Il Seppellimento di Cristo è un dipinto a olio su tela (146,7 x 221,2 cm) eseguito da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, databile al 1656 e conservato presso l'Art Institute of Chicago a Chicago. Storia
Il dipinto fu eseguito nel 1656 per Giovanni Donato Correggio, gentiluomo veneziano ricordato da Carlo Cesare Malvasia tra i committenti del Guercino. Nella Felsina pittrice l'opera è infatti descritta come «un Christo morto con la B.V., S. Giovanni, S. Maria Maddalena, e Nicodemo all'Eccellentissimo sig. Gio. Donato Coregio Venetiano».
La commissione è documentata anche nel Libro dei conti del pittore.Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. Il 6 settembre 1656 vi fu registrato il pagamento di 250 ducatoni, equivalenti a 312 scudi e 2 lire, ricevuti da Giovanni Donato Correggio per «il Cristo morto fatto da un Cavaliere Veneziano».
L'entità del compenso ha avuto un ruolo importante nell'identificazione dell'opera. Poiché il Guercino era solito determinare il prezzo anche in rapporto al numero e alle dimensioni delle figure, i 250 ducatoni sembrano corrispondere a una composizione comprendente cinque mezze figure. Nel Libro dei conti non compare infatti un altro dipinto di quel periodo con un numero analogo di personaggi che possa essere ragionevolmente associato alla registrazione. Hermann Voss propose di riconoscervi il Cristo morto con la Vergine, Maria Maddalena, Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo, oggi conservato al Museo Condé; in quella tela, tuttavia, i personaggi sono raffigurati a figura intera, circostanza difficilmente conciliabile con il compenso annotato nel registro. Su tali basi sir Denis Mahon identificò invece il dipinto documentato nel 1656 con il Seppellimento di Cristo oggi conservato all’Art Institute of Chicago.
Entro il XVIII secolo la tela era entrata nella Galleria Colonna di Roma. Il catalogo della collezione pubblicato nel 1783 la descrive come «un Quadro di 5. e 7. per traverso», raffigurante «Cristo deposto nel Sepolcro con altre Figure», e la definisce «opera singolarissima del Guercino». L'identificazione del dipinto di Chicago con quello appartenuto ai Colonna è confermata anche da un'incisione di Pietro Fontana, ricavata da un disegno di Stefano Tofanelli e oggi conservata presso la Calcografia nazionale di Roma. L'iscrizione apposta sulla stampa precisa infatti che l'esemplare riproduceva un originale del Guercino già custodito nelle dimore della famiglia Colonna.
Durante la permanenza nella raccolta romana, l'opera fu ammirata da Friedrich Wilhelm Basilius von Ramdohr, che la giudicò «forse la più bella composizione che il Guercino sia mai riuscito a realizzare», confessando inoltre che era il dipinto della Galleria a lui più caro.
Dalla collezione Colonna la tela passò a Giovanni de' Rossi e, nei primi anni dell'Ottocento, giunse in Inghilterra, dove fu acquistata da sir Simon Clarke. Poco dopo venne trattata da William Buchanan, mercante, agente e conoscitore scozzese, attivo nell'importazione in Gran Bretagna di dipinti degli antichi maestri. Il quadro passò quindi attraverso diverse raccolte britanniche, tra le quali quelle di John Humble e del marchese di Hertford, prima di entrare nel mercato antiquario novecentesco. Nel 1956 fu infine acquistato dall'Art Institute of Chicago, dove è tuttora conservato.
Buchanan non era dunque un collezionista occasionale, ma uno dei principali intermediari del mercato artistico britannico dell'epoca. La documentazione dell'Art Institute indica che Clarke cedette probabilmente il dipinto tramite James Irvine, agente di Buchanan. Descrizione e stile
Il dipinto raffigura la deposizione del corpo di Cristo nel sepolcro. Il corpo esanime, disposto diagonalmente sul lenzuolo funebre, è sostenuto a sinistra da Nicodemo e a destra da san Giovanni evangelista. Al centro la Vergine, avvolta nel manto azzurro, piange con le mani raccolte davanti al volto; all'estremità sinistra Maria Maddalena assiste alla scena con lo sguardo rivolto verso l'alto. Sullo sfondo si apre un paesaggio oscuro, nel quale si distinguono le tre croci del Calvario.
Le cinque figure occupano quasi interamente lo spazio pittorico e sono disposte frontalmente, su piani poco profondi. Il bordo del sepolcro corre parallelo alla base del dipinto e accentua l'effetto di una composizione simile a un bassorilievo. I gesti sono contenuti e il dolore è espresso senza concitazione: la figura immobile di Cristo costituisce il centro visivo della scena, mentre le tonalità accese delle vesti scandiscono con chiarezza i diversi personaggi.
L'impianto severo ed equilibrato appartiene alla piena fase classicista del Guercino. La solennità della composizione, la misura dei gesti e la dignità delle figure trasformano il momento drammatico in una meditazione raccolta sulla morte di Cristo. Mahon sottolineò il carattere classico e la particolare nobiltà dell'opera, mentre Cesare Gnudi riconobbe nei dipinti della maturità dell'artista una «forza sedata», nella quale l'intensità dei sentimenti si esprime attraverso una rigorosa compostezza. Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nell'Art Institute of Chicago Categoria:Dipinti sulla deposizione di Gesù