare un ingresso di massa. La delegazione del governo ha ordinato la chiusura temporanea del punto d'ingresso di Beni Ensar, unico avamposto di frontiera ancora attivo tra Melilla e Marocco, andando a colpire il traffico di veicoli e di persone. Anche se la pressione è stata minore rispetto a Ceuta e nessuna massa di persone paragonabile è entrata, l'episodio ha portato a un rafforzamento della sorveglianza terrestre e marittima intorno all'exclave.

Contenimento e ritorni in Marocco

Il 31 luglio, la Spagna e il Marocco hanno rinforzato i loro rispettivi dispiegamenti di forze dell'ordine e misure coordinate per prevenire futuri attraversamenti; le forze di sicurezza marocchine hanno chiuso l'accesso alle rotte verso Fnideq e hanno diradato le masse di persone vicino al confine, mentre la Spagna ha mantenuto truppe, la Guardia Civil e gli ufficiali del Corpo Nazionale di Polizia schierati a Ceuta. Durante la giornata è cominciato anche un rientro di massa in Marocco: secondo il governo spagnolo, circa metà di coloro che erano entrati sono tornati indietro volontariamente, in molti casi dopo essere rimasti a Ceuta per ore senza sistemazione e risorse sufficienti, con la stampa che stimava 25.000 rientri entro il pomeriggio del 31 luglio. Entro sera, il numero è cresciuto fino a circa 48.300. I due Paesi si sono anche accordati per velocizzare l'identificazione e il rimpatrio di coloro che non hanno i requisiti per rimanere in Spagna, anche se l'esecuzione dei rimpatri è rimasta coordinata dall'ordinaria procedura per le persone che erano arrivate dal mare.

Il governo spagnolo ha respinto la richiesta di Ceuta di dichiarare l'emergenza nazionale, ribattendo che la migrazione non rientra nel quadro giuridico che disciplina tali dichiarazioni. Tuttavia, ha annunciato addizionali schieramenti di polizia e una coordinazione maggiore con le autorità marocchine. Il ministro dell'Interno Fernando Grande-Marlaska si è recato a Ceuta per supervisionare la risposta del governo. L'esecutivo ha anche detto che avrebbe esaminato riforme giuridiche e nuove barriere fisiche ai frangiflutti per adattare la gestione degli attraversamenti via mare alla sentenza della Corte Suprema e avrebbe allestito strutture temporanee per identificare i nuovi arrivi, assistere i richiedenti asilo e velocizzare il rimpatrio di coloro senza permessi per rimanere.

Riattivazione dei controlli di frontiera con la Spagna Il 31 luglio, la Francia ha riattivato i controlli alla frontiera con la Spagna in risposta alla crisi, a causa di preoccupazioni espresse in un annuncio del ministro dell'Interno francese Laurent Nuñez su eventuali spostamenti dei migranti verso gli altri Stati europei. Anche l'Italia ha annunciato la sospensione dell'Accordo di Schengen con la Spagna, a seguito di una riunione del ministero dell'Interno presieduto da Matteo Piantedosi sulla base di valutazioni da parte del Comitato per l'Analisi Migratoria e la Sicurezza dei Confini. La Finlandia ha cominciato a prepararsi per imporre controlli alle frontiere lungo i suoi confini sull'area Schengen. Il ministro dell'Interno Mari Rantanen ha affermato che "il confine esterno della Spagna è anche il nostro confine esterno e sì, sfortunatamente hanno fallito nei loro sforzi per prevenire questa incursione, questa invasione", aggiungendo che "tali Paesi, che non mantengono i loro obblighi per proteggere il confine esterno, non possono essere membri dell'area Schengen."

Migranti rimasti Mentre la maggioranza delle circa 80.000 persone arrivate in Spagna è tornata in Marocco nei giorni successivi alla crisi, il giorno 8 agosto il sindaco di Ceuta Vivas ha stimato tra 8.000 e 11.000 il numero di migranti che rimanevano nella città, mentre cinque giorni dopo il ministro dell'Interno spagnolo Marlaska ha parlato di circa 5.000 stranieri, fra cui 1.898 minori identificati. Oltre ai minori, in attesa di essere redistribuiti nelle diverse regioni della Spagna, il gruppo rimanente era costituito prevalentemente da uomini dell'Africa subsahariana, i quali si sono rifiutati di andarsene e hanno allestito degli accampamenti sulla spiaggia di Ceuta. Ciò ha portato le autorità dell'exclave a dichiarare che i loro centri di accoglienza erano "collassati". Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha stimato il bilancio dei migranti rimasti provenienti dall'Africa subsahariana a più di 5.000 persone e ha sottolineato che costoro "non possono essere rimpatriati o rimandati in Marocco".

Reazioni diplomatiche e internazionali La crisi provocata dall'afflusso massiccio di migranti verso Ceuta suscitò una rapida serie di reazioni diplomatiche sia all'interno dell'Unione europea sia a livello internazionale, alimentate dai timori di un'estensione della crisi umanitaria e di sicurezza ad altri Stati europei.

Coordinamento tra Marocco e Spagna