Marina Centro (localmente identificata anche come la Marina) è la zona centrale e costiera, nonché un quartiere, di San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno. Il nucleo, sviluppatosi a partire dal 1615, costituisce il baricentro commerciale, amministrativo e relazionale della città e rappresenta, insieme al Paese Alto e a Porto d'Ascoli, una delle tre componenti storiche costitutive dell'odierno agglomerato cittadino.Il comparto pianeggiante del quartiere Marina costituisce il baricentro urbanistico, commerciale e moderno di San Benedetto del Tronto. Sotto il profilo storiografico, le origini del primo nucleo insediativo extramurario si compirono a partire dai primi anni del XVII secolo, in concomitanza con l'edificazione delle prime strutture civili e ricettive dislocate al di fuori della cinta fortificata del Paese Alto. Lo sviluppo edilizio si estese progressivamente lungo la pianura costiera che dal vecchio incasato d'altura si distendeva in direzione del litorale del mare Adriatico. L'evoluzione economica e sociale del rione rimase storicamente e organicamente vincolata allo sviluppo della pesca commerciale e alla strutturazione della marineria locale. La graduale transizione tecnica dalle antiche imbarcazioni a vela alle moderne flotte subì una svolta storica nel 1912, anno in cui venne varato e fatto salpare il San Marco, il primo peschereccio a motore d'Italia preposto alla pesca d'altura, evento che avviò la graduale trasformazione dello scalo in uno dei maggiori poli ittici nazionali.
Descrizione L'area pianeggiante del rione, estesasi a partire dal XVII secolo al di sotto delle strutture difensive del borgo antico del Paese Alto, si sviluppa longitudinalmente fino alla linea di spiaggia e al bacino portuale, ospitando i principali poli monumentali, civili e storici del comune: la Piazza Carlo Giorgini (comunemente nota come la Rotonda) piazza-giardino monumentale a pianta semicircolare disposta all'intersezione con il lungomare nord, caratterizzata al centro da una fontana monumentale e preposta a punto d'inizio dell'area pedonale urbana; Viale Secondo Moretti (localmente identificato come il corso), asse viario interamente pedonalizzato che accoglie i principali esercizi commerciali, storici caffè e una collezione permanente all'aperto di sculture d'arte contemporanea; la Cattedrale di Santa Maria della Marina situata in piazza Luciano Nardone, è il principale edificio religioso del quartiere e della diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, solennemente elevata al rango di basilica minore e legata ai culti della marineria locale; la Palazzina Azzurra edificio storico in stile razionalista inaugurato nel 1934 all'interno del comparto dei giardini pubblici primi-novecenteschi. Originariamente preposto a circolo cittadino e centro della vita ricreativa e musicale della marina nel secondo dopoguerra, l'immobile è adibito a galleria espositiva comunale per mostre d'arte e manifestazioni culturali e il Porto peschereccio' e molo sud infrastruttura demaniale e passeggiata panoramica banchinata. Il molo sud ospita l'itinerario del MAM - Museo d'Arte sul Mare, museo permanente all'aperto che raccoglie sculture monumentali ricavate direttamente sui blocchi di travertino della scogliera foranea e dipinti murali celebrativi della tradizione marittima sambenedettese. Sotto il profilo sociologico ed economico, il quartiere Marina conserva una spiccata vocazione commerciale e turistica, fungendo da baricentro per le attività di shopping, per la ristorazione e per l'intrattenimento serale della Riviera delle Palme, in virtù della sua contiguità con il comparto dei primi stabilimenti balneari d'epoca.
Il mandracchio
Il mandracchio (localmente identificato come lu mandràcchie) costituisce lo storico rione marinaro della città, baricentro insediativo della civiltà e delle tradizioni marittime sambenedettesi. L'area rappresenta il primo nucleo della Marina sviluppatosi al di fuori della cinta muraria del vecchio incasato del Paese Alto; sotto il profilo urbanistico, il comparto sorge in posizione pianeggiante, disposto parallelamente all'asse viario principale del centro moderno in direzione della zona del faro, del bacino portuale e del lungomare. In origine, il termine desunto dal gergo marittimo (derivato dal latino mandra, con il significato di "mandria") indicava uno specchio d'acqua o un'insenatura riparata preposta all'ormeggio delle imbarcazioni minori, al fine di non ostacolare la navigazione dei natanti d'alto mare; per estensione, la denominazione finì per identificare il fitto agglomerato urbano di modeste abitazioni che i pescatori edificarono ammucchiate l'una accanto all'altra. A partire dai primi anni del XVIII secolo in questo spazio, attraversato dall'odierna via Laberinto e dalle sue ramificazioni ortogonali dove i marinai usavano tirare in secca le barche, si concentrò il maggior numero di famiglie dedite alle attività della pesca. I vicoli stretti, orditi originariamente senza una pianificazione geometrica moderna, delinearono il primo nucleo insediativo costiero, storicamente noto anche come Pajarà (abitazioni costruite con paglia e fango). Sotto il profilo storiografico, nel corso del XIX secolo il rione fu interessato da eventi che ne condizionarono l'assetto demografico. Agli sconvolgimenti istituzionali dell'età franco-napoleonica si aggiunsero le incursioni dei pirati balcanici; il 4 giugno 1803 un'incursione corsara determinò la cattura di 90 marinai locali, seguita l'anno successivo dal sequestro di altri 40 pescatori. Nel biennio 1854-1855 il mandracchio fu colpito da una severa epidemia di colera, veicolata dai vettori marittimi di ritorno da scali infetti, che causò circa 400 vittime, registrando una successiva ondata di contagio nel 1886. Soltanto nella seconda metà dell'Ottocento, in concomitanza con le opere di bonifica e avanzamento della linea di costa, l'area assunse una fisionomia urbana stabile. In epoca contemporanea via Laberinto ospita un presepe artistico permanente ed è sede di manifestazioni, rassegne editoriali e rievocazioni storiche volte alla valorizzazione della cultura del mandracchio e delle antiche maestranze pescherecce e dei funai.
Le case basse marinare
Le cosiddette case basse marinare del rione mandracchio costituiscono il nucleo originario dell'edilizia popolare e operaia di San Benedetto del Tronto. Sviluppatesi a partire dal XVII secolo al di fuori della cinta muraria d'altura, queste unità abitative venivano edificate dai pescatori assemblando materiali poveri di provenienza locale.
I plessi edilizi si caratterizzano per alcune specifiche costruttive e logistiche: Impianto volumetrico monocellulare: le abitazioni si articolavano quasi esclusivamente sul solo piano terra o, in rari casi, su un unico livello superiore, presentando ambienti interni dalle dimensions estremamente contenute; Disposizione a schiera: gli stabili venivano costruiti addossati l'uno all'altro lungo i vicoli perpendicolari alla linea di costa, accorgimento urbanistico finalizzato a ottimizzare lo spazio disponibile e a proteggere gli ingressi dall'azione dei venti di bora e grecale; Doppio affaccio funzionale: le strutture presentavano un accesso principale sulla via d'ordinanza e un'apertura sussidiaria sul retro, preposta alla manutenzione e alla gestione delle attrezzature da pesca. Il piano terra assolveva alla duplice funzione di spazio domestico e deposito per le reti, le vele e il pescato.
Spazio comune condiviso con il Paese Alto, piazza Dante Alighieri e la borgata Trevisani al Ponterotto, l'area del mandracchio era il fulcro del lavoro manifatturiero delle retare, le donne dedite alla tessitura, alla fabbricazione e alla riparazione manuale delle reti da pesca. A memoria di tale rilevanza etno-antropologica, nel 1991 è stato inaugurato nel quartiere un monumento in bronzo eseguito dallo scultore offidano Aldo Sergiacomi. Su iniziativa di sodalizi d'archeologia industriale e storia locale, tra i quali il Circolo dei Sambenedettesi e lAssociazione Pescatori, sono stati promossi tavoli di tutela volti alla salvaguardia degli ultimi esemplari superstiti di case basse nel centro cittadino. L'obiettivo istituzionale mira alla musealizzazione diffusa delle strutture, integrandone il valore all'interno di un circuito ecomuseale della memoria che include il mercato ittico all'ingrosso e la Palazzina Azzurra.
Storia La prima testimonianza di una strutturata espansione fuori dalle mura medievali, in direzione del mare, risale al 1615 con la costruzione di una chiesetta dedicata alla Madonna della Marina, edificata in corrispondenza dell'attuale piazza Cesare Battisti nei pressi del vecchio palazzo municipale. Lo sviluppo demografico ed urbanistico del "Castro Sancti Benedicti" — denominato dal 1860 San Benedetto del Tronto tramite regio decreto — presenta dinamiche analoghe a quelle di molti altri centri costieri dell'Adriatico.
Fu proprio nel corso del XVIII secolo che la popolazione sambenedettese iniziò a uscire dal sovrappopolato quartiere Castello (l'attuale Paese Alto), occupando prima lo spazio di rispetto delle mura fortificate e in seguito scavalcandole per edificare verso i giardini sottostanti. L'espansione urbana proseguì longitudinalmente al di sotto della strada "Lauretana" (l'odierna strada statale 16 Adriatica), nell'area nota con il toponimo di "paiarà".
All'epoca il restante territorio litoraneo risultava ancora inabitabile a causa degli acquitrini formatisi nei secoli con il progressivo ritiro della costa, mentre la campagna circostante ospitava soltanto rare case coloniche. Successivamente, grazie alla progressiva conquista e bonifica delle terre costiere, buona parte dei circa 5 000 abitanti che costituivano la popolazione nel 1850 si era ormai trasferita nel quartiere Marina, ampliando la topografia urbana e portando il numero delle contrade da nove a dodici.
Furono soprattutto pescatori, calafati, sciabicotti, pescivendoli e facchini di marina a insediarsi stabilmente al di sotto della via Lauretana per ragioni di prossimità professionale. Il baricentro sociale, civile ed economico del paese si spostò così definitivamente al di fuori delle mura del vecchio castello, dove rimasero prevalentemente le botteghe di pochi artigiani, le residenze dei benestanti e i possidenti agricoli. I marinai residenti nel nucleo storico d'altura divennero un'eccezione, mentre la quasi totalità della marineria occupò l'area a ridosso delle mura orientali.
Monumenti e luoghi d'interesse
Cattedrale di Santa Maria della Marina
Eretta per iniziativa municipale nel corso del XIX secolo in onore della Madonna della Spiaggia, costituì la prima struttura religiosa edificata al di fuori delle mura del borgo antico del Paese Alto. La consacrazione solenne dell'edificio fu celebrata il 7 febbraio 1973, in concomitanza con la sua parziale elevazione a concattedrale. Sotto il profilo istituzionale, il 30 settembre 1986 la chiesa divenne la cattedrale ufficiale della diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, venendo infine insignita del titolo di basilica minore nel 2001.
Il sagrato d'ingresso è preceduto da una breve gradinata in marmo. I prospetti esterni sono caratterizzati da una facciata rettilinea e geometrica alla base, che si sviluppa in senso verticale verso la sommità; all'interno di una nicchia centrale è collocata una statua marmorea a grandezza naturale raffigurante la Madonna, scolpita in marmo di Carrara dal maestro Giuliano Pulcini. Nel 1986, in memoria del quarantesimo anniversario della scomparsa di monsignor Francesco Sciocchetti (avvenuta nel 1946), fu inaugurato un monumento commemorativo arricchito da un bassorilievo e da un dipinto recuperato da una preesistente cappella di Lourdes, opere eseguite dallo scultore offidano Aldo Sergiacomi.