Il Parco scientifico tecnologico Polaris è un complesso architettonico destinato alla ricerca scientifica e al trasferimento tecnologico situato nel territorio di Pula, in località Piscinamanna, nella Sardegna meridionale. Progettato nell'ambito di Gregotti Associati da Vittorio Gregotti, Augusto Cagnardi, Pierluigi Cerri e Michele Reginaldi per il Consorzio Ventuno, fu sviluppato a partire dal 1993 e realizzato nel suo primo nucleo tra il 1999 e il 2003. Il complesso costituì la sede centrale del Parco scientifico e tecnologico della Sardegna. Tra la fine del 2006 e l'inizio del 2007 la denominazione Polaris cessò di essere utilizzata nella comunicazione istituzionale, mentre il parco rimase gestito dall'ente regionale che assunse il nome di Sardegna Ricerche.

Storia

Il Parco scientifico e tecnologico della Sardegna nacque nell'ambito delle politiche regionali rivolte alla ricerca, all'innovazione e al trasferimento tecnologico. Il soggetto promotore del polo di Pula fu il Consorzio Ventuno, istituito dalla Regione Autonoma della Sardegna nel 1985 e attivo dalla fine degli anni Ottanta. La realizzazione del parco fu sostenuta dalla Regione e da finanziamenti dell'Unione europea.

Il progetto della sede centrale di Pula fu avviato nel 1993. La fase progettuale si sviluppò fino al 1998, mentre l'esecuzione del primo nucleo ebbe luogo tra il 1999 e il 2003. Nel luglio 2003 fu inaugurata la sede di Pula, allora costituita da cinque edifici destinati ad attività di ricerca, laboratori, servizi e spazi comuni.

Negli anni successivi il complesso continuò a svilupparsi per fasi. La documentazione tecnica di Sardegna Ricerche descrive dal 2014 la sede di Pula come un campus composto da sei edifici, configurazione mantenuta anche nella presentazione istituzionale attuale.

Alla fine del 2006 il Consorzio Ventuno avviò il cambiamento della propria denominazione, assumendo dal gennaio 2007 il nome di Sardegna Ricerche. Nello stesso passaggio venne abbandonato anche l'uso istituzionale del nome Polaris, che aveva identificato il parco e in particolare il polo di Pula senza corrispondere a un soggetto giuridico autonomo.

Architettura

Il complesso sorge in un'area di circa 160 ettari inserita nel paesaggio boschivo dell'entroterra di Pula, ai margini del massiccio del Sulcis. L'impianto è caratterizzato dalla limitata occupazione del suolo: gli edifici e le opere di urbanizzazione interessano una parte ridotta dell'area complessiva, mentre la vegetazione e l'andamento naturale del terreno costituiscono elementi strutturanti del progetto.

La disposizione degli edifici segue la topografia e si organizza lungo un sistema di percorsi ad anello. La viabilità carrabile occupa le quote inferiori, mentre i collegamenti pedonali si sviluppano anche alle quote superiori e all'interno delle aree alberate. Il sistema distributivo mette così in relazione i diversi nuclei costruiti attraverso i percorsi carrabili e pedonali.

I padiglioni derivano dalla variazione di un medesimo principio compositivo. Le configurazioni rettangolari e triangolari si combinano con corti interne, gradonamenti e variazioni di quota determinate dalla pendenza del terreno. I singoli edifici presentano differenti conformazioni in relazione all'andamento del terreno.

Le strutture sono prevalentemente in cemento armato. Nei basamenti e nelle testate è impiegato il granito, mentre nei tamponamenti sono utilizzati listoni di legno fissi o orientabili. Le facciate comprendono pannelli in graniglia di granito; elementi aggettanti e tettoie contribuiscono alla protezione delle aperture dall'irraggiamento solare.

Uso e sviluppo del campus

Il polo di Pula fu concepito come infrastruttura per attività di ricerca, sviluppo tecnologico e trasferimento dei risultati della ricerca verso il sistema produttivo. Gli edifici accolsero laboratori dedicati alle tecnologie dell'informazione, alle biotecnologie e alle scienze biomediche, insieme a uffici, servizi comuni, spazi per la formazione, sale per conferenze e strutture di supporto.

La sede di Pula continua a costituire il principale polo del Parco scientifico e tecnologico della Sardegna. Il sistema regionale si è successivamente articolato in più sedi e comprende attualmente, oltre a Pula, i poli di Macchiareddu-Uta, Alghero e Torregrande-Oristano. Nel campus di Pula hanno sede Sardegna Ricerche e strutture di ricerca tra cui il CRS4.

Fortuna critica

Il progetto entrò nella pubblicistica architettonica già durante la fase di elaborazione. Nel 1995 fu incluso nella monografia dedicata a Gregotti Associati curata da Joseph Rykwert, prima del completamento del complesso.

In occasione dell'inaugurazione del 2003 Sergio Pace dedicò a Polaris un articolo su Il Giornale dell'Architettura, intitolato La natura interpretata. Nello stesso periodo Augusto Cagnardi pubblicò testi sul rapporto tra natura, progetto e insediamento e nel 2004 presentò il complesso sulla rivista Abitare. Nel 2006 Gregotti Associati e Consorzio Ventuno raccolsero la documentazione del progetto in una monografia specifica.

Negli anni successivi Polaris fu inserito in ricognizioni più ampie sull'architettura contemporanea. Marco Lucchini lo trattò nel volume L'identità molteplice. Architettura contemporanea in Sardegna dal 1930 al 2008, pubblicato nel 2009, e nel 2010 il complesso comparve nel numero di Ottagono dedicato alla Sardegna. Nel 2013 Stefano Puddu gli dedicò il saggio Il migliore progetto possibile? Polaris. Il Parco Scientifico e Tecnologico della Sardegna, pubblicato negli atti di una giornata di studio dell'Università di Cagliari.

La successiva ricezione istituzionale dell'opera è documentata da due ricognizioni nazionali del Ministero della cultura. Il Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi seleziona e scheda edifici e aree urbane ritenuti significativi per la storia dell'architettura contemporanea italiana attraverso una metodologia nazionale basata su sette criteri di qualità, relativi alla fortuna bibliografica e critica dell'opera, alla sua rilevanza storico-architettonica, all'innovazione tipologica, funzionale, materiale e tecnologica, al rilievo dell'autore e al valore dell'opera nel contesto urbano. Alla consultazione del 28 agosto 2026 la banca dati comprende 5.167 architetture, 166 delle quali associate a tutti e sette i criteri. Polaris è classificato nella tipologia «Centri di ricerca», che comprende 49 opere; una sola di queste soddisfa tutti e sette i criteri, e si tratta dello stesso complesso di Polaris.

Successivamente, l'Atlante dell'architettura contemporanea dedica a Polaris una scheda autonoma nell'ambito delle «Nuove architetture per la nuova società», offrendo una lettura sintetica del progetto, della sua realizzazione e del rapporto tra il complesso architettonico e il contesto paesaggistico.

Note

Bibliografia

Voci correlate

Vittorio Gregotti Pierluigi Cerri Pula CRS4 Parco scientifico Parco tecnologico

Collegamenti esterni

Categoria:Parchi scientifici tecnologici Categoria:Architetture di Vittorio Gregotti