Lur è una divinità della religione etrusca, nota quasi esclusivamente per via epigrafica. Le attestazioni, comprese fra il V e il II secolo a.C., provengono in prevalenza dall'Etruria meridionale e da quella interna, con un'unica estensione settentrionale rappresentata da Cetamura del Chianti; ne fanno una figura di ambito funerario e ctonio, alla quale gli studiosi riconoscono in varia misura anche caratteri protettivi, guerreschi e oracolari.
Il nome Il tema lur- ricorre in più iscrizioni. Accanto alla forma base sono documentati il genitivo lurs in ortografia settentrionale e lurus in quella meridionale, il locativo lursθ, un ampliamento in -mi con il genitivo lurmitla, e un ampliamento in -o con l'assolutivo luro e il genitivo lurol; nel liber linteus compare inoltre il locativo lurniθi.; .
Giovanni Colonna osserva che l'esistenza del locativo luri, da riferire a un appellativo e non a un nome proprio, induce a considerare tanto l'appellativo quanto il teonimo come aggettivi sostantivati, secondo un meccanismo analogo a quello di Sur e Suri. Poiché la maggioranza delle attestazioni ha pertinenza funeraria, l'aggettivo indicherebbe il colore scuro, e le due forme varrebbero rispettivamente "il luogo Scuro", cioè l'oltretomba, e "il dio Scuro". In questa prospettiva è possibile un rapporto con il latino luror e luridus, di etimologia ignota.. Anche L. Bouke van der Meer accosta la radice a luror e luridus, richiamando l'espressione oraziana luridus Orcus..
Dal teonimo Colonna fa derivare il raro gentilizio latino Lurius e, per via toponomastica, Lorium sulla via Aurelia, in territorio già veiente..
Un'etimologia più antica, proposta da H. L. Stoltenberg nel 1957, collegava il tema al lessico della tomba e della cripta. Ingrid Krauskopf l'ha respinta osservando che quel significato non è documentato né suggerito in alcuno dei passi addotti a sostegno..
Le attestazioni Iscrizioni Il nome compare sulla tavola di piombo di Magliano, databile intorno al 450 a.C., sia all'assolutivo con funzione di epiteto divino, nella sequenza che van der Meer traduce "e il Mene, il Mar e il Lur", sia due volte al genitivo entro una locuzione al locativo, tins lursθ, "per Tin nel luogo di Lur", e θun lursθ, dove un primogenito è offerto nello stesso luogo agli antenati. Poiché i locativi in -θ sono preceduti da un genitivo, il nome originario della divinità doveva essere lur.; . Sulla stessa tavola figurano altre divinità di ambito infero, il che colloca Lur nella sfera funeraria e in relazione con il culto degli antenati..
Il genitivo lurus ricorre sulla lamina di piombo di Santa Marinella, di età arcaica.. Un vaso del V secolo dal sacello presso il ponte di San Giovenale reca l'iscrizione integrata come mi l[urs l]aruniθla, "io sono di Lurs, quello di Larun": il nome della divinità non si conserva e viene restituito per congettura..L'integrazione è comunemente accolta, ma la voce corrispondente della Wikipedia in lingua inglese la presenta come lettura, il che non corrisponde allo stato del documento.
Due iscrizioni votive associano il nome a doni. Su un'arula bronzea da Vulci, località Poggio Olivastro, del IV o III secolo, Truphun Pethunus dedica a Lurmica; su una statuetta bronzea di adorante dell'Etruria meridionale, di età primo-ellenistica, Vel Matlnas dichiara di avere donato l'oggetto a Lurmita come cvera, cioè come dono sacro..
Al carattere funerario rimanda il disco che coronava un candelabro bronzeo, con l'iscrizione lurśl lrtla vatlmi faśte: poiché i candelabri provengono di norma da tombe, van der Meer vi legge una conferma della natura infera del dio.Sulla provenienza del candelabro le fonti divergono: van der Meer lo dice dell'Etruria meridionale, prodotto a Vulci o più probabilmente a Orvieto, mentre de Grummond lo indica come proveniente da Corchiano e conservato alla Rhode Island School of Design di Providence.
Il carattere oracolare emerge invece da una lamina bronzea di Perugia del III o II secolo, riconosciuta come una sors, cioè una sorte da estrarre, con la dedica a Lvrmita: è la tipologia stessa dell'oggetto a indicare la funzione mantica.
Al culto di Lur si riferiscono anche l'iscrizione su un piede di coppa bronzea rinvenuta in un'area sacra di Bolsena dove furono scavati due altari a Tinia, una scodella d'impasto dal sacello Alfa di Gravisca e, secondo alcuni, un'iscrizione da Spina.; .
Il liber linteus Nel liber linteus di Zagabria Lur figura fra le divinità minori, subordinate a quelle maggiori. Nella quinta colonna, righe 21-22, la sequenza cisum θesane uslanec mlaχe luri zeric è tradotta da van der Meer come la prescrizione di una triplice offerta, verosimilmente una libagione, all'alba e a mezzogiorno "per il bello Lur e Zer".. Il dativo mlaχe luri trova riscontro in due iscrizioni funerarie, una nella tomba Golini I di Settecamini presso Orvieto e una sul coperchio di un sarcofago da Musarna; l'epiteto mlaχ, "bello" o "buono", accompagna anche altre divinità infere come Vanth..
Lo specchio del Museo Puškin
Il solo documento figurato riferibile con qualche certezza a Lur è uno specchio bronzeo di metà IV secolo a.C., di officina vulcente, conservato al Museo Puškin di Mosca. Vi compaiono tre figure: al centro Tinia, riconoscibile dal fulmine; a sinistra un giovane seduto, nudo salvo un mantello, con la spada sguainata, accanto al quale è incisa la parola lur; a destra un secondo giovane rivolto verso Tinia..
Krauskopf descrive il personaggio come rivolto verso l'alto e intento a parlare a Tinia, e nella spada riconosce il carattere di divinità guerresca, ammettendo che si possa pensare a un dio della guerra o della morte ma precisando che nulla lo impone. Osserva inoltre che tutti gli altri specchi in passato riferiti a Lur sono privi di iscrizione onomastica e vi compaiono semplicemente giovani armati di spada, sicché non possono essere messi in relazione con il dio.
Nancy Thomson de Grummond, che ha riesaminato l'oggetto dopo una pulitura e sulla base di un nuovo disegno, ne dà una lettura diversa: vi riconosce la testa rovesciata all'indietro, la bocca aperta e i capelli scomposti tipici della condizione profetica, nel gesto di Tinia la sollecitazione di un responso, e in alto a sinistra, entro le nuvole, una testa che pronuncerebbe la profezia udita dal solo Lur..
La lettura stessa del nome è discussa: messa in dubbio da U. Fischer-Graf e nel Corpus Inscriptionum Etruscarum, è giudicata dubbia anche da Colonna, mentre Krauskopf la dà per riconoscibile e de Grummond la ritiene chiara dopo la pulitura.; ; .
Il Fegato di Piacenza La presenza di Lur sul Fegato di Piacenza è controversa. Colonna e D. F. Maras hanno proposto di restituire lvrsl al posto della sequenza lvsl che vi si legge due volte; van der Meer respinge esplicitamente l'integrazione, ritenendo che non vi sia ragione di operarla.; .
Cetamura del Chianti
A Cetamura del Chianti, nel comune di Gaiole in Chianti, un frammento di coppa a vernice nera rinvenuto nel 2006 nell'area di lavoro antistante la fornace reca il genitivo lurs. Il contesto, datato con sicurezza al III secolo a.C. dall'assenza di presigillata volterrana, ha restituito insieme a esso un secondo graffito con il nome della divinità Leinth..
Colonna interpreta i due graffiti come testimonianza dell'esistenza, nella Zona II del sito, di un luogo di culto di divinità infere, il cui deposito votivo sarebbe stato manomesso e disperso all'epoca della guerra annibalica o poco dopo, e riconduce allo stesso deposito alcune sigle già edite, fra cui la legatura lap, se sciolta in lapse, epiteto di Suri a Pyrgi..
De Grummond, che dirige lo scavo, collega al culto di Lur anche l'asta di ferro tagliata in pezzi rinvenuta in uno dei depositi votivi del santuario, riconducibile a un candelabro e quindi confrontabile con la dedica incisa sul candelabro bronzeo ricordato sopra..
Interpretazioni Sul carattere del dio le posizioni divergono. Colonna, pubblicando l'iscrizione di Cetamura, lo collega all'oscurità e al mondo inferiore.. D. F. Maras ne ha rilevato gli attributi guerreschi e oracolari.. Van der Meer, al termine dell'analisi delle occorrenze nel liber linteus e nelle iscrizioni, conclude che Lur è un dio dell'oltretomba con carattere insieme protettivo, guerresco e oracolare: il carattere protettivo gli deriva dagli epiteti Larta, accostabile al latino Lar, e Larunitha, e dalla posizione marginale che divinità come Laran e Maris occupano negli specchi etruschi a protezione degli dèi maggiori.. De Grummond insiste invece sulla dimensione profetica, ricavata soprattutto dallo specchio di Mosca..
Ricorrente in più letture è il rapporto con Tinia, che emerge dalla tavola di Magliano, dal contesto bolsenese dei due altari e dallo specchio di Mosca..
Sulla scorta dell'accostamento fra lo specchio e una serie di gemme etrusche del III secolo raffiguranti decapitazioni e smembramenti, nelle quali riconosce un contenuto mantico, de Grummond si è chiesta se il culto di Lur potesse comportare il sacrificio umano, richiamando il corpo decapitato rinvenuto sul fondo del pozzo presso il ponte di San Giovenale e la tibia umana trovata a Cetamura fra le ossa animali della fossa rituale. Precisa tuttavia che spingersi ad affermarlo sarebbe per ora eccessivo..
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Voci correlate Religione etrusca Liber linteus Leinth Suri (divinità) Tinia Cetamura del Chianti Fegato di Piacenza
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