Wāpuro (), a volte trascritto wa-puro, è un'abbreviazione per chiamare i sistemi di videoscrittura, derivata dal nome inglese word processor, che in giapponese è reso con . I wāpuro sono anzitutto i dispositivi elettronici interamente dedicati alla videoscrittura, molto diffusi per il giapponese dal 1978 fino a circa i primi anni 2000. Rivestirono particolare importanza in Giappone per via della complessità del sistema di scrittura giapponese, tanto che la nazione li commemora il 26 settembre con la "Giornata del wāpuro" (). Solo in seguito il termine è passato a indicare i software di videoscrittura per comuni personal computer, ormai diffusi come nel resto del mondo. Questa voce si riferisce al significato originario.

Storia La scrittura giapponese è molto complessa soprattutto quando si utilizzano le migliaia di caratteri kanji, di origine cinese, che rappresentano intere parole o concetti. Prima della videoscrittura esistevano già macchine da scrivere per il giapponese, ma sono di uso molto lento e complicato rispetto a quelle occidentali; ad esempio erano diffuse le macchine elettriche della Silver Reed, che richiedono una paziente selezione di ciascun kanji tra centinaia su una griglia, per poi attivarne la stampa..

Nel 1978 la Toshiba realizzò il primo sistema commercializzato per la videoscrittura giapponese, il JW-10, col quale si diffuse il termine wāpuro. La sua tastiera permette di inserire i caratteri fonetici hiragana e katakana, molto meno numerosi, e di convertirli negli svariati kanji con poche pressioni di tasti. Sebbene ingombrante e molto costoso, divenne subito un fenomeno... Il JW-10 è grande come una scrivania e costava 6,3 milioni di yen; per confronto, lo stipendio iniziale di un laureato era di circa 100.000 yen. La presentazione pubblica del JW-10 avvenne il 26 settembre 1978; in seguito, in onore di tale data, nella ricorrenza annuale del 26 settembre in Giappone è stata istituita la "Giornata del wāpuro" ().

Il primo wāpuro di largo consumo è invece il My OASYS della Fujitsu, uscito nel 1982, che era abbastanza piccolo ed economico da trovare diffusione anche in ambito domestico oltre che aziendale o istituzionale. Questo modello ha anche un sistema migliorato per la gestione dei caratteri e un'interfaccia utente più pratica. Fu il primo wāpuro a vendere più di un milione di unità e se ne poteva trovare almeno uno in gran parte degli uffici giapponesi.

Tra i molti altri modelli, uno dei più rappresentativi è il Lettermate8 dell'Oki Electric Industry (1984), che aprì la strada della portatilità, realizzando un wāpuro trasportabile, richiudibile come una valigetta da circa 10 kg (anche i computer all'epoca non erano veri e propri portatili). Un altro è il Rupo JW-P22 della Toshiba (1986), che rappresentò un vero portatile: compatto, leggero, dotato di schermo LCD di alta qualità e stampante integrata, con la possibilità di connettere un lettore di floppy disk esterno dove salvare i testi.

Uscì un'ampia varietà di modelli di wāpuro, ma generalmente avevano tutti alcune caratteristiche fondamentali.: Sebbene simili a personal computer, i wāpuro sono sistemi dedicati (special purpose) alla sola videoscrittura. Furono introdotti anche software di videoscrittura per computer generici, ma all'epoca i PC veri e propri erano più complicati da preparare e usare, inoltre dotarli del software poteva costare più di un wāpuro. Per l'uso non è necessario conoscere a memoria tutti i kanji: basta conoscere la parola da scrivere e digitarla con alfabeto hiragana o perfino rōmaji, poi il sistema ne gestisce la conversione in kanji. Il dizionario disponibile è tendenzialmente completo, con oltre 50.000 kanji, e il sistema aiuta a scegliere quello giusto. La qualità di stampa era ottima per l'epoca. La calligrafia giapponese è importante e difficile e il wāpuro doveva mettere la bella scrittura alla portata di tutti. I sistemi sono studiati per facilitare l'utilizzo a ogni fascia di utenza. Grazie a tali qualità i wāpuro si diffusero ovunque in Giappone, in abitazioni, uffici e scuole. Anche in Occidente, pur con la relativa semplicità dei sistemi di scrittura, furono realizzati dispositivi di videoscrittura dedicati, sotto forma di macchine da scrivere elettroniche con display, come il Philips VideoWRITER 250 e l'Olivetti ETV-250, ma erano meno avanzati di quelli giapponesi..

A ogni modo i personal computer non tardarono molto a raggiungere il livello dei wāpuro nella videoscrittura. Già dagli anni '90 divennero disponibili, a prezzi contenuti, computer portatili, stampanti di alta qualità, sistemi operativi di uso alla portata di tutti, e pacchetti software di videoscrittura intuitivi e più adattabili anche rispetto ai wāpuro di fascia alta. Prima degli anni 2000, i wāpuro come dispositivi hardware cominciarono il declino definitivo.

Ciò non toglie che nel 2016 la Sharp commercializzò il Pomera DM200, un wāpuro modernizzato, simile a un quaderno con tastiera pieghevole e schermo di carta elettronica. Riscosse molto successo nelle nicchie degli scrittori nostalgici e dei minimalisti.

Il termine wāpuro è ancora utilizzato in riferimento ai software di videoscrittura per personal computer (nome completo ), ma è stato riservato a lungo agli hardware dedicati. Quello era l'unico significato secondo la definizione di wāpuro nell'edizione 1998 del dizionario Kōjien (5° ed.), mentre nell'edizione 2008 (6° ed.) è stata introdotta una seconda parte della definizione che estende il significato ai software ("Inoltre, esistono software per personal computer con funzionalità simili").

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

Categoria:Scrittura giapponese Categoria:Software per la videoscrittura Categoria:Espressioni comuni della lingua giapponese