Biografia Quarta figlia, nacque quando il padre Pietro (1852 - 1933) aveva 68 anni. Nato in famiglia contadina, a Villabruna di Feltre, era emigrato dapprima in Francia e poi in Argentina tra i coloni allevatori di bestiame delle grandi praterie del Chubut, dove rimase per vent'anni, divenendo proprietario di numerosi capi di bestiame. Ritornato in patria nel 1908, sposò la cugina Stella Perera (1881 - 1961) di 27 anni. Acquistò alcuni terreni di montagna e la segheria idraulica di Pedavena, con annessa la casa di abitazione, inserendosi nella piccola borghesia locale. Assunse un contabile, Valentino, di fede socialista, che Cesarina, di nove anni, vide prelevare da una decina di camicie nere, ricordando come da quella spedizione punitiva tornò malconcio ma saldo nella sua fede. Completata la scuola elementare, i genitori furono sollecitati dall'insegnante a farle proseguire gli studi ma, poiché le sorelle avevano preferito andare a lavorare, il padre, per un suo codice di uguaglianza, la indusse ad adeguarsi a quella consuetudine di famiglia e venne mandata a Feltre a imparare il mestiere di magliaia. Alla morte del padre aveva tredici anni e la madre prese saldamente in mano l’attività della segheria e il commercio del legname. Dopo un'esperienza come assistente presso la Colonia Alpina San Marco di Norcen di Pedavena, che raccoglieva una schiera di bambini bisognosi del contado di Venezia, sentendosi chiamare "signorina maestra", a diciotto anni decise di riprendere gli studi, per poi sostenere gli esami di maturità magistrale a giugno del 1943 a Padova. Nello stesso anno ricevette l'incarico di supplenza presso la Colonia Alpina San Marco, dove il percorso da casa alla scuola era battuto da partigiani e squadre fasciste, con il pericolo di essere coinvolta in scontri o esporre a rappresaglie una famiglia sfollata dopo il bombardamento di Treviso e ospitata dalla madre. Nel 1944 fu supplente a Sovramonte e successivamente a Lamon e nelle frazioni di Feltre, che raggiungeva a piedi o in bicicletta fino al 1950 quando acquistò una Vespa. Nel 1948 vinse il concorso magistrale e Insegnò fino al 1981, ricoprendo numerosi incarichi come insegnante fiduciaria e direttrice vicaria all'interno dell'organizzazione scolastica.

Con il coniuge maestro Giuseppe Cors (1917 - 2007), insegnante e scrittore, che sposò nel 1951, condivise attività lavorative e impegno nella politica, nel sociale e nel volontariato.

La politica e gli incarichi amministrativi Era ancora adolescente quando, partecipando ai corsi di formazione sociale organizzati dall'Azione Cattolica, scoprì il concetto di comunità e del rapportarsi dell'individuo verso la collettività. Nel suo particolare percorso scolastico, uno degli insegnanti era stato don Giulio Gaio, che, girando in moto per le parrocchie a ravvivare i valori autentici delle prime esperienze di delegate delle associazioni di Azione Cattolica, spronava a “portare fuori dalle aule di catechismo le ragioni della fede, per investirle nella cultura e nella dialettica dell’educazione civica e politica della nostra gente”. Con lezioni settimanali e con prove scritte e orali, don Giulio Gaio le preparò “con sperimentazioni specifiche riferite all’arte di argomentare e condurre una discussione in modo oggettivo e critico”, alla vita pubblica e alla democrazia. “Il passaggio alla militanza politica locale fu un passo breve”.

Notevole fu l'impegno civico e amministrativo a livello comunale e sovracomunale. Aderì alla Democrazia Cristiana e nel 1948, anno delle prime elezioni politiche dopo la guerra, durante la campagna elettorale, girò i paesi del feltrino tenendo comizi e dibattiti anche senza essere candidata, “per entusiasmo, convinzione, appartenenza, profonda motivazione etica e politica in una giovane ancora lontana dall'agone e dalla carriera”.

Nel 1975 partecipò alle elezioni comunali nella lista della Democrazia Cristiana e, in una staffetta con il marito che dopo tre legislature lasciava la politica attiva, fu eletta consigliera comunale e capogruppo di minoranza a Pedavena, incarico che svolse per un decennio, sempre attenta nel confronto programmatico alla concretezza economica e strutturale del paese.

In entrambe le tornate amministrative pedavenesi, venne eletta anche a rappresentare il gruppo consiliare di minoranza nel più ampio agone politico della Comunità Montana Feltrina (CMF) dove, nella costituzione della giunta esecutiva, le venne affidato il ruolo di assessore alla cultura e ai servizi socio-sanitari. Nel 1978 divenne presidente del primo consorzio socio-sanitario di Feltre, un organismo comprensoriale che prefigurò la riforma che condusse al Servizio sanitario nazionale e che nel 1980 divenne una delle Unità locali istituite dalla Regione Veneto. Divenne l'interlocutrice e la referente per l'avvio nel territorio feltrino di un sistema innovativo integrato di servizi sanitari e sociali: furono fondati i consultori familiari, i servizi per l'età evolutiva, i servizi di assistenza domiciliare ad anziani e disabili, il processo di superamento dell'ospedale psichiatrico con la casa ospiti, le comunità terapeutiche e le comunità alloggio per tossicodipendenti e per ex degenti manicomiali e inoltre i centri diurni per disabili. Interagendo con gli organi collegiali dei comuni del feltrino ebbe modo di conoscere altri amministratori con i quali mettere in pratica la politica di assetto territoriale.

Nel 1985 divenne sindaca di Pedavena. Lasciò l'incarico nella Comunità Montana Feltrina, dove in pochi anni aveva saputo fondare numerose attività grazie alla “sua capacità di ascoltare i tecnici e i professionisti, di dare loro fiducia, di dare corpo alle loro aspirazioni, di essere interlocutrice politica delle loro proposte, attenta, autorevole, avveduta e determinata presso i colleghi del comitato, spesso ma non sempre altrettanto sensibili, di saper interpretare le nuove e complesse strategie, con fiducia, ottimismo, senza sospetto, senza strumentalizzazione, senza complessi di superiorità o di inferiorità”. Nel 1990 concluse il suo mandato di sindaca con la realizzazione del complesso scolastico che accoglie le scuole dell'infanzia e primaria, che volle intitolare ad Anna Rech, e la piscina. Durante il suo mandato, seguì il lungo iter progettuale di ristrutturazione del complesso residenziale che era stato il seminario ginnasiale dei Padri Conventuali di Padova, che portò nel 1989 all'apertura della casa di riposo Padre Kolbe.

Impegno civico, sociale e volontariato Svolse un costante impegno nell'Azione Cattolica a cui aderì nel 1942, occupandosi di problemi di apostolato con gli infermieri dell'ospedale e del sanatorio di Feltre e con i maestri elementari come vice presidente del Movimento Maestri dal 1949 al 1982. Fu presidente diocesana delle donne di Azione Cattolica dal 1955 al 1976.

Nel 1946, il primo germe del suo impegno nel campo dell'assistenza ai minori si concretizzò quando la Pontificia Opera di Assistenza (POA) di Feltre ottenne la concessione di un appezzamento di terreno all’interno della riserva naturale del Vincheto di Celarda, da adibire a colonia di vacanza fluviale a carattere diurno, completa di mensa, per centinaia di bambini feltrini che venivano portati sul posto con pullman e trascorrevano la giornata in attività di formazione e di benessere fisico. L'attività delle colonie estive si sviluppò successivamente oltre che con la POA anche con il Centro Italiano Femminile (CIF), di cui fu presidente circondariale dal 1946 al 1990. Impegnata come volontaria nella direzione del personale delle colonie estive attivate dall'Opera Diocesana di Assistenza (ODA), fu denominata "la signora ispettrice" che sceglieva, formava e vigilava su centinaia di direttori, economi e assistenti che nel corso di decenni frequentarono le colonie montane di Col Melon e Passo Cereda e quelle estive di Treporti e Ca’ Savio e dal 1962 al Cavallino con una propria struttura.

Il CIF “aveva per fine non solo l’ideale dell’uguaglianza sociale della donna con l’uomo ma soprattutto l’aspirazione di promuovere ed accompagnare le donne nel processo di una loro più ampia e libera partecipazione alle responsabilità sociali organizzate” e per promuovere questo “nuovo femminismo” si impegnò in numerosi incontri con le donne del territorio.

Fu volontaria nel mondo degli anziani non autosufficienti con l'associazione Padre Massimiliano Kolbe presso l'omonima Casa di Riposo di Pedavena. Nei primi anni novanta ai dipendenti furono affiancati volontari, una cinquantina, organizzati in una associazione riconosciuta giuridicamente e preparati con corsi di qualificazione, per attività di stimolo, di animazione e di sostegno all'organizzazione del tempo libero, volte a evitare fenomeni di marginalizzazione degli ospiti. Cesarina Perera fu presidente dell'associazione dalla fondazione nel 1991 al 2002.

Scritti Cesarina Perera e Giuseppe Corso, In due è meglio, Rasai di Seren del Grappa, Edizioni DBS, agosto 2006, VIA0156575. Riconoscimenti

1976: Medaglia d’oro “Pro Ecclesia et Pontifice” concessa da papa Paolo VI. 16 giugno 1982: Diploma di benemerenza di seconda classe per l'istruzione elementare e materna. 6 giugno 1999: Premio Ss. Vittore e Corona dalla Famiglia Feltrina. 2000: Mario Gardelin, docente dell'Università di Caxias do Sul in Brasile, le dedicò un libro con cinquanta poesie in perfetti endecasillabi che raccontano la storia di Ana Rech, emigrante partita vedova da Pedavena con i suoi sette figli a fine ottocento per il Brasile e stabilitasi nella regione di Caxias do Sul (Rio Grande do Sul), dove il suo insediamento diede origine al distretto Ana Rech.

Note

Bibliografia Cesarina Perera e Giuseppe Corso, In due è meglio, Rasai di Seren del Grappa, Edizioni DBS, agosto 2006, VIA0156575.