Francesco da Picciano, al secolo Donato Dangelosanto (Picciano, 28 febbraio 1773 – Palermo, 25 maggio 1851), è stato un religioso italiano, laico professo dell'Ordine dei Frati Minori. Nelle fonti agiografiche è indicato anche come Francesco d'Abruzzo. Nel 1929 la Santa Sede introdusse formalmente la sua causa di beatificazione e canonizzazione.

Biografia

Origini e servizio militare Nacque a Picciano, in provincia di Teramo, il 28 febbraio 1773, figlio di Vespasiano Dangelosanto e Angela (Angelina) di Villa Cipresso. Al battesimo ricevette i nomi di Donato, Paolo, Mario e Antonio.

Arruolato nell'esercito, fu fatto prigioniero dalle truppe francesi e riuscì successivamente a fuggire, tornando in servizio. Con il proprio reggimento raggiunse Palermo, dove svolse il servizio di sacrestano nella cappella della caserma. Il suo confessore, il canonico Francesco Arì, ne favorì l'esonero dal servizio militare per consentirgli di intraprendere la vita religiosa, con il sostegno del principe di Campofranco.

Ingresso nell'Ordine francescano Secondo la documentazione degli Acta Apostolicae Sedis, entrò nella comunità francescana del Convento di San Giovanni Battista (Baida), a Palermo, il 7 maggio 1809. Una fonte agiografica successiva indica invece il 26 luglio 1809 come data della vestizione dell'abito francescano; le due date potrebbero riferirsi a fasi distinte del percorso di ammissione all'Ordine. Emise la professione religiosa il 29 luglio 1810.

Attività presso il convento di Baida Fu destinato all'assistenza degli ammalati nell'ospedale annesso al convento di Baida, dove prestò servizio per circa quarant'anni, occupandosi sia dell'assistenza materiale sia dell'accompagnamento spirituale dei malati.

Morte e sepoltura Morì a Palermo il 25 maggio 1851. È sepolto nella chiesa del convento di San Giovanni Battista di Baida, la cui presenza è documentata anche nella voce dedicata alla Chiesa di San Giovanni Battista (Baida).

Causa di beatificazione Dopo la morte fu avviato un processo canonico presso la Curia arcivescovile di Palermo, interrotto dopo 24 sessioni a causa della soppressione degli ordini religiosi. Nel 1909 il ministro provinciale Alfonso Padrenostro ottenne dall'arcivescovo di Palermo, cardinale Lualdi, l'autorizzazione a riprendere il processo, che si concluse dopo 58 sessioni; gli atti furono trasmessi alla Congregazione dei Riti.

Il 18 dicembre 1928 la Congregazione dei Riti espresse parere favorevole alla Commissio Introductionis Causae relativa al "Servo di Dio fra Francesco da Picciano". Il 9 gennaio 1929 papa Pio XI approvò la decisione, introducendo formalmente la causa presso la Santa Sede.

Non risulta, allo stato attuale della documentazione consultata, un successivo decreto pontificio sull'eroicità delle virtù; il titolo di "venerabile", talvolta attribuito alla figura in fonti divulgative e locali, non trova quindi conferma in un atto formale della Santa Sede posteriore al 1929.

Nomi nelle fonti Il nome utilizzato negli atti della Santa Sede è Francesco da Picciano. La tradizione agiografica locale, a partire dall'opera di Agostino Gioia del 1925, lo indica prevalentemente come Francesco d'Abruzzo. Al secolo era noto come Donato Dangelosanto.

Note

Bibliografia Francesco Parlati, Vita del servo di Dio fra Francesco d'Abruzzo O.F.M., laico professo del Convento di Badia, Palermo, 1918. Agostino Gioia OFM, La minoritica provincia di Val Mazara sotto il titolo dell'Immacolata Concezione, Palermo, 1925. Acta Apostolicae Sedis, vol. XXI, 1929.

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