Biografia Le notizie sulla sua vita sono frammentarie e non sono note con certezza le date della sua nascita e della sua morte. Appartenente alla famiglia patrizia genovese degli Spinola, era figlio di Domenico ed era conosciuto con il soprannome di «il Moro».

Olivieri lo ricorda nel 1477 tra i membri dell'Ufficio di Banchi. Nel 1483 fu eletto anziano della Repubblica e nel 1487 fece parte dei deputati incaricati di assoldare uomini per la guerra.

Battaglia di Rapallo Nel corso della Prima guerra italiana, Genova si trovava sotto la signoria di Ludovico Sforza. Dopo avere inizialmente favorito la discesa in Italia di Carlo VIII di Francia, nel 1495 il duca di Milano aderì alla lega antifrancese.

Nel 1495 Francesco Spinola assunse l'alto comando della squadra navale genovese inviata contro la flotta francese ancorata davanti a Rapallo. Secondo la ricostruzione tradizionale, la squadra genovese era costituita da otto galee, due saettie e una caracca; due delle navi erano comandate da Bricio, detto anche Fabrizio, Giustiniani.

La flotta francese, comandata da Luigi de Miolans, era composta da sette galee, due fuste, un brigantino e due galeoni. La squadra genovese seguì le navi avversarie fino alla rada di Rapallo, dove i francesi contavano sull'appoggio del presidio presente nel borgo.

Durante la notte Gian Ludovico Fieschi e Giovanni Adorno trasportarono a Rapallo un contingente di soldati, che sopraffece il presidio francese e occupò le posizioni lungo la costa. Prima dell'alba la squadra di Francesco Spinola entrò nel golfo e attaccò con le artiglierie le navi francesi, che furono successivamente assaltate dalle unità genovesi.

Lo scontro si concluse con la cattura o la distruzione delle imbarcazioni francesi, la resa di de Miolans e la liberazione di Rapallo. La vittoria è ricordata anche da Francesco Guicciardini, secondo il quale le forze genovesi catturarono la flotta e fecero prigioniero il suo comandante.

La biografia di Bricio Giustiniani pubblicata nel Dizionario biografico degli italiani conferma che questi operò sotto l'alto comando di Francesco Spinola e partecipò alle operazioni contro le navi francesi, facendo anche diversi prigionieri.

Olivieri ricorda Francesco Spinola come «capitano di otto galee» e vincitore a Rapallo contro i francesi.

La perdita della squadra navale privò Carlo VIII di una parte importante del sostegno logistico necessario al trasporto delle artiglierie e contribuì a rendere più difficile la ritirata dell'esercito francese dall'Italia.

La preda bellica e le porte bronzee di Castel Nuovo Sulle navi francesi catturate si trovava un ingente bottino proveniente dal Regno di Napoli, che Carlo VIII intendeva trasportare in Francia. Il cronista veneziano Marin Sanudo il Giovane riferisce che furono recuperati circa trecento pezzi d'artiglieria, quattrocento botti di polvere da sparo e numerose ricchezze, oltre a circa duecento donne e venti monache condotte via dai francesi.

Tra le opere sottratte a Napoli vi erano le monumentali porte bronzee di Castel Nuovo, conosciuto anche come Maschio Angioino. Le porte erano state commissionate intorno al 1475 da Ferdinando I d'Aragona allo scultore Guglielmo Monaco per celebrare le vittorie aragonesi sugli Angioini e sui baroni ribelli.

Una lettera inviata il 15 aprile 1495 al marchese di Mantova attestava che Carlo VIII aveva fatto smontare e caricare le due porte per condurle fuori dal Regno. Anche i cronisti Domenico Malipiero e Marin Sanudo ricordano la loro presenza nel bottino francese destinato a essere trasportato in Francia.

Dopo la cattura della flotta, le porte entrarono nella disponibilità dei genovesi. Secondo una ricostruzione tradizionale, durante lo scontro erano state sistemate sulle navi francesi e utilizzate come protezione; alcuni colpi d'artiglieria avrebbero quindi prodotto le perforazioni e le deformazioni ancora visibili sui battenti.

Una palla di cannone, del diametro di circa dodici centimetri, rimase conficcata nella parte interna di uno dei pannelli. L'origine di questi danni non è tuttavia considerata del tutto certa, essendo state avanzate anche altre ipotesi sulla provenienza del proiettile.

Le porte furono successivamente restituite agli Aragonesi e ricollocate a Castel Nuovo. È stato ipotizzato che fossero riportate a Napoli dalle grandi navi genovesi Galiana e Camilla, inviate nel novembre 1495 in aiuto di Ferdinando II di Napoli durante l'assedio dell'ultimo presidio francese nel castello.

La preda ottenuta dai genovesi fu valutata dai cronisti in oltre centomila ducati. Secondo Uberto Foglietta, essa arricchì soldati, marinai e comandanti.

Benatti, richiamando la testimonianza del Foglietta, riferisce che a Francesco Spinola toccarono «quasi tutte le ricchissime spoglie napoletane destinate ad andare in Francia».

Attività pubblica e beneficenza Nel 1497 Francesco Spinola fu uno dei protettori dell'Ospedale di Pammatone, una delle principali istituzioni assistenziali della Genova medievale.

Olivieri riferisce inoltre che Spinola lasciò un legato alla cappella di San Giovanni Battista, ricordato da un'iscrizione, e che finanziò la realizzazione di una vetrata per la chiesa della Santissima Annunziata di Portoria.

Secondo gli annali di Agostino Giustiniani, Spinola impiegò parte dei proventi della preda conquistata ai francesi per finanziare i lavori della chiesa dell'Annunziata di Portoria, contribuendo in particolare alla realizzazione della grande vetrata.

Note

Bibliografia

Voci correlate Spinola Repubblica di Genova Battaglia di Rapallo (1495) Prima guerra italiana Fabrizio Giustiniani Castel Nuovo

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