Fu il primo architetto municipale di Aberdeen e, insieme ad Archibald Simpson, una delle figure maggiormente associate alla trasformazione architettonica della città nella prima metà del XIX secolo. La sua attività contribuì alla diffusione dell'architettura in granito che caratterizzò il centro urbano e valse ad Aberdeen l'appellativo di Granite City. Autore di numerosi edifici pubblici, religiosi e residenziali, lavorò inizialmente secondo modelli neoclassici, adottando in seguito con crescente frequenza il stile Tudor e l'architettura neogotica, tendenza che gli valse il soprannome di «Tudor Johnny».

Fu inoltre coinvolto nella trasformazione della tenuta di Balmoral, dove intervenne sulla residenza preesistente e partecipò ai primi studi per il nuovo castello destinato alla regina Vittoria e al principe Alberto. Dopo la sua morte il progetto fu portato avanti dal figlio William Smith, anch'egli architetto municipale di Aberdeen.

Biografia John Smith nacque ad Aberdeen nel 1781, figlio dell'architetto e costruttore William Smith, attivo in città con una propria officina a Longacre. Frequentò l'Aberdeen Grammar School e svolse quindi un apprendistato come scalpellino nell'impresa paterna, acquisendo una formazione pratica nella lavorazione della pietra. Proseguì successivamente la propria formazione architettonica a Londra, anche se non è noto con certezza presso quale studio lavorò. Rientrato ad Aberdeen entro la fine del 1804, vi avviò la propria attività professionale.

Nel 1807 fu nominato Superintendent of Works della città di Aberdeen, incarico dal quale si sviluppò in seguito la funzione di architetto municipale; nel 1824 risulta inoltre titolare della carica di Master of Work. Parallelamente all'attività pubblica mantenne uno studio privato, attraverso il quale ricevette numerosi incarichi per edifici residenziali, religiosi e civili nell'Aberdeenshire e nel nord-est della Scozia.

Nel 1810 redasse, su incarico del consiglio cittadino, una dettagliata pianta di Aberdeen che illustrava il tessuto urbano, il porto e i lavori di miglioramento allora in corso su progetto di Thomas Telford. Il documento, conservato presso i National Records of Scotland, lo qualifica come «architect and surveyor» e testimonia il suo coinvolgimento diretto nella pianificazione urbana della città già nei primi anni della carriera.

Smith sviluppò rapidamente una posizione di primo piano nell'ambiente architettonico locale. Dopo il ritorno ad Aberdeen di Archibald Simpson nel 1813, i due architetti operarono per decenni come concorrenti ma anche, in alcune occasioni, come collaboratori; le rispettive attività contribuirono in misura determinante alla trasformazione del centro cittadino nella prima metà del XIX secolo. Smith progettò inoltre per sé una casa con studio al numero 142 di King Street, realizzata entro il 1809 e successivamente utilizzata anche dal figlio William.

Nel 1807 sposò Margaret Grant. La coppia ebbe diversi figli, ma molti morirono in giovane età. Tra quelli sopravvissuti vi furono Margaret Grant Smith, che nel 1831 sposò l'ingegnere civile Alexander Gibb, e William Smith, che dopo gli studi al Marischal College e un periodo di formazione a Londra entrò nello studio paterno e ne divenne socio nel 1845.

Negli ultimi anni Smith continuò a esercitare la professione e a ricoprire incarichi municipali, affiancato sempre più dal figlio William. Morì ad Aberdeen il 22 luglio 1852, dopo una lunga malattia. I necrologi contemporanei lo ricordarono come un professionista riservato ma diligente e rispettato; alla sua morte William gli succedette sia nella conduzione dello studio sia negli incarichi municipali.

Attività ad Aberdeen L'attività professionale di Smith coincise con una fase di profonda trasformazione di Aberdeen, che nei primi decenni del XIX secolo conobbe un'importante espansione urbana e la progressiva definizione del nuovo centro cittadino. Nel ruolo di Superintendent of Works e successivamente di Master of Work, Smith partecipò direttamente a questo processo, progettando edifici pubblici e privati e intervenendo nella sistemazione di nuovi spazi urbani. La sua attività, insieme a quella di Archibald Simpson, contribuì in maniera determinante alla diffusione dell'architettura neoclassica in granito che divenne uno dei caratteri distintivi della città.

Uno dei primi interventi di rilievo fu la pianificazione di Footdee, insediamento realizzato presso il porto per ospitare parte della comunità locale di pescatori. Il nuovo quartiere, disposto secondo una pianta regolare attorno a due spazi quadrangolari, fu completato nel 1809 e rappresentò uno dei primi esempi dell'attività di Smith nell'ambito della pianificazione urbana. Negli stessi anni fu coinvolto nello sviluppo di King Street, uno dei principali assi della nuova Aberdeen, lungo il quale progettò diversi edifici e stabilì anche la propria abitazione e lo studio professionale.

Il rapporto professionale con Archibald Simpson, rientrato ad Aberdeen nel 1813, fu caratterizzato tanto dalla concorrenza quanto dalla collaborazione. I due architetti operarono contemporaneamente sui nuovi quartieri della città e contribuirono a definirne l'immagine monumentale attraverso un linguaggio prevalentemente classico e l'impiego sistematico del granito locale. Smith acquisì una particolare esperienza nella lavorazione di questo materiale, utilizzandolo tanto negli edifici municipali quanto nelle commissioni private.

L'attività municipale di Smith comprese anche importanti opere infrastrutturali. Per il Wellington Suspension Bridge sul Dee, costruito tra il 1829 e il 1831 su progetto dell'ingegnere Samuel Brown, Smith progettò i massicci piloni in granito che sostenevano la struttura sospesa. Tra il 1840 e il 1842 fu invece responsabile dell'ampliamento dello storico Bridge of Dee, che portò da circa 3,5 a quasi 8 metri di larghezza mantenendone il carattere architettonico originario.

Tra gli interventi più rappresentativi della sua attività pubblica figura il colonnato realizzato nel 1829 lungo Union Street davanti alla Kirk of St Nicholas, concepito come elemento di separazione monumentale tra la nuova arteria cittadina e il sagrato della chiesa. Allo stesso periodo appartiene la North Church, costruita tra il 1829 e il 1830 all'angolo tra King Street e Queen Street. Smith la progettò in stile neogreco, con un portico ionico e una torre sovrastante l'edificio; la chiesa, successivamente trasformata nell'Aberdeen Arts Centre, costituisce uno degli esempi più significativi della sua produzione neoclassica.

L'attività municipale di Smith non si limitò alla progettazione di nuovi edifici. Intervenne anche sul patrimonio architettonico esistente, come nella Cattedrale di San Macario, dove eseguì modifiche nel 1832, e continuò per diversi decenni a seguire lavori pubblici e trasformazioni urbane. Alla metà del secolo il complesso delle opere realizzate da Smith e Simpson aveva contribuito in maniera sostanziale a definire il carattere architettonico del centro di Aberdeen e l'immagine della città costruita in granito.

Architettura residenziale e religiosa Accanto agli incarichi municipali, Smith sviluppò una vasta attività privata nel nord-est della Scozia, intervenendo su residenze di campagna, castelli e chiese parrocchiali. Anche in questo ambito i suoi primi lavori furono prevalentemente improntati al neoclassicismo, ma a partire dagli anni Venti del XIX secolo il suo linguaggio si orientò progressivamente verso forme Tudor e neogotiche, spesso accompagnate da elementi derivati dalla tradizione castellana scozzese. Questa predilezione, divenuta particolarmente riconoscibile negli anni Trenta, gli valse il soprannome di «Tudor Johnny».

Alla fase iniziale della sua produzione appartiene la lunga collaborazione con la famiglia Ferguson nella tenuta di Pitfour, nell'Aberdeenshire, iniziata nel 1809. Per James Ferguson progettò una nuova residenza di campagna di impostazione neoclassica e negli anni successivi tornò più volte a lavorare nella proprietà, realizzandovi anche scuderie, edifici d'ingresso e altre strutture. Già nel decennio successivo cominciò tuttavia a sperimentare un diverso repertorio formale: nella chiesa parrocchiale di Udny, progettata nel 1821, la semplice pianta rettangolare è affiancata da una torre merlata e pinnacolata sulla facciata principale, in uno dei suoi primi progetti ecclesiastici improntati al linguaggio Tudor-gotico. Negli anni successivi Smith adottò soluzioni analoghe in altre chiese e negli interventi su edifici preesistenti, affiancando alle nuove costruzioni lavori di ampliamento e ristrutturazione.

Un aspetto significativo della sua attività residenziale fu infatti la trasformazione di dimore e castelli più antichi. Negli anni Venti intervenne al Castello di Craigievar, allora bisognoso di consistenti riparazioni: quando il proprietario Sir John Forbes prese in considerazione la demolizione della torre, Smith ne sostenne invece la conservazione, giudicandola uno dei migliori esempi dell'architettura della sua epoca e del suo stile. I lavori, protrattisi per circa due anni, comportarono la ricostruzione di gran parte dell'ultimo piano e interventi alle finestre e alle superfici esterne. Tra il 1830 e il 1833 lavorò quindi a Kemnay House, dove riorganizzò parte degli interni secondo criteri classici e aggiunse nuovi elementi alla struttura seicentesca.

Più radicale fu l'intervento realizzato tra il 1836 e il 1837 al New Slains Castle, sulla costa dell'Aberdeenshire, dove Smith inglobò il precedente castello in una nuova residenza rivestita in granito rosa di Peterhead, introducendo torri, finestre a bovindo, camini decorativi e un nuovo ingresso secondo un linguaggio neo-Tudor. Alla fine degli anni Trenta questo repertorio trovò ulteriore espressione nelle grandi residenze di campagna. Forglen House, costruita tra il 1839 e il 1840 presso Turriff, fu concepita come una grande dimora articolata attorno a un cortile, dominata da una torre quadrata e da una torre angolare ottagonale e caratterizzata da un portico Tudor. Opere di questo tipo consolidarono la reputazione di Smith come progettista di residenze storiciste e precedettero gli interventi che avrebbe successivamente sviluppato nella tenuta di Balmoral.

Balmoral

Il rapporto professionale di Smith con Balmoral precedette di quasi vent'anni l'acquisto della tenuta da parte della famiglia reale. Intorno al 1830 fu incaricato da Sir Robert Gordon, che aveva preso in affitto la proprietà, di ampliare e trasformare la residenza preesistente. Gli interventi conferirono all'edificio un carattere maggiormente castellano, anticipando quel linguaggio Tudor e baronale che avrebbe caratterizzato una parte crescente della produzione successiva di Smith.

Quando la regina Vittoria e il principe Alberto presero in affitto Balmoral nel 1848, lo studio di Smith continuò a essere coinvolto nei lavori sulla proprietà. Nel settembre 1849 John Smith e il figlio William ricevettero un pagamento di 2.047 sterline, 12 scellini e 5 pence per lavori eseguiti sul vecchio castello. Dopo l'acquisto della tenuta nel 1852 e la decisione di dotarla di una residenza più ampia, padre e figlio furono incaricati di elaborare i primi progetti per il nuovo edificio.

Tra i disegni conservati negli Archivi Reali del Castello di Windsor figura un progetto del 1852 firmato congiuntamente da John e William Smith, nel quale parte della vecchia residenza sarebbe stata incorporata in un nuovo edificio. La documentazione superstite non consente tuttavia di distinguere con certezza i rispettivi contributi dei due architetti ai progetti elaborati in questa fase.